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Cosa dicono le nuove norme sulla pubblicazione di immagini dei minori sui social

Condividere foto dei propri figli minorenni sui social network è una pratica diffusa, ma cosa rischiano genitori e parenti? E cosa deve essere sempre tutelato?

Ella Marciello 

Copywriter, Social Media Manager, Content Strategist

Le questione della pubblicazioni delle immagini di minori sui social è entrata prepotentemente nelle aule di giustizia. In un tessuto sociale che non prescinde più dall’uso quotidiano dei social media e della tecnologia, le esigenze di tutela dei minori sono diverse e molto più ampie rispetto a quelle del passato.

La cosiddetta “famiglia social” è una realtà diffusissima: madri, padri, nonni, zii condividono aspetti anche molto intimi della propria (e dell’altrui) quotidianità con i propri amici o follower. Ma quali sono le implicazioni giuridiche per chi posta fotografie dei propri figli online?

Lo abbiamo chiesto a Francesca Faggiotto, avvocato specializzato in diritto del web, privacy, diritto della rete, protezione dei dati personali, diritto all'oblio, cybersicurezza e reati commessi online.

Cos'è il diritto di immagine

Di cosa parliamo quando parliamo di diritto all’immagine?

«Il diritto all’immagine costituisce un’esplicazione del diritto fondamentale all’identità personale, connesso al diritto alla riservatezza, legislativamente tutelato. Per questo motivo, è necessario che ci sia il consenso della persona alla diffusione del proprio ritratto, salvo nei casi di soggetti noti o di riproduzioni "collegate a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico" (art. 97 Legge sul diritto di autore). In sostanza, non è legittimo pubblicare fotografie senza che la persona ritratta abbia dato specifico consenso».

Nel caso di condivisione di immagini di minori sui social network, serve il consenso?

«Se le tutele valgono per gli adulti a maggior ragione assumono enorme rilevanza quando parliamo della diffusione di immagini di minori sui social. Questo per due motivi:

  1. I minori sono soggetti deboli, ovvero di cui l’ordinamento giuridico riconosce maggior tutela;
  2. la condivisione di immagini di minori sui social può potenzialmente produrre danni di identità o personalità del bambino stesso, o potrebbe produrli più in là con il tempo.

Ecco perché negli anni si è sempre di più sviluppata la regolamentazione della tutela dei diritti dei minori, includendo normative specifiche per i social e la tecnologia in generale. I giudici si sono dovuti così confrontare con il tema della tutela dell’immagine del bambino, andando a creare una corrente giurisprudenziale ormai definita».

immagini di minori sui social

Cosa dice la legge in merito?

«Il quadro normativo in cui si inserisce la materia è costituito dall’art. 10 c.c. (concernente la tutela dell’immagine), dal combinato disposto degli artt. 4,7,8 e 145 del d. lgs. 30-6-2003 n. 196 (riguardanti la tutela della riservatezza dei dati personali) nonché degli artt. 1 e 16 I co. della Convenzione di New York del 20-11-1989, ratificata dall’Italia con legge 27-5-1991 n. 176.

L’argomento trova altresì tutela nell’art. 8 del regolamento UE n. 679/2016 del 27-4-2016 (entrato in vigore il 25-5-2018), laddove l‘immagine fotografica dei figli costituisce dato personale ai sensi del d. lgs. 196/2003 (v. art. 4 lett. a,b,c) e la sua diffusione integra una interferenza nella vita privata.

Ancora, l’articolo 96 della legge sul diritto d’autore (legge 633/1941) prevede che il ritratto di una persona non possa essere esposto senza il suo consenso, come dicevamo in precedenza.

Il Tribunale di Roma, I sez. Civile, con ordinanza del 23 dicembre 2017, ha condannato una madre non solo a rimuovere i contenuti che riguardavano il figlio sedicenne, ma anche a pagare 10.000 euro a quest'ultimo tramite il tutore e al marito in caso di inottemperanza all'ordine di rimozione o al divieto di successivi post. Nel corso delle audizioni, il minore aveva affermato di essere "infastidito del fatto che i suoi coetanei fossero a conoscenza di quanto viene pubblicato sul web sul suo conto" dalla madre.

