La Commissione Europea ha lanciato una consultazione pubblica sul mantenimento dell’ora legale. Tutti i cittadini dell’Unione sono invitati a esprimere QUI il loro parere, entro il 16 agosto. Nella consultazione “ci sono fondamentalmente due possibilità di scelta: se tenere il sistema attuale invariato, oppure abolirlo per tutta l’UE, perché – ha spiegato il portavoce della commissione Enrico Brivio – non vogliamo una cosa a macchia di leopardo, non sarebbe buono per il mercato unico”.
L’ora legale è la convenzione di spostare avanti di un’ora le lancette degli orologi di uno Stato per sfruttare meglio l’irradiazione del sole durante il periodo estivo. Gli Stati membri dell’Ue la introdussero nel corso dei primi anni Settanta con la crisi energetica. Ma già all’inizio degli anni Ottanta c’era aria di revisione. A regolare la materia al momento è la Direttiva 2000/84.
I critici dell’ora legale partono da questo assunto: oggi il costo dell’illuminazione è più basso rispetto a quando questa direttiva è stata adottata ed è venuta meno la sue ragione principale: ovvero il risparmio energetico. Secondo gli esperti entrerebbe anche in conflitto con il nostro ritmo circadiano: spostare le lancette dell’orologio due volte all’anno insomma disturberebbe il nostro orologio interno.
Ci sono paesi, come la Finlandia, che chiedono l’abolizione del cambio semestrale e altri che invece vorrebbero una revisione del sistema in vigore. A quanto pare però non sono molte le vie per conservare un regime armonizzato, in quanto o si mantiene l’impianto attuale o si passa alla cessazione del cambiamento semestrale, lasciando però agli stati margini di manovra per decidere cosa fare o meno nei propri confini.
Non è la prima volta che da Bruxelles muovono all’attacco dell’ora legale. All’inizio dell’anno la risoluzione proposta dai parlamentari Pavel Svoboda e Karima Delli è stata bocciata. In sostanza si spiegava che “numerosi studi scientifici non sono riusciti a dimostrare alcun effetto positivo del cambiamento semestrale dell’ora e, al contrario, hanno segnalato l’esistenza di effetti negativi sulla salute umana, l’agricoltura e la sicurezza della circolazione stradale”. Da qui la richiesta di cambiare le regole. Ora la parola passa ai cittadini.
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