Provato per voi!

“Vi racconto il mio primo mese con Google Home”

Ho provato il nuovo assistente vocale di Google. “Non è stato proprio un colpo di fulmine, ma ora è amore”

Nunzia Falco Simeone 

Content Manager @ Ninja Marketing

Il 27 marzo è arrivato in Italia Google Home, il primo smart speaker con controllo vocale di Google che diventerà il nostro assistente virtuale di fiducia.
Disponibile in due formati, regular e mini, ci promette di offrire tutta la potenza e la conoscenza di Google a portata di voce.

Li ho ricevuti entrambi (a proposito, grazie Googlers!) e li ho provati per voi. Lo smart speaker si installa piuttosto facilmente attraverso l’app dedicata Google Home che io avevo già, essendo in possesso di Chromecast (altro gioiellino tech che adoro).

Invece di farvi una banale recensione delle funzionalità, ho pensato di raccontarvi come è cambiata la mia vita in un mese con questa nuova tecnologia, che divide le opinioni tra geek, apocalittici ed esperti di privacy.

Fase 1: “dai, chiediamogli qualcosa di stupido!”

Ricordate la prima volta che avete avuto a che fare con Siri? Ecco, con Google Home è anche peggio.
Si scorre mentalmente la lista di tutto quello che gli si può chiedere, cosