Carrotmob: social activism per la sostenibilità [SUSTAINABILITY]

Prendendo spunto dal “bastone e la carota, punizione o premio utilizzati in passato per i muli, il 29 Marzo 2008,  Brent Schulkin ha dato il via al primo Carrotmob, diventata ora un’organizzazione non-profit che puomuove il social activism come mezzo per sensibilizzare ed ottenere pratiche di responsabilità sociale ed ambientale da parte del mondo business.

Facendo leva sul potere dei consumatori, sulle opportunità offerte dai social media, ma anche sulla volontà delle imprese di adottare un approccio più sostenibile e limitare il proprio impatto sull’ambiente, i Carrotmob, unione di “carrot” e “mob”, appunto, consentono di incrementare le “best practices” in termini responsabilità sociale senza usare il “bastone”.

In cosa consiste, in pratica,  Carrotmob? Per capirlo, però, è necessario fare un passo indietro…

Si può parlare di boicottaggio al contrario per indicare questa esperienza, nata nel 2008 a San Francisco, che ha coinvolto, per la prima volta 22 esercizi commerciali. Schulkin, interessato alle problematiche ambientali, insieme ad un gruppo di clienti, chiese direttamente ai titolari delle attività commerciali quale fosse la loro posizione rispetto la sostenibilità e che parte del loro budget avrebbero destinato per questa causa.  Tra tutte le offerte, come nel meccanismo delle aste, la più alta, arrivò da un supermercato, il K&D Market che dichiarò di essere disposto ad investire il 22% del profitto. Brent, così, insieme agli altri attiviti decisero di “premiare” l’azienda e darle l’opportunità di invetsire in misure di risparmio energetico.

“Tra il dire e il fare”, per riprendere un altro detto, ci sono di mezzo i social media e così la notizia venne diffusa in modo semplice, rapido ed efficace con qualche click. Si creò così un “mob” animato dalla volontà dare il proprio contributo e centinaia di persone si diedero appuntamento presso il negozio dove effettuarono gli acquisti. Il proprietario del supermarket ebbe così un notevole incremento del fatturato che gli consentì, senza troppe difficoltà, di perseguire i suoi obiettivi in termini di sostenibilità ambientale sostituendo illuminazioni e frigoriferi ad alto dispendio energetico.

Ecco  come funziona Carrotmob:

Per inluenzare un’azienda a livello globale serve un numero significativo di persone e se c’è una prospettiva di guadagno, un’impresa farà qualunque cosa”: la “tesi” di Brent Schulkin, promotore di Carrotmob si è rivelata e, infatti, lo stesso si è ripetuto con successo con altre attività commerciali.

La prova che i consumatori,  ovvero ciascuno di noi,  acquistano sempre più potere e capacità di influenza sulle prassi aziendali e, dunque,  possono essere davvero il motore del cambiamento se uniscono ed organizzano i propri sforzi. La forza della “carota” è proprio quella di allineare, in pratica, aspettative e volontà dei clienti, del business e degli attivisti:  molto spesso l’adozione di prassi orientate alla sostenibilità comportano un costo per le imprese costituendo, di fatto, un importante limite; gli attivisti hanno spesso difficoltà nel catturare l’attenzione dei media, mentre i consumatori, disorientati di fronte la parola “boicottaggio” a cui spesso viene attribuito un significato negativo e restii a supportare con i propri soldi associazioni ed organizzazioni, sono felici di prendere parte a queste iniziative e fornire il proprio contributo, senza fare niente di insolito, e, inoltre, possono vedere con i propri occhi i cambiamenti che vengono apportati.

Fin’ora i Carrotmob organizzati dal 2008 al 2010 hanno avuto un grande impatto quantificabile in circa 18 milioni di  kilowatt-ora di elettricità risparmiati,  equivalente in termini di CO2 a 1.5 milioni di galloni di benzina non consumati, ma il futuro del social activism sarà  orientato anche ad altre tipologie di cause e si basa sull’impegno delle comunità locali.

A questo punto, però, c’è da chiedersi cosa succederebbe se si organizzasse un network di milioni di persone. Brent Schulkin, fondatore di Carrotmob è convinto che questa sia la strada per “costringere” le aziende a cambiare.

E chiudendo ancora con un modo di dire, è proprio vero che “tentar non nuoce” e non resta che dare il via al primo Carrotmob italiano.

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