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Non è un paese (social) per i giovani. Ecco perché la generazione Z torna offline

Analisi del fenomeno sempre più diffuso dell'esodo dei giovanissimi dal mondo dei social network

Vi è mai successo di trovarvi davanti una persona, conoscerla per la prima volta, poterle chiedere qualsiasi cosa, intraprendere una conversazione, eppure dopo pochi minuti liquidarla con un “aggiungimi su Facebook” oppure “Whatsappami” o “Mi segui già su Instagram”? Se state scuotendo il capo pensando che sia una cosa da adolescenti vi sbagliate di grosso. La generazione Z, ovvero i nati dopo il 1995, non ci stanno e mentre i Millennial continuano a scambiarsi like su Facebook e a postare Stories su Instagram loro tornano nel buon caro vecchio mondo offline, dove tutto è meno social ma forse un po’ più vero.

Generazione Z e i social

Un esodo dai social?

Un fenomeno se non di massa, comunque molto importante, quello dell’abbandono dei social da parte dei più giovani a favore di un ritorno alle origini. Attenzione, non stiamo parlando di un rifiuto totale dei social network da parte della Z Generation ma sicuramente di un utilizzo molto più selettivo e mirato rispetto ai loro fratelli maggiori.

Se infatti i Millennial (nati tra il 1980 e il 1995) sono quelli dei selfie e della condivisione di qualsiasi cosa, la Generazione Z (nati dopo il 1995) usa al contrario molti più dispositivi (5 invece dei 3 dei Millennial) ed è molto più attenta alla privacy e critica nei confronti della qualità dell’informazione.

Allo stesso tempo, se per i giovani cresciuti negli anni Novanta il mondo social ha rappresentato il vero punto di rottura tra il prima e il dopo, per i loro fratelli più piccoli il mondo virtuale di Facebook, Instagram e Snapchat non è altro che un dato di fatto, nulla da dover scoprire e sperimentare. “Ma che ne sanno i duemila” ci verrebbe da dire. Invece, loro lo sanno eccome.

Giovani e social

In Gran Bretagna, per esempio, il 63% degli studenti under 20 sarebbe felice se i social media non fossero mai stati inventati e per ogni giovane curvo su uno schermo, ce ne sono altri per i quali i social media non hanno più fascino e interesse. Il desiderio di costruire autentiche amicizie offline sembra tornare in auge e voltare le spalle alla tecnologia e al mondo virtuale fa sempre più tendenza . Ma come possiamo spiegarlo?

Una spiegazione del fenomeno

Per cercare di dare una risposta o almeno capire di più sul fenomeno dell’abbandono dei social network da parte della Z Generation abbiamo fatto quattro chiacchiere con un esperto che ci ha chiarito alcuni punti. Ecco cosa ci ha detto Romeo Lippi, Psicologo, Psicoterapeuta e Founder del progetto Lo psicologo del Rock, ovvero un percorso di Song Therapy in cui le canzoni sono utilizzate come mezzo e strumento per conoscersi e migliorarsi.

Giovani e social

Ciao Romeo, la Generazione Z è nata e cresciuta online, perché allora un numero sorprendente di loro improvvisamente volta le spalle a Instagram, Facebook e Snapchat?

«I giovani per loro natura e per loro cultura cercano sempre la novità, l’originalità, e soprattutto desiderano sentirsi diversi da quelli che considerano adulti. Siccome su Facebook prima, ma come sta succedendo ora anche per Instagram e Snapchat sono sbarcati gli adulti e tra questi anche i loro genitori, scatta il rifiuto per quello che prima consideravano un mondo innovativo, speciale e diverso.

Da qui è facile pensare che originale e innovativo sia proprio il non essere più sui social. Quello che i giovani vogliono soddisfare è il bisogno e la necessità di novità e diversificazione cosa che secondo loro i social network ora non possono più offrire. I social sono lo standard».

Mentre i giovani della Generazione Z si stanno allontanando sempre di più dal mondo social, i Millennial sembrano apprezzare sempre più il loro status virtuale sui social. Come mai questo divario?

«Per i Millennial i social sono diventati un elemento imprescindibile per ottenere gratificazione sociale. I like alle foto, i commenti non fanno altro che gratificarci e dare degli impulsi positivi al nostro cervello. È un esempio di stimolo risposta molto rapido ed efficace.

Il nostro cervello si abitua in fretta a questo meccanismo ed è come avere a disposizione una dose giornaliera di gratificazione che passa attraverso i social. Non dobbiamo dimenticare poi che i Millennial hanno investito molto di più sui social sia a livello di immagine che di opportunità di lavoro, mollarli per loro sarebbe impensabile e significherebbe rinunciare a questo investimento».

Sfida o malessere, ma la vera chiave è un uso consapevole dei social

I giovani della Z generation non hanno mai dovuto imparare a usare i social, sono nati e vissuti con loro, subendone in tempo reale le diverse trasformazioni senza nessuno sforzo. L’allontanamento potrebbe dipendere anche da questo?

«Probabilmente i giovanissimi di questa che viene chiamata Generazione Z, non vendono nei social network alcuna sfida. Essere su Facebook, Instagram o Snapchat diventa in fretta banale. Già in molti si sono spinti troppo in là come tipologia di contenuti, cosa potrebbero fare in più se non semplicemente limitarsi ad imitare? Fondamentalmente può entrare in gioco la noia e la banalità».

“Se stai passando una brutta giornata, se ti trovi da solo, se a scuola è andato tutto male, vedere la foto dei tuoi amici che si divertono ad una festa è deprimente”. Questa una delle motivazioni dell’allontanamento dai social di un giovane tipo. Come la commenteresti?

«È una motivazione valida e soprattutto basata su diverse ricerche scientifiche che dimostrano che confrontarsi con dei modelli che sembrano eternamente vincenti come quelli che noi proponiamo in maniera migliorativa sui nostri social network non aiuta per niente il nostro status, il nostro umore e la nostra autostima. L’effetto confronto non fa altro che peggiorare un nostro malessere nato offline e ci fa sentire ancora più isolati».

Cosa ti aspetti possa succedere nel prossimo futuro? Sulla base della tua esperienza, ci possiamo aspettare un abbandono in massa dei social o un ritorno alla vita virtuale?

«Mi aspetto un giusto ridimensionamento delle persone e del tempo che si dedica ai social e questo lo stiamo già vedendo con Facebook. La curva ascendente dei social si sta ridimensionando e si sta avviando verso una stabilizzazione. Continueremo a passare ancora molto tempo sui social network ma in maniera più consapevole. Il ritorno alla vita virtuale avverrà quando verrà introdotto qualcosa di ancora più innovativo e immersivo».

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Probabilmente i giovanissimi di questa che viene chiamata Generazione Z, non vendono nei social network alcuna sfida - Romeo Lippi

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