Interessanti le motivazioni che si trovano in alcune decisioni; tra le tante, segnalo quella del Tribunale di Mantova,   19   settembre   2017.   Pres., rel. Mauro Bernardi, che ordinò ad una madre di non inserire le foto dei figli sui social network, e di provvedere immediatamente, alla rimozione di  tutte quelle da essa inserite».

immagini di minori sui social

«Nella motivazione del provvedimento testualmente stabilisce che "l’inserimento di foto di minori sui social network costituisce comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi in quanto ciò determina la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate e avvicinarsi ai bambini dopo averli visti più volte in foto on-line, non potendo inoltre andare sottaciuto l’ulteriore pericolo costituito dalla condotta di soggetti che taggano le foto on-line dei minori e, con procedimenti di fotomontaggio, ne traggono materiale pedopornografico da far circolare fra gli interessati, come ripetutamente evidenziato dagli organi di polizia"».

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La tutela dell'immagine dei minori sui social

Quali tutele hanno le immagini dei bambini nel caso in cui i genitori siano separati o divorziati?

«Sempre più spesso l’utilizzo di Facebook ed Instagram diviene oggetto di specifiche clausole negli accordi di separazione e divorzio. In particolare assistiamo alla ferma opposizione di uno dei genitori all’utilizzo delle immagini del figlio minore da parte del coniuge.

In caso di disaccordo la scelta operata dalla giurisprudenza è in favore del genitore che vuole rispettare la privacy dei figli, con emissione di provvedimenti inibitori e ordine di rimozione delle foto già diffuse.

Ma c’è dell’altro: la nuova nozione di responsabilità genitoriale (che ha sostituito la potestà) esula dal concetto assolutistico di “supremazia”, in cui la volontà dei figli era troppo spesso assimilabile ad uno stato di soggezione. Il concetto, dai contorni ampi e volutamente sfumati, è valevole per tutti- famiglie e genitori separati- ed è un nuovo punto fondamentale della costruzione della relazione genitori/figli, poiché si basa sul coinvolgimento dei figli stessi nelle decisioni fondamentali.

Queste decisioni riguardano sia  la sfera personale (come la diffusione di immagini o dati), sia quella educativa. È assolutamente comprensibile quindi  perché esista il divieto di diffusione delle immagini dei minori, soprattutto se parliamo di bambini in tenerissima età, senza un’adeguata maturità psicologica».

Oltre all’immagine, quali altri aspetti della vita dei bambini sono tutelati?

«Un aspetto che va oltre la tutela delle immagini di minori sui social è proprio la tutela dell’integrità psichica dei bambini. I genitori, infatti, spesso non sono “educati” all’utilizzo delle piattaforme e alla gestione consapevole delle immagini di minori sui social. Capita spesso che i figli scoprano aspetti della vita del padre o della madre (separati o divorziati) da Facebook o Instagram».

immagini di minori sui social

«Nell’esperienza lavorativa è capitato che un minore che stava affrontando con i servizi sociali e con il supporto di uno psicologo un percorso di ricostruzione del rapporto con il padre, scoprisse da una ecografia pubblicata sul profilo pubblico del genitore la prossima nascita di un altro figlio.

Ancora, mentre nelle aule dei Tribunali si propongono ricorsi per la diminuzione dell’assegno di mantenimento, al contempo i figli (a cui viene negata una gita scolastica per mancanza di denaro) possono trovare fotografie del genitore inadempiente all’obbligo di mantenimento mentre trascorre vacanze in beauty farm con la nuova compagna.

È lapalissiano che tutto questo comporti sofferenze e traumi a bambini che già soffrono per la rottura della propria famiglia, e che meritano rispetto, protezione e privacy in momenti così delicati. E, aggiungerei, anche in situazioni di armonia famigliare, l’infanzia deve essere sempre preservata e protetta».

Sempre più spesso l’utilizzo di Facebook ed Instagram diviene oggetto di specifiche clausole negli accordi di separazione e divorzio

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