Case study

Come parlare in pubblico restando sé stessi? Il primo discorso di Papa Francesco

Ecco cosa possiamo imparare analizzando il discorso di insediamento del Papa

Marcella Formenti 

Speaker professionista

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Fin dal giorno del suo insediamento Papa Francesco si è imposto come un grande comunicatore, facendo della sua semplicità il punto chiave in grado di azzerare la distanza tra la Chiesa e i suoi fedeli.

A prescindere dalle credenze religiose, il discorso di Jorge Mario Bergoglio è un interessante esempio di efficace public speaking e ci offre una lezione fondamentale: essere sé stessi è un ottimo punto di partenza.

Imparare a parlare in pubblico, infatti, non significa snaturare sé stessi e appiattirsi su un modello standard comunicativo. Ognuno avrebbe bisogno di trovare un proprio stile che dipende anche dall'obiettivo che vuole raggiungere.

Quello di Papa Francesco è svecchiare la Chiesa, riavvicinarla ai fedeli, creare un contatto emotivo forte e indissolubile, essere come Francesco umile e vicino ai suoi fedeli.

Tutti i suoi interventi raccontano questo, nei gesti e nel modo di parlare.

Ascoltiamo e analizziamo, quindi, le sue prime parole da Papa nel suo discorso del 13 marzo 2013.

L'attacco

“Fratelli e Sorelle…(pausa) Buonasera!” Queste parole hanno fatto il giro del mondo in un attimo. Introdurre il discorso come tutti gli altri suoi predecessori e subito dopo fare una pausa, ha creato una sospensione temporale, quasi un'apnea collettiva, dove è racchiuso tutto il futuro del suo mandato. Come sarà questo Papa nuovo? Cosa porterà con sé? La promessa di quello che sarà è proprio chiusa tutta in quella pausa.

Esplode subito dopo con un ritmo più veloce una vera novità: il Papa dice “Buonasera!”. Spara questa parola all’audience e in quell’unica parola dichiara tutte le sue intenzioni: voglio essere un Papa non convenzionale, vicino al mio popolo di fedeli, semplice come è semplice un buonasera. Così ha dichiarato che umilmente sarebbe sceso tra gli uomini per vivere da uomo rinunciando il più possibile all’etichetta Pontificia.

La voce è pacata e il ritmo è lento, le prime parole del Papa raccontano da subito lo stile colloquiale che da quel momento in poi avrà sempre.

Il discorso

Da subito Papa Bergoglio, seppur emozionato e con il fiato corto, dimostra stoffa da vendere a livello comunicativo: parte con una boutade che lo rende anche simpatico, al tempo stesso si colloca lontano dalla chiesa di Roma.

Chi lo ascolta sente subito che il suo dire lento e ragionato, sfrondato da ogni costrutto retorico, quasi detto in modo spontaneo, è diretto a lui.

Il corpo

Il Papa ringrazia per essere stato accolto e poi sorride. Sorride e si emoziona perché spesso il respiro è affannato, il Papa non si trincera dietro un foglio in questo primo contatto con la piazza ma decide quasi di andare a braccio, di esporsi nudo, senza difese, alla folla.

Il suo corpo ha spesso un piccolo sussulto quando sta per fare qualcosa che lo emoziona, qualcosa che evidentemente non sarebbe da etichetta, o almeno non andrebbe fatto così. Allora notiamo un’ increspatura nella voce, una sorta di ridolino nascosto. La voce diventa quasi fanciullesca.

Questo è molto importante nell’ottica di quello che abbiamo detto perché la tenerezza che suscita la voce di Papa Francesco è un laccio indissolubile con i cuori di chi lo ascolta.

La chiusura

Il pubblico già lo ama infatti e lo reclama. Dopo avere svolto il rito stabilito dalla chiesa e il suo dovere, il Papa saluta come ha aperto il suo discorso: "Vi lascio, grazie tante dell’accoglienza, ci vediamo… domani…".

Il piccolo inciampo di pensiero che ha avuto sulla parola “domani” fa sorridere per il suo andamento profondamente colloquiale, come uno che è entrato in casa tua per la prima volta e ti ringrazia per avergli aperto. Racconta anche dell’emozione del Papa, domani è anche il prossimo giorno da cui tutto avrà inizio, le aspettative che tutti da questo momento in poi hanno su di lui perché lui stesso le ha create con questa inusuale presentazione di sé.

Il Papa ha chiesto al suo gregge di proteggerlo come lui proteggerà ognuno di noi. Ha dichiarato la sua fragilità come un qualsiasi uomo, e qui è la sua forza.

3 consigli pratici per coinvolgere l'audience

Attacco, gestualità e mimica, linguaggio. Sono tutti aspetti importanti quando si tratta di public speaking, ma ci sono alcune lezioni pratiche che possiamo imparare nello specifico dal discorso di Papa Bergoglio. Eccole:

  1. Partire da noi stessi, da ciò che si conosce e da quello che emoziona noi prima degli altri, è utile per portare il proprio linguaggio vicino a quello dell’audience. Intanto, mentre si parla, è buona norma anche studiare il pubblico, per coglierne i feedback e capirne il comportamento. In questo modo sarà più semplice capire su quali argomenti, gesti e parole puntare per conquistare l'audience.
  2. Lasciare trasparire le proprie emozioni, aiuta per abbassare le difese di chi ci ascolta.
  3. Parlare a qualcuno nello specifico. Durante il nostro discorso, infatti, dovremmo essere in grado di trovare dei punti di riferimento nel pubblico a cui rivolgere lo sguardo e dei quali cogliere i segnali della comunicazione non-verbale. Questo sarà utile a dare maggiore significato alle nostre parole, e a comunicare all'audience che non stiamo parlando con un tutto indifferenziato, ma con ciascuna singola persona.

Il Papa ringrazia per essere stato accolto e poi sorride

Scritto da

Marcella Formenti 

Speaker professionista

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