Vasco vs Nonciclopedia: tutta colpa di Alfredo! [DIRITTI DIGITALI]

Nessuna celebrazione pubblica, questa volta, nè alcuna utilità dalla laurea ‘honoris causa’ in Scienze della Comunicazione. Possiamo solo  immaginare quale giornata campale deve essere stata la giornata di ieri in quel di Zocca in seguito alla diffusione delle notizie che hanno visto coinvolto il cantante ed il sito Nonciclopedia.

Breve riassunto per coloro (pochi) che non ne fossero ancora a conoscenza: Nonciclopedia – enciclopedia online nata come parodia di Wikipedia –  ha deciso di sospendere il proprio servizio a tempo indeterminato.

Tutto, sembrerebbe, per colpa di Vasco Rossi, almeno a sentire gli amministratori del sito ed a leggere l’ironico comunicato che da ieri mattina fa mostra di sè nella home page del sito:

Attenzione: questo non è uno scherzo!
Nonciclopedia sciopera a tempo indeterminato per colpa di quelle persone che si prendono troppo sul serio.
Un sentito ringraziamento a VASCO ROSSI e il suoi avvolt… avvocati.

Cosa è accaduto è presto detto: come raccontato, nella tipica scrittura dell’enciclopedia satirica, dagli amministratori del sito in una pagina interna, Vasco Rossi, per il tramite del suo legale, avrebbe sporto querela per diffamazione nei confronti del sito Nonciclopedia. La querela seguirebbe una richiesta di rimozione della pagina  – ritenuta appunto diffamatoria – dedicata al cantante e presente sul sito. Richiesta che sarebbe stata riscontrata dagli amministratori, con conseguente offerta di rimozione dei contenuti, ma, inspiegabilmente, ignorata dal legale di Vasco, che avrebbe deciso di proseguire nell’azione intrapresa.

La successiva attività di indagine da parte dalla Polizia Postale, che a più riprese avrebbe contattato e convocato gli amministratori del sito per chiarimenti sul suo funzionamento, ha fatto il resto: il timore di possibili conseguenze giudiziarie ha convinto gli amministratori a sospendere il servizio. Senza sponsor e finanziamenti, come dagli stessi spiegato, la scelta era quasi obbligata.

Il quasi è d’obbligo, dal momento che la reazione – sospensione dell’intero servizio – appare forse eccessiva rispetto ad una singola richiesta di rimozione.

Come ormai accade ogni volta che si entra nel perimetro della libertà di espressione, il web si è scatenato, in una vera e propria rivolta conto il cantante. Obbligatorio, pertanto, fare un po’ di chierezza:  nel pomeriggio di ieri sono stati diffusi due comunicati, uno a firma di Tania Sachs, prima; quindi, un successivo comunicato del legale di Vasco Rossi, contenente precisazioni sulla vicenda, dove, tra l’altro, si legge che

L’Artista ha sempre richiesto alla Community non l’intera rimozione del sito, bensì esclusivamente la rimozione della pagina a lui dedicata, e non per via del contenuto satirico (del tutto assente) ma per la presenza di contenuti offensivi, diffamatori e non veritieri. Tuttora si grida allo scandalo per il fatto che l’Artista avrebbe provocato la chiusura di Nonciclopedia ma Vasco non ne ha responsabilità essendosi limitato a chiedere la cancellazione della sola pagina a lui dedicata.

La vicenda è in sè paradigmatica del controverso – e mai totalmente definito – rapporto tra libertà di espressione/di cronaca/di satira, da una parte, e reato di diffamazione, dall’altra. Può la satira spingersi al punto da essere confusa con la diffamazione? quali i limiti/confini dell’una e dell’altra?

Da giurista, non posso che osservare come un confine astrattamente univoco non sia tracciabile: la definizione di ciò che rientra in una fattispecie, piuttosto che nell’altra, di ciò che è satira – e quindi protetto come libera manifestazione del pensiero dall’art. 21 della Costituzione, tale da far venire meno quella che si chiama ‘antigiuridicità della condotta’ – e di ciò che, invece, costituisce reato di diffamazione – previsto dagli artt. 595 e ss. del codice penale – è comunque rimesso alla valutazione del Giudice adito, effettuata caso per caso e tenendo conto la della specificità delle questioni sottopostegli. Il bene giuridico tutelato dalla norma – ossia l’oggetto della sua tutela, il bene che non deve essere leso – è dato dalla reputazione nell’ambiente sociale,  dall’opinione che altri hanno del nostro onore e del nostro decoro.

Sui diritti che rinvengono dall’art. 21 della Costituzione – tra i quali, appunto, il diritto di satira, quale diretta specificazione del diritto di critica – c’è una giurisprudenza infinita, che sarebbe inopportuno citare in questo contesto. Mi limito a precisare che, secondo la più recente giurisprudenza di merito, il diritto di satira può ritenersi superato quando chi agisce lo fa con attacchi personali, senza alcuna finalità di pubblico interesse (senza pertinenza), e con uso di espressioni scorrette o volgari (senza continenza).

Con particolare attenzione a quest’ultimo requisito, giacchè il carattere proprio della satira non può consentire di utilizzare l’ordinario metro di valutazione di ciò che può essere ‘espressione  scorretta’, ma prende comunque in considerazione l’eventuale gratuità delle espressioni utilizzate.

Le parole di chiusura del comunicato del legale di Vasco, che si chiede:

Voi come reagireste a chi vi offende? Offendere è forse diritto di libertà?
La libertà è un diritto ma ha un limite nella libertà e nel rispetto degli altri!

ci aiutano, forse, a comprendere meglio una questione che non ha solo risvolti giuridici – lecito vs illecito. – ma che tocca le corde più profonde della nostra sensibilità e soggettività.

Non me la sento di stigmatizzare questo atteggiamento; nello stesso tempo, non me la sento di condannare gli autori della pagina incriminata, di certo volgare, ma, forse, non necessariamente diffamatoria. Valutazione, comunque,di competenza di altri e più qualificati soggetti.

Mi soffermo, invece, sulla reazione veemente, a volte anche esagerata, della gente comune attraverso i social media. Ci riflettevo oggi, mentre, in auto per andare al lavoro, ascoltavo come ogni mattina la rassegna stampa di Luca Bottura su Capital, e sono stata illuminata : la gente reagisce perchè lo spiegamento di mezzi è iniquo, ancora una volta. Davide contro Golia, ma con un Davide che non vince.

Al di là, ripeto, di qualsiasi valutazione giuridica, la mia riflessione verteva sulle motivazioni di tanto accanimento – che ha avuto, tra l’altro, un fortissimo effetto boomerang, non preventivato, a danno dell’artista.

La Rete si muove, e dietro la rete tutti coloro che stanno imparando, tramite essa, a far sentire la propria voce, giusta o sbagliata che sia. Se è questo l’insegnamento da trarne, se è questa la ragione dietro questa ed analoghe vicende, allora, forse, stiamo davvero imparando qualcosa. 

E magari prima o poi potremo anche perdonare Alfredo.

P.S. stamattina un nuovo comunicato sul sito di Vasco si chiude con un benaugurante

meditate o meglio: fate quel che vi pare!!!