Instagram ci rende infelici e ansiosi, lo dicono studi e sondaggi

Ormai lo utilizziamo tutti, almeno una volta al giorno, clicchiamo sulla sua icona sul nostro smartphone e scorriamo sulla home in cerca di notizie nuove, di foto spettacolari e piatti invitanti. Ci fermiamo per un attimo ad osservare meglio la foto o il video che c’interessa e poi andiamo avanti nella nostra spasmodica ricerca del bello.

Si tratta di Instagram, il social network delle foto e dei filtri di bellezza, quello delle Stories, dei viaggi mozzafiato e del cibo impiattato a meraviglia.

Tutto ciò produce, in media, 4,2 miliardi di like al giorno e “il social network della perfezione” ci conduce, inesorabilmente, verso una vita ideale – quella che noi non viviamo ma che ci sembra vivano gli altri – alimentando senso di inadeguatezza e bassa autostima.

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Il social della perfezione

In un articolo pubblicato da poco sul Guardian si legge che, proprio attraverso Instagram, si tende a pubblicare contenuti molto accattivanti e a costruire un’immagine di sé che potrebbe far pensare agli altri utenti di non essere mai all’altezza. Questo atteggiamento può essere una minaccia per la nostra salute mentale.

A confermare questa tesi, la Royal Society for Public Health, nel 2017, ha condotto un sondaggio su un campione di 1500 giovani del Regno Unito dai 14 ai 24 anni chiedendo loro quanto i social network – in generale, non solo Instagram – influenzassero la loro vita.

Tra gli altri, proprio Instagram è risultato avere un impatto negativo sulla mente umana sotto diversi punti di vista. Partendo dall’intaccare la qualità del sonno, l’immagine del proprio corpo e, soprattutto, incrementa la paura di essere tagliati fuori, di rimanere isolati perché non si è all’altezza degli altri e del loro stile di vita. Instagram, dunque, contribuisce ad accrescere la nostra ansia e aumenta il rischio di depressione.

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Tuttavia, c’è da tener presente alcuni aspetti fondamentali. Prima di tutto, gli studi che analizzano il rapporto tra utenti e social si basano su opinioni personali e soggettive degli utenti stessi che auto-riferiscono come si sentono quando sono a contatto con i contenuti che incontrano sui social.

Bernardo Carpiniello, Presidente della Società Italiana degli psichiatri e professore ordinario di psichiatria all’Università di Cagliari ha spiegato che le ricerche e gli studi hanno dimostrato che chi utilizza i social per più di 2 ore riporta più frequentemente disturbi legati all’ansia e alla depressione.

In realtà, il problema è che non si è ancora riusciti a capire se sono i social la causa diretta di questi disturbi oppure sono le persone che ne soffrono a rifugiarsi maggiormente nei contenuti artefatti di Instagram.

Gli aspetti positivi di Instagram

E se c’è chi pensa che Instagram sia il male, un’altra ricerca dimostra come, in realtà, il social network possieda anche degli aspetti positivi e questi effetti si riversano sulla società esattamente come quelli negativi.

Uno studio della University of Missouri-Colombia, sostiene che la maggior parte degli utenti usi Instagram per allontanarsi dai propri problemi, quelli che vive nella vita quotidiana. La visione di foto e video di ogni tipo contribuisce ad un’evasione positiva.

Ma, come sostiene Carpiniello, si tratta di un’evasione momentanea perché si gode di qualcosa che in realtà non ci appartiene.

Ma Instagram può anche rappresentare una forma di espressione per i giovani che vorrebbero condividere con gli altri utenti il proprio potenziale.

Il team del benessere

L’importante è non ignorare il problema, ma affrontarlo. E Instagram vuole farlo! In che modo? Mettendo insieme un vero e proprio team del benessere che prende il nome di Wellbeing e si occupa della salute mentale degli utenti.

Come funziona? Il team analizza le segnalazioni dei post provenienti da utenti che potrebbero aver bisogno di assistenza psicologica, poi li contatta offrendogli aiuto e consigli.

Ma questo metodo sta dando gli effetti sperati? Questo è tutto da scoprire.

Martina Masullo

Ho 28 anni e sono laureata in Corporate Communication and Media all'Università degli Studi di Salerno e collaboro con le cattedre di Sociologia dei processi culturali e Media classici e media digitali. Giornalista pubblicista e social media editor, ho coniugato due delle mie più grandi passioni: quella per il giornalismo e quella per i social media. Pertanto, amo tutto ciò che può essere comunicato e cerco di farlo al meglio, con emozione. Credo nel contagio delle (buone) idee e nella loro capacità di smuovere montagne.

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