[SCOOP] La verità su Wired e la campagna Internet for Peace

La volete sapere la verità? Siete sicuri di essere pronti a conoscere quello che si nasconde dietro la candidatura di Internet a Nobel per la Pace ? Ora possiamo rivelarvelo, dato che l’ambito riconoscimento non è stato assegnato a Internet bensì a Liu Xiaobo oppositore al governo cinese.

Ebbene, in questo post, in esclusiva per Ninja Marketing (si dice così, no?), la verità sulla più grande campagna – di marketing – mai realizzata negli ultimi anni.

Ebbene sì, cari lettori, avete capito bene: campagna di marketing. E qui scatta l’appluso.

Perchè nonostante il titolo roboante (che è servito ad attirare la vostra morbosa curiosità per gli intrighi, complotti e battibecchi online) devo subito deludere le vostre aspettative.

Questo post non intende criticare Wired,  preziosa rivista che leggiamo sempre con piacere, o Riccardo Luna, ottimo direttore di una delle nostre riviste preferite, che stimiamo e che abbiamo avuto il piacere di conoscere nei giorni del suo insediamento alla direzione della testata.

Qui si tratta di rendere onore, in qualità di studiosi e professionisti del marketing, a questa incredibile case history  realizzata per promuovere il lancio in Italia della testata edita da Conde Nast (a proposito, vedo che sull’home page del sito non c’è ancora Wired, la volete aggiornare!)

Il grande dilemma del marketing

Voi sapete che noi Ninja abbiamo risolto un grande dilemma, soprattutto interiore, quello se il marketing sia necessariamente una cosa brutta e cattiva o se invece possa, quando fatto in un certo modo, contribuire a migliorare la società. Noi crediamo di sì, e lo andiamo predicando da diversi anni.

Per questo applaudiamo alla strategia messa a punto da Ogilvy, che dieci mesi fa ha dato il via alla campagna di comunicazione con un incontro a metà tra una presentazione ai blogger e  un focus group in live streaming (ricordate la “Colazione da Wired”)

In quella occasione, alcuni influencer che di fatto rappresentavano il target della rivista, Federico Ferrazza (oggi redattore di Wired), Lele Dainesi, Luca De Biase, Massimo Mantellini, Andrea Genovese, Gianluca Dettori, Marco Camisani Calzolari, Maria Grazia Mattei, Gianluca Diegoli, Paolo Valdemarin, Marco Zamperini, Marco Magnocavallo e Stefano Vitta, dibatterono su cosa per loro rappresentava Wired dando consigli su come gestire al meglio il lancio sul mercato.

Sembravamo – tra l’altro c’ero pure io, imboscato da vero Ninja – davvero una specie di carbonari 2.0, una società davvero poco segreta, che pianificava una rivoluzione culturale da una sede davvero poco carbonara (la stessa di riviste come Glamour, GQ, Vogue e Vanity Fair per intenderci)!

Tutti insieme, moderati dallo stesso Riccardo Luna, abbiamo tracciato le linee guida di una strategia di comunicazione che puntava a far attestare Wired fra il grande pubblico, ovvero la massa di lettori, come una specie di organo politico di un movimento culturale e sociale.

La marca che prende posizione

Grazie alla campagna Internet for Peace, Wired sia riuscito a fare quello che oggi devono fare i grandi brand: alimentare dei “movimenti sociali”, cavalcandone l’energia e diventando esponenti di spicco di un movimento sociale e culturale.

E come ci insegnano i nostri studi socio-antropologici, un  “movimento” esiste per chiedere un cambiamento, che nel caso di Wired è stato quello di far riconoscere Internet come strumento di costruzione di massa, di pace, libertà e democrazia.

Un movimento ha i suoi eroi e le sue parole d’ordine: Negroponte, Chris Anderson, Lawrence Lessig e oggi lo stesso Riccardo Luna, che è arrivato a farsi ascoltare fino nelle sedi governative a portare la voce del movimento.

Wired si è posizionato, si è attestato come portavoce di un movimento sociale e culturale, quello della generazione digitale, che con il proprio vissuto always on  alimenta una nuova visione tecno-socialista e chiede un cambiamento valoriale, economico e politico.

Le prossime battaglie? Sono le parole d’ordine del movimento. Come dice Riccardo Luna nel suo post: “Ci batteremo ogni giorno per tre cose fondamentali: una più che decente connessione a banda larga per tutti, il wifi libero e la libertà della Rete”.

