Scenari

Se pensi che Black Mirror sia il futuro ti sbagli, è il presente

La celebre serie Black Mirror ci mostra perché la tecnologia più pericolosa di tutte è sempre l'uomo

Qualunque appassionato di Black Mirror avrà ormai finito di gustarsi la nuova stagione, e avrà terminato ogni puntata con quella sensazione del tutto peculiare che solo questa serie sa lasciare: un misto di angoscia e consapevolezza, di repulsione e attrazione verso queste tecnologie così lontane, eppure che sembrano così vicine, di cui quel sadico di Charlie Brooker ci mostra il lato più oscuro.

Ebbene, dispiace deluderti, ma se ti sei consolato al pensiero che, in fondo, è pur sempre una serie di fantascienza, basata su tecnologie ancora molto lontane dal coinvolgervi, ti sei sbagliato di grosso.

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Perché il futuro è già qui

Sicuramente non vi sarà sfuggito il sottile senso di angoscia che episodi come il quarto della nuova stagione, Hang the Deejay, dove le relazioni di coppia sono interamente decise da un’intelligenza artificiale, trasmettono: chi non si è chiesto dove finiremo con il proliferare di siti e app di incontri? Ci vuole solo un po’ di fantasia, perché la tecnologia non solo è già disponibile, ma è anche pervasiva nelle nostre vite.

Sono più che altro le conseguenze sulle nostre scelte di vita che quelle tecnologie ci portano ad affrontare, come nel caso del protagonista dell’episodio Zitto E Balla: se il nostro computer venisse hackerato e dei malintenzionati riuscissero a registrare, tramite la videocamera, qualche azione molto imbarazzante, fin dove saremmo disposti a spingerci per impedirgli di diffonderla?  È questa la sottile domanda che un episodio del genere ci metteva davanti: “visto che capita di continuo, dato che potrebbero starti guardando in questo preciso momento…tu cosa faresti?.

Alla ricerca del limite

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O ancora, nella nostra ricerca continua di superare il limite? È quello che accade al protagonista di Giochi Pericolosi, che non fa altro che farsi impiantare quello che sarebbe un visore di Realtà Aumentata nel cervello, per provare un videogioco davvero…realistico. Le biotecnologie diventano ogni giorno più avanzate, e per i neuroscienziati è già possibile creare un’interfaccia cervello-macchina che incorpori la Realtà Virtuale. Per ora si parla di ambito medico, ma se fosse disponibile un videogioco basato su questo concetto, lo proveresti?

La questione che si pone è sempre la stessa: dov’è il limite? È davvero un miglioramento delle nostre vite, o è solo l’ingresso di un enorme circolo vizioso, in cui a maggiore controllo equivale maggiore probabilità di errore?

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È quello che si saranno chiesti tutti i genitori che hanno visto la quarta stagione di Black Mirror, guardando l’episodio Arkangel: l’idea di un sistema di monitoraggio dei figli che si impianti sotto pelle e che permetta ai genitori di vedere in tempo reale ciò che vede il bambino, è sì inquietante, ma anche interessantissima.

Chi non vorrebbe avere un tale livello di sicurezza per i propri pargoli? Ma a questo punto, quanti genitori sarebbero in grado di rispettare il limite? Non sono neanche certa che i genitori che hanno deciso, nel mondo reale, di affidarsi ad AngelSense, non si siano posti la stessa domanda, visto che questo dispositivo per “bambini speciali” permette addirittura di avere accesso alla registrazione audio in tempo reale di ciò che il figlio sente.

Valutazioni online e vita reale

Oppure si tratta di esplorare cosa accadrebbe se le tecnologie che utilizziamo quotidianamente come individui diventassero la base delle nostre azioni sociali. È quello che ci mostra un episodio come Caduta Libera, in cui l’intera esistenza dei protagonisti è dettata dal loro punteggio di popolarità sui social network: tutto dipende da un numero di stelline, come quelle dei ristoranti su TripAdvisor.

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La tecnologia c’è già tutta, non trovate? “Certo, ma dipende dalle scelte che si fanno a livello di società. Noi siamo ben lontani da raggiungere un punto del genere“, potreste rispondermi. Ma ne siete sicuri? In fondo, gli influencer non hanno oggi forse tutti i vantaggi che un “4.8” potrebbe avere?

Se poi volete un esempio davvero inquietante, provate a pensare agli autisti di Uber: la loro foto, il loro nome e il loro punteggio appare sul nostro smartphone nel momento stesso in cui prenotiamo, e non è raro essere pregati di lasciare il massimo di stelle, perché da questo dipende la loro capacità di lavorare stessa.

Mancano solo le lenti a contatto che ci permettano di vedere il punteggio in tempo reale (ma non sentitevi così al sicuro qui, continuate a leggere). Se volete provarne l’ebbrezza sul vostro schermo, intanto, potete farlo su questo sito (con tanto di inquietante musichetta… brrrr!).

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“Questo non succederà mai”

Alcuni episodi, ammettiamolo, ci intrattengono molto ma rimangono abbastanza distanti dalla nostra coscienza, perché ci sembrano totalmente fantascientifici. È il caso di episodi come Gli Uomini e Il Fuoco, dove ad un soldato viene impiantato un chip, che sostituisce le immagini reali delle sue vittime con immagini di mostri dal volto tumefatto, come se si trattasse di un sofisticato filtro di Snapchat in tempo reale.

Fantascienza pura, no? Non credo. Basta pensare che esiste già un impianto in grado di legarsi alla retina per amplificare la vista di persone con problemi visivi.

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Anche Torna Da Me, in cui la protagonista, pur di non perdere il suo compagno morto, continua a parlare con lui grazie ad un software che ne clona i comportamenti, sembra lontanissimo da noi. Ma non lo è, e ce lo dimostra l’ingegnere russo Eugenia Kuyda: non ha fatto altro che creare un chatbot che acquisisse le sue conoscenze dalle attività online di un amico che era decedutoRoman Mazurenko, utilizzandole come database. Et voilà! Da questo riuscito esperimento è nata un’applicazione per iOS e Android, che permette a chiunque di chattare e fare amicizia con un’intelligenza artificiale.

La tecnologia è uno specchio nero

Insomma, la tecnologia protagonista di Black Mirror è già disponibile ampiamente nelle nostre vite. Forse è proprio questo il segreto del successo di questa serie: ci mostra appunto, uno specchio nero: possiamo guardarci dentro e vedere esattamente lo stato attuale delle cose, se solo lasciassimo la nostra parte più oscura prendere possesso delle tecnologie disponibili.

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Sarà per questo che la puntata a mio parere più riuscita è Odio Universale: l’aspetto più controverso dell’episodio non è la possibilità di creare droni piccoli quanto un’ape, cosa a cui siamo effettivamente molto vicini. O che questi possano essere hackerati, che è semplicemente una conseguenza logica. L’aspetto davvero terrificante è la cattiveria umana, che la tecnologia e i social network ci permettono di esprimere liberamente.

Così, sembra terribilmente realistico che con un hashtag come #DeathTo si possa scatenare il putiferio in rete, e le peggiori pulsioni umane possano scatenarsi. La tecnologia più pericolosa di tutte è l’uomo.