Beverage

Perché il nuovo trend del vino in lattina non è (solo) questione di marketing

Dal Pinot al Sauvignon, ecco i vini che oggi si possono bere anche in lattina

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Negli ultimi anni, le confezioni per il vino alternative alla classica bottiglia in vetro sono diventate sempre più popolari. Dopo il Tetra Pack e il bag-in-box, è il momento della lattina.

Prima di storcere il naso, vediamo subito le principali qualità di questo formato.

  • Una lattina di vino può essere trasportata con minori rischi di rottura rispetto alla bottiglia.
  • Una confezione di latta è ecologicamente molto efficiente, perché può essere totalmente riciclata.
  • La lattina conserva i liquidi in maniera ottimale.
  • Il trend mondiale verso il bere con moderazione favorisce l’opzione di consumare vino in lattine da 250 ml invece che in bottiglie da 750 ml.

In termini di marketing e vendite, cercare di rendere il nettare di bacco più simile a bevande poco impegnative (specialmente agli occhi dei consumatori più giovani) è un chiaro passo verso l’obiettivo di far diventare il vino sempre più pop. E i risultati positivi iniziano ad arrivare.

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Certo, i winelover più conservatori non vedono di buon occhio questi cambiamenti radicali nel packaging del vino. Ma il mercato evolve: i consumatori e le abitudini di consumo cambiano.

E alcuni produttori lo notano, e decidono di adeguare l’offerta.

Il vino in lattina è nato in Italia

Sapevi che l’idea di offrire packaging per il vino alternativi alla classica bottiglia in vetro è nata proprio in Italia?

Siamo alla fine degli anni ’70, e Giacobazzi, un produttore di Modena, chiede ufficialmente allo Stato l'autorizzazione a vendere vino in contenitori alternativi. Nel 1982 il ministero dà finalmente il permesso di usare il Tetra Pack, il PET e le lattine. La lattina in particolare sembra piacere tanto ai consumatori.

Oltre a Giacobazzi, la adottano brand come Medici, Cavicchioli, Folonari, Ramazzotti, Campari, Moretti e altri.

Ma alcune lungaggini burocratiche hanno rallentato la distribuzione periodica delle lattine sul mercato, e alla fine la domanda è calata per mancanza di prodotto.

Mentre l’Italia finisce per dimenticarsi del vino in lattina, l’innovazione conquista i mercati Americano e australiano, e ancora oggi non sono in pochi a credere che l’idea sia nata proprio in USA o in Australia, mentre è tutta emiliana!

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Oggi, è proprio un altro produttore modenese a rappresentare bene il ritorno in Italia del vino in lattina.

Donelli infatti produce Lambrusco IGT nelle versioni bianco, rosato e rosso. E il marchio Ciao di Bologna propone degli IGT bianchi e rossi e addirittura una linea di bevande miste vino e succo di frutta.

Questi e altri ‘nuovi pionieri’ italiani operano su un mercato notoriamente piuttosto tradizionale. Altri produttori invece distribuiscono per lo più su certi mercati esteri più aperti alle novità.

In effetti, il consolidamento, anche grazie alle lattine, dei mercati esteri già guadagnati o la conquista di nuove zone sono obiettivi molto ricercati dalle aziende vitivinicole in espansione.

L’andamento positivo di questo format di consumo del vino è strettamente legato alle richieste di funzionalità e sostenibilità dei prodotti tipiche dei consumatori più giovani.

Il vino in lattina può dunque essere un ottimo strumento di promozione di un brand, e un’ottima base su cui costruire un nuovo segmento di mercato che promette numeri in crescita.

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I consumi del vino in lattina all’estero

Negli Stati Uniti le opinioni dei sommelier sembrano avere un’influenza piuttosto rilevante sulle scelte
dei consumatori di vino.

Non è strano dunque che anche in USA la bottiglia di vetro continui a dominare le vendite.

Tuttavia, da un paio d’anni il cartone ha cominciato ad avere un certo successo, e le vendite di vino in lattina sono aumentate del 43% in un anno.