Come diciamo nel nostro libro “Marketing Non-Convenzionale”, la marca oggi deve prendere posizione. Wired l’ha fatto e sono sicuro che le vendite stanno confermando che è possibile unire marketing ad evoluzione sociale.

Inutile dire che ad alimentare questo movimento ci saremo anche noi, con le nostre pratiche di vita quotidiana e con progetti come quello che abbiamo messo in pista con RENA (Rete per l’Eccellenza Nazionale, associazione di cui io e Alex facciamo parte), che si chiama Free As The Web e che vuole difendere la libertà e la neutralità della Rete.

E voi guerrieri,ci sarete? Be Ninja!

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Commenta

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=700344337 Alex Giordano

    io a titolo personale devo aggiungere che con gli anni ho capito che è meglio che il marketing non entri in tutte le cose.

  • http://www.webinfermento.it Dario Ciracì

    Un post che ha un non so che di critico :-D
    La campagna è stata lunga e ben studiata, non c’è che dire.
    Non so voi che forse ci avete collaborato, ma io da markettaro con spirito critico mi incazzerei un tantino a sapere che l’intera campagna aveva lo scopo di lanciare e posizionare il brand Wired in italia, come posizionamento strategico di marketing, e non tanto o comunque meno, come posizionamento di ciò che era candidato al Nobel, cioè Internet.

    Cioè forse si è strumentalizzato l’uso di Internet per interessi editoriale più che per motivazioni di ragione socio-culturale e umanitario

  • http://twitter.com/MicheleAggiato Michele Aggiato

    Grazie! Tanto accanimento ai valori ideali e all’etica mi “puzzava” da tempo. Non capisco come si possa preferire Internet ad una persona… sarà che il web siamo noi ma noi vuol dire l’umanità. Allora sarebbe come dare il premio per la pace all’umanità… cioè ci auto premiamo. Bella cosa. Piuttosto darei il premio agli emarginati, agli emigrati, ai dissidenti… ecco appunto ne darei uno ad un dissidente cinese come simbolo di tutti i dissidente, alla faccia nostra che stiamo beati con le pance piene a divertirci su Facebook e Youtube… Internet for peace? Ma va… Ah, scusate il tema del post è l’ingegno pubblicitario. Cu’ tuttu rispettu parranno… m’aviti proprio scassato li cabasisi!

  • Pingback: Nobel per la paca a Liu Xiaobo, non ad Internet | @Aghenor di Stefano Vitta

  • http://www.facebook.com/FiordiRisorse Osvaldo Danzi

    Era piuttosto evidente. A Riccardo Luna piace sposare cause già vinte, roboanti, con nomi noti o con sconosciuti sponsorizzati. Promuove con i suoi main sponsor (Telecom) iniziative di StartUp piuttosto dozzinali, ma in quanto a conoscere davvero le eccellenze territoriali non ne ha nessuna voglia.
    Puoi scrivergli, telefonargli,invitarlo apranzo o a cena e stai sicuro che non avrai mai risposta o se ti risponde ti tira il pacco.
    A fare il direttore di wired sono tutti bravi, soprattutto se il 50% degli articoli li copi dalle edizioni straniere e l’altro 50% telo scrivono madonna di giornalisti davvero innovativi.
    A me wired piace, ma Riccardo Luna è Fired!

  • http://www.facebook.com/people/Gioggio-Ziotta/526950911 Gioggio Ziotta

    La verità è che la verità paga sempre.

  • http://www.c-r-e-a-t-e.it Mirko Pallera

    Il marketing è già in tutte le cose. ahinoi ;)

  • http://twitter.com/MatteoBianx Matteo Bianx

    Non vorrei essere presuntuoso, ma… non mi sembra un grandissimo scoop.
    Che fosse un’operazione “social” nella sua più grande accezione mi sembrava palese. Internet non ha mai avuto la possibilità di ricevere il premio, vuoi perchè sarebbe stato un pericolosissimo precedente che avrebbe potuto minare il potere delle autorità, vuoi perchè il Nobel è affidato a persone fisiche che dovrebbero fare da esempio per il resto dell’umanità, vuoi perchè avrebbe dato vita a polemiche infinite (che hanno già caratterizzato la candidatura).
    Wired lo leggo sempre, è una rivista che amo, anch’io stimo Riccardo Luna e tutti voi del ninjamarketing, ma questa campagna era più ovvia di tante altre. Altra cosa: Wired per me è già sinonimo di grande brand, ma questo per me è già di parte.
    Ripeto, non voglio essere presuntuoso, ma che fosse pubblicità – anche in presenza di grandi ideali – era abbastanza chiaro. :)

