Amazon ha incassato 2 miliardi di dollari dalla vendita degli spazi pubblicitari: potrà dare filo da torcere alle aziende che basano il proprio business model sulla vendita di annunci, come Google e Facebook?
Amazon è diventato un protagonista importante del settore pubblicitario: nel primo trimestre del 2018, le sue entrate alla voce “altro”, che provengono principalmente dalla vendita degli annunci, hanno raggiunto i due miliardi di dollari, con un aumento del 139% su base annua.
Perché gli inserzionisti si rivolgono sempre più ad Amazon per presentare le proprie offerte ai clienti online? Il risultato ha infatti segnato il quarto trimestre consecutivo con il valore in crescita rispetto al trimestre successivo, evidenziando un trend che è impossibile sottovalutare.
Brian Olsofsky, Chief Financial Officer di Amazon, in una conference call con gli investitori ha dichiarato che le entrate per l’azienda, sotto questa voce, sono state molto più alte delle previsioni, risultando “un forte contributo”. “Direi che la pubblicità continua a essere una strada giusta da seguire”, ha aggiunto Olsofsky.
Con questo tipo di risultati, più di un esperto del settore ritiene che i big player dell’advertising, come Facebook e Google, dovrebbero stare all’erta e prepararsi a difendere il proprio parco clienti dall’erosione progressiva della società di Bezos.
Facebook e Google dominano il business degli annunci online e, secondo alcune stime, raccoglieranno quest’anno quasi l’80% dell’investimento pubblicitario digitale totale. Con i navigatori che scelgono con sempre maggiore frequenza Amazon per gli acquisti, bypassando la ricerca su Google , anche i marketer hanno cominciato a osservare con interesse il fenomeno, individuando un potenziale valore nel pubblicare gli annunci del proprio brand sul sito di eCommerce.
Proprio per questo Amazon sta impiegando risorse per implementare le funzioni che permettono agli inserzionisti di pubblicizzare meglio i brand e i nuovi prodotti.
Anche Amazon dovrà affrontare le problematiche relative al fatto che i navigatori non gradiscano eccessivamente l’interruzione di un’esperienza da parte di un annuncio, ma la sfida più grande sarà quella di far tesoro dei recenti scivoloni dei competitor (vedi Cambridge Analytica), come Facebook, per una corretta gestione dei dati personali degli iscritti ai servizi.
Proprio questi recenti scandali, hanno convinto qualche investitore a guardare altrove, riducendo l’investimento sulla piattaforma di Zuckerberg per spostarsi su altri servizi, anche se Facebook ha dimostrato di avere solide basi per reggere il colpo e andare avanti.
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