Microsoft vuole assistenti virtuali sempre più umani

Microsoft ha acquisito Semantic Machines, startup di intelligenza artificiale, fondata nell’agosto 2014 a Berkeley. La società ha ricevuto 8,5 milioni di dollari di finanziamento nel 2014 e altri 12,3 milioni nel dicembre 2015. Tra gli investitori Bain Capital Ventures e General Catalyst Partners. Semantic Machines si descrive come un’azienda impegnata nella creazione di AI conversazionali che consente alle macchine “di comunicare, collaborare, comprendere i nostri obiettivi e svolgere compiti”.

Il team di Semantic Machine, startup di IA acquisita da Microsoft – credits blogs.microsoft.com

Cortana e gli altri Bot di Azure

L’operazione ha l’obiettivo di aiutare Microsoft a competere con Alexa, Siri di Apple, Google’s Assistant e Bixby di Samsung e di sostenere lo sviluppo di Cortana, dei Bot di Azure e degli servizi cognitivi della società di Redmond. Lato team, Semantic Machine ha riunito ricercatori, ingegneri e imprenditori che si sono occupati dello sviluppo di Siri e Google Now e della ricerca nell’ambito dell’elaborazione del linguaggio naturale, del riconoscimento vocale, della sintesi vocale, e delle Conversational AI interfaces. Nel gruppo ci sono esperti di intelligenza artificiale come Larry Gillick, ex capo scienziato di Siri presso Apple, oltre a ricercatori come il professore di UC Berkeley Dan Klein e il professore dell’Università di Stanford Percy Liang.

Interfacce linguistiche

“La maggior parte dei bot e degli assistenti intelligenti drispondono a semplici comandi e domande, ma non sono in grado di capire il significato o portare avanti conversazioni – ha spiegato David Ku, CVP e chief technology officer di Microsoft AI & Research – per una comunicazione ricca ed efficace, gli assistenti intelligenti devono essere in grado di avere un dialogo naturale invece di limitarsi a rispondere ai comandi. Questa è intelligenza artificiale. Con l’acquisizione di Semantic Machines, stabiliremo un centro di eccellenza dell’intelligenza artificiale a Berkeley per spingere in avanti i limiti di ciò che è possibile nelle interfacce linguistiche”.

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