Anche in Germania si evidenzia un aumento dei consumi di vino in lattina. Questa tendenza sembra
essere favorita dalle inusuali alte temperature stagionali. Infatti, in Germania le bottiglie in vetro
vengono riciclate al 100%, ma il processo richiede tempo.

Il caldo ha causato un’impennata dei consumi di bevande, e le bottiglie di vetro riciclate non riescono a star dietro alla domanda. Il vino in lattina, con i suoi costi di produzione e di riciclaggio inferiori, ha dunque rappresentato una risposta tempestiva ed efficiente.

In Australia il ministero dell’ambiente porta avanti una massiccia campagna di sostenibilità ambientale che comprende anche una certa attenzione per i packaging. Il canned wine trova dunque ampio spazio da colmare.

Proprio in questi giorni, l’azienda australiana Treasury Wine Estates (proprietaria di Penfolds) ha messo sul mercato dei prodotti in lattina: alcuni vini frizzanti (ben valutati anche dal prestigioso magazine Wine Spectator) e uno Shiraz con infuso di Baiju prodotto in Cina.

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Il Nuovo Mondo enoico sembra proprio guidato dal mantra della novità!

Come si evince dall’infografica del Wine Trade Monitor - Sopexa, in Cina gli operatori del settore non sono ancora convinti della fruibilità in lattina del nobile nettare di bacco.

Il mercato cinese è infatti molto legato all’immagine tradizionale del consumo di vino, con i suoi rituali e i suoi packaging standard.

Ma le cifre sono comunque interessanti, soprattutto per quanto riguarda i vini in lattina importati dalla
Francia. E la tendenza conservatrice potrebbe cambiare velocemente, perché la Cina è un paese in cui le
novità online si materializzano molto velocemente nelle scelte dei consumatori.

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Toglieteci il vetro, ma mai lo stile

Il vino in lattina francese è stato presentato al Salone dei vini di Bordeaux 2017.

Il produttore è Fabulous Brands attraverso il suo brand Winestar. Le lattine (in francese, canette) sono da 187 ml, cioè equivalenti al famoso “quartino” italiano.

Cédric Segal, fondatore di Fabulous Brands, ha però un’idea di consumo particolare. Infatti, immagina il suo pubblico ideale come fatto di persone che danno valore al buon gusto e alla classe, e che perciò non sono disposte a tracannare il vino direttamente dalla lattina.

Invece, i consumatori ideali di Segal verseranno il vino dalla lattina in un calice di cristallo soffiato a mano prodotto da un grande marchio.

Forse Segal esagera un po’, ma non possono assolutamente biasimarlo sull’opportunità di bere il vino da un calice di vetro e non dalla lattina.

Mi viene in mente che si potrebbero organizzare dei picnic, in spiaggia o in montagna, all’insegna del bon ton. Basta anticipare dietro le quinte il rituale dell’apertura delle lattine, e presentare agli ospiti i bicchieri già colmi di spumante, magari insieme a piattini di formaggi e salumi.

È solo un’idea fra tante possibili, ma credo che esprima bene la possibilità di dare risposta alle nuove occasioni di consumo del vino coniugando stile, convivialità e innovazione.

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Conclusioni: Drink without prejudice!

Fermo o effervescente, bianco, rosso o rosato, il vino attrae persone diverse, che lo consumano da sempre in modi diversi.

Certe abitudini si consolidano, altre lasciano il posto alle novità. Il vino in lattina è un’evoluzione dettata da ottime ragioni logistiche, ambientali, e salutari, oltre che da naturali tendenze di moda, e perciò sembra finalmente destinato a guadagnare più fette di mercato.

Da winelover amo la tradizione vitivinicola, ma non disdegno le innovazioni di valore. La lattina può piacere o no.

Certamente qualcuno la considererà un’eresia, ma non gli sarà facile giustificare razionalmente la sua opposizione.

Il vino in lattina è un’evoluzione dettata da ottime ragioni logistiche, ambientali, e salutari

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