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=700344337 Alex Giordano

    e per questo che stamm int a nu munn’e mmerd ;)

  • http://www.c-r-e-a-t-e.it Mirko Pallera

    Caro Matteo, il tutto era ironico, è chiaro che è difficile nascondersi dietro un dito ! ;)

  • http://www.c-r-e-a-t-e.it Mirko Pallera

    Non credo che per fare qualcosa di buono uno debba per forza essere perseguitato o disgraziato. Questa è vecchia retorica cattocomunista! ;) non è più bello essere con la pancia piena, felici e anche fare qualcosa di buono?

  • http://sansotto.tumblr.com Andrea Desiato

    Beh non è che ci volevano i ninja per capirlo. Io ho smesso di comprare wired italia esattamente con il numero di lancio dell’ internet for peace, mi pare fosse ottobre 09… vi ricordate i paginoni publicitari? RIbbrezzo vedere le Telco che si promuovevano con la colomba della pace.
    Quando mai s’è vista una candidatura al nobel con gli sponsor?
    Io di positivo in questo tipo marketing non ci vendo nulla

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=1167975370 Piera Bellelli

    Io penso che al di là del posizionamento e della promozione di Wired, questa azione ha contribuito, contemporaneamente a far risaltare ‘importanza e le potenzialità di Internet…insomma, uno scopo “commerciale” e uno “etico” messi insieme sono sempre meglio di perseguire solamente il primo, o no? :)

  • http://twitter.com/LorenzoBarsotti Lorenzo Barsotti

    Ciao,
    beh direi che almeno questo post ha il merito di alzare definitivamente il velo ad una campagna che era se non altro molto sospetta… per usare un eufemismo. :)

  • http://www.facebook.com/salvatore.iaconesi Salvatore Iaconesi

    ragazzi fatela finita con ‘ste buffonate.
    è ridicolo.
    e l’utopia è chiaro chi e come la usa.
    business as usual.

  • http://twitter.com/liliansi valentina

    Ma vi rendete conto che ci sono in ballo persone che muoiono? MUOIONO. E invece altre che si ARRICCHISCONO. Non commento altro. Ho i brividi.

  • http://www.facebook.com/people/Angelo-Di-Stefano/1419533931 Angelo Di Stefano

    internet siamo noi, la rete siamo noi, tutti insieme possiamo generare, genereremo, un’onda che porterà la pace in palestina, la libertà di espresssione in cina, abbatterà le frontiere in mexico, romperà gli embarghi a cuba, smusserà gli integralismi religiosi, eliminerà, perchè inutili, i terroristi, internet siamo noi e la pace è in noi, noi vogliamo la pace come la vuole Liu ed internet è il nostro strumento che raggiunge ogni individuo e che nessuno potrà più fermare………………..

  • http://twitter.com/Jovanz74 Jovanz74

    TI PREGO MODERAMI QUESTO: Penso che se questa notizia viene confermata avete contribuito a scrivere una delle pagine più penose e infami della Storia del Web. La campagna di I4P era già di per sé ridicola: allora dovevamo inventare qualche premio per come la Televisione ha veicolato la Democrazia. Ma con la vostra FRODE oltre ad aver disperso le energie intellettuali di migliaia di persone, avete levato visibilità al dramma dei dissidenti Cinesi.Tutto per vendere quattro copie della traduzione in italiano di un giornale mediocre. Avete commesso un atto di una immoralità assoluta. Come i peggiori ciarlatani avete approfittato della buona fede delle persone, dei loro alti ideali per fargli comprare una merce superflua, col fine ultimo di riempire le vostre tasche. La prossima volta per comprarvi una Porche farete campagna virale contro l’infibulazione femminile? O per la villa al mare sosterrete la lotta al cancro? I mezzi non giustificano il fine. E sono molto soddisfatto di aver condotto su Twitter una bella cyberbeffa ai vostri danni insieme ai Ricercatori di #Gilda35, che ha reso noto come la penso su di voi a 45.000 persone (fonte Tweetreach). Il marketing virale è anche questo.

  • http://www.womarketing.netsons.org Andrea

    Il problema è che le marche ( e quianche wired) continuano a credere che social web significa essere sociali e socioevoli, ogni operazione è fatta per far sognare un mondo migliore. La verità è che quando questo mondo migliore è un utopia o non ha le basi per mantenere una promessa, i risultati fanno ridere. Credo che nella parola social ci sia ancora da esplorare tutto quello che è quotidianità e ci fa incazzare, qualcosa di più carnale di un “nobel per la pace”.

  • Anonimo

    Stavolta sono combattuta: sarei d’accordo con Alex sul fatto che i marchi, e le aziende dietro di essi, talvolta debbano cedere il passo e lasciare questioni più importanti ad altri teatri ed altri attori. Purtroppo, come Mirko evidenzia, viviamo in un gigantesco ‘mercato’, dove ognuno fa ‘marketing di sè e dell’altro’. Penso, allora, che una possibile via di mezzo possa esistere: in un contesto difficile, forse è bello pensare e sperare che possa esserci una conciliazione tra due visioni che spesso sembrano opposte. Che una grande multinazionale possa combattere per l’affermazione, il rispetto e la tutela di valori quali quelli insopprimibili delle libertà di ogni singolo individuo, qualunque sia la sua provenienza, età, lingua, razza, sesso o religione deve andare al di là anche dei nostri e dei miei pregiudizi. Perchè era questo il messaggio lanciato. Personalmente, non ho mai condiviso, apprezzato o sostenuto la campagna per il Nobel per la Pace ad Internet, a cui riconosco una neutralità di fondo in quanto ‘strumento’. Ma credo che se una campagna può portare ad una maggiore consapevolezza delle potenzialità della Rete, oltre a far vendere più riviste, beh, forse a qualcosa quel marketing serve davvero.

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  • Anonimo
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  • http://www.doctorbrand.it Doctor Brand

    Un pò di mal di pancia da strumentalizzazione è e sarà inevitabile; casomai sulla frase del post “E qui scatta l’appluso.” parliamone.

  • http://twitter.com/Jojaonline Johanna von kress

    al di la del fatto se sia stata fatta bene o male, a me la campagna non è piaciuta. Il premio nobel per la pace per me ha un significato ben preciso ed è uno dei pochi momenti all’anno in cui si parla di personaggi che veramente dovrebbero contribuire a uno dei valori più alti, la pace.
    Sfruttare l’immagine del premio nobel per una campagna ‘commerciale’ , per poi ‘svelare’: eheh, ci siete cascati, vero? non contribuisce di certo a migliorare il posizionamento del brand. Anzi, lascia l’amaro in bocca.

  • http://www.facebook.com/people/Serena-Orizi/841034659 Serena Orizi

    @Osvaldo qui ti sbagli. Io non sono nessuno eppure ho avuto la possibilità di conversare più volte con Riccardo Luna, sia in bacheche pubbliche che in posta privata. Non solo: sempre la signora nessuno è stata ricevuta dal direttore direttamente nel suo ufficio, nella redazione di Wired. Mi aveva promesso che mi avrebbe ascoltata e così è stato. Mi ha dato appuntamento e sono andata. Ho aspettato meno di dieci minuti fuori dalla sua porta e abbiamo parlato per un buon quarto d’ora. Dedicare del tempo prezioso a una perfetta sconosciuta protetta e promossa solo da se stessa, anche se questo non si è tradotto in qualcosa di pratico e immediato (no, non cercavo un lavoro), è stato assolutamente un gesto di totale apertura ai suoi lettori. Ti posso assicurare che si fanno anticamere molto più lunghe con meno riscontri con il direttore di un quotidiano locale, con il presidente di una confederazione o di un ordine professionale. Oppure, banalmente, dal medico.

  • http://twitter.com/geolele Emanuele Bernini

    Mi permetto di essere semplicemente d’accordo con il post di Matteo Bianx ma aggiungo una postilla… E’ evidente che era pressoché impossibile che Internet vincesse il Nobel per la Pace e dire ora che un giornale di scarsa levatura ha proposto I4P solo per farsi pubblicità è una mera consolazione: Wired resta, secondo me, la migliore rivista del settore e non aveva certo bisogno di pubblicizzare il suo brand con mezzi infami. Vi lascio con la mia postilla che è una domanda per tutti: siamo proprio sicuri che il Nobel per la pace a Internet non sia una vittoria di tutto il mondo? Vi ribalto la domanda: non pensate che il Mondo sarà veramente e totalmente democratico quando finalmente non avremo più bisogno del Nobel ad un singolo? Rifletteteci, in fondo la giusta società è soltanto quella che non ha bisogno di eroi; oggi ne abbiamo ancora bisogno e l’Oscar a Liu Xiaongo è giusto e bellissimo ma l’aspirazione del Mondo dovrebbe essere un’altra…

  • http://twitter.com/geolele Emanuele Bernini

    Faccio pubblicamente i complimenti a Jovanz74 per la sua bellissima azione con #Gilda35, pur rimanendo delle mie idee e non essendo d’accordo con alcuni pensieri di Jovanz. Complimenti grande Jovanz!. Emanuele

  • http://twitter.com/ilmirons Andrea Mirone

    Credo che al di là del fine di marketing la campagna di Riccardo Luna abbia svolto una grande azione educativa su come Internet può essere usato per la costruzione contatti e quindi per la pace. Questa non è un’idea originale (in particolare ci lavora da anni B.J.Fogg, la cui assenza dai grandi nomi della campagna avrebbe dovuto far suonare un campanellino), ma un’idea sicuramente poco conosciuta o quanto meno poco considerata dall’utente medio, che non è certo chi si occupa di marketing virale. A mio modesto parere il grande merito di questa campagna è l’aver diffuso coscienza su un potenziale (e quindi una nuova idea d’uso) di Internet, ed è per questo lodevole, al di là del suo fine di marketing.

  • http://twitter.com/MatteoBianx Matteo Bianx

    “Commerciale” ed “etico” difficilmente si possono sposare.
    Insomma, è come dire che mi sposo una grassona americana ricca perchè la amo. Ma anche perchè ha i soldi. Tu come mi vedresti? :)

  • http://twitter.com/MatteoBianx Matteo Bianx

    Carissimo Emanuele, ho letto ora il tuo commento e sai bene quanto mi piaccia Wired. La tua postilla però non ha terreno fertile, secondo me. I premi Nobel sono premi atti a garantire e riconoscere l’eccellenza di una persona nell’ambito in cui risiedono e servono soprattutto a dare un esempio unico, propositivo e non idealistico a un Mondo che ha bisogno di queste figure.
    Hai ragione a dire che la giusta società non ha bisogno di eroi, ma qui di giusta società non ce n’è nemmeno l’ombra. Stiamo parlando della stessa società che ha rapito per un giorno la moglie di Liu Xiaongo al momento della premiazione, la stessa società che come eroi ha ancora calciatori e vallette.
    Condivido la tua postilla e condivido i valori che vuoi trasmettere, ma questa società non è democratica quanto pensiamo sia, come la vittoria di tutto il mondo non ci sarà neanche dopo un’invasione aliena in stile Indipendence Day. Sì, forse sono pessimista, ma il mio idealismo rimane nella speranza che persone come Xiaongo siano i veri esempi da cui prendere spunto per avere una vita piena.
    Non ho mai creduto molto nella proposta I4P, vuoi per quello che ho detto prima, vuoi perchè per me rimane lo strumento migliore che l’umanità abbia mai avuto a disposizione. Ma rimane uno strumento come può esserlo una penna bic… e dipende sempre da come lo si usa.

    P.S.: Per la serie “viva il paradossale”. Una vittoria del tipo I4P fa vincere tutti, sì. Vorrei proprio vedere poi chi va alla manifestazione organizzata da Berlusconi che dice “ho vinto io, hai vinto tu, abbiamo vinto tutti”.

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  • http://www.facebook.com/trezza.alfonso Alfonso Trezza

    Trovo un po strano se non assurdo che in un luogo come questo dove il marketing è o dovrebbe essere il pane quotidiano, che ci si confronti e accalori rispetto al fatto che una tale campagna possa essere stata oltre che sociale anche se non prevalentemente di marketing.
    Come al solito certe discussioni che sorgono in questo paese dimostrano laddove ce ne fosse ancora bisogno del provincialismo diffuso che c’è tra noi, qui dovremmo stare a ragionare su un fenomeno del genere così come lo si fa per altre azioni e campagne di marketing più o meno virali e invece di apprezzare una volta tanto che qualcosa partita da un paese così tanto bistrattato e arrivata fin nelle case dall’altra parte del mondo, siamo i primi a crocifiggerla, poveri noi.
    Ho letto di alcuni che dicono che ormai il marketing è ovunque e che questo è la rovina della gente e amenità simili, la rovina di noi stessi è che non smettiamo mai di ragionare con le parole e i pensieri altrui, se ci fermassimo e dessimo più fiducia a quello che sentiremo dentro forse eviteremo di dire stupidaggini a go go.
    E poi seppure quella è stata una campagna di marketing, i commenti contrari cosa sono se non un tentativo di dirottare parte dell’opinione pubblica verso di noi e questo voi come lo chiamate? Ognuno potrebbe dargli il nome che vuole ma nella sostanza sempre marketing resta.
    Come mai poi si usano tono accalorati e accesi fino a qualche giorno fa contro questa iniziativa e oggi come per magia solo perchè Luna ha abbozzato una difesa di ufficio che per assurdo ha convinto meno quelli che già erano convinti, addirittura lo si osanna per aver avuto il coraggio di rispondere e di essere stato trasparente, ma via un minimo di coerenza, se per mesi si è fatta contro-campagna non sono certo 4 frasi in croce che dovrebbero spostare il giudizio e allora?
    E allora la conclusione amara è che siamo tutti molto invidiosi se qualcuno (meglio ancora se un connazionale) fa qualcosa che riesce ad avere una eco a livello mondiale. That’s it.

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  • http://www.facebook.com/gioni Luigi Gioni

    Ninjia adorati!! Il vostro è vero Marketing non convenzionale.. o meglio METAMARKETING! :-)

    Voi Ninja sappiamo siete astuti sicari…uh…. mi viene l’idea che morente l’azione di Internet Nobel per la pace , vi candidiate a dare il colpo di grazia al duo Ogilvy-Wired e raccogliere testimone e seminato.. con quell’agile: “Inutile dire che ad alimentare questo movimento ci saremo anche noi”.

    Che un editore come si faccia promozione attraverso i contenuti non è una notizia dai…su…su.., almeno per un pubblico professionale. Da sempre la stampa si fa carico di rappresentare gli interessi del suo lettorato, lo fa da prima dell’invenzione dei caratteri mobili. Aver creato questa bella operazione culturale non penso abbia portato un gran business a Wired ( ma ammetto di non conoscere i dati) e ha evitato a Wired il temibile destino di diventare un maschile chimera Men’s health + Jack letto da maschi panzuti aspiranti una mascolinità incompiuta.

    Temo purtroppo però che i dati di business di Wired non siano eccitanti (come di tutta la stampa sigh) e nonostante alla Condè Nast ci sia un mago vero del giornalismo italiano qual’è l’impareggiabile Carlo Verdelli.
    Posso condividere il pensiero che questa azione sia servita ad accreditare Riccardo Luna presso la tribù Geek quale personaggio del “settore”, perché proveniva da una realtà apparentemente lontana come il Romanista. A un più attento giudizio osservatore – e parlo per esperienza personale – chi ha lavorato nel calcio si è fatto le ossa solide con le Tribù più Tribù che esitono, quelle dei fan sportivi, e quindi mi permetto di sostenere che le conosce bene almeno quanto il Prof. Bernard Cova :-)

    La NOTIZIA invece è che una “non-agenzia” come voi Ninja si fa promotrice e interprete disinteressata delle istanze della Tribù!! Questa è una forma di marketing non convenzionale e che sono certo stia dando degli ottimi frutti (ma ammetto di non conoscere i dati), forse migliori addirittura di quelli di Ogilvy ;-) .

    E con questo post ovviamente intendo promuovere me stesso. Misteri della ricorsione.

    Metamarkettianamente,
    Luigi Gioni

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=1167975370 Piera Bellelli

    che avresti potuto sposare anche una grassona americana ricca senza amarla..almeno nel caso di prima c’è il sentimeno…:)

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  • http://twitter.com/Savino_Dicorato Savino Dicorato

    Vuoi sapere quali saranno le prossime novità di Wired.it? Vai qui: http://savinodicorato.blogspot.com/2010/10/ecco-svelate-le-prossime-release-di.html

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  • http://www.ninjamag.it NinjaMAG

    veramente no! ;)

  • Bilieux un

    Che dire della penosa iniziativa Electricrace?
    Quella DeLorean non è altro che un carrozzone pubblicitario. Fondamentalmente Wired continua ad essere il solito velicolo pubblicitario dei sui sponsor.
    La mia opinione la trovate qui http://lesbilieux.blogspot.com/2010/10/stiamo-sul-pezzo-la-de-lorean-elettrica_25.html

    Fammi sapere, anche brevemente,cosa ne pensi, mi interessa avere altre opinioni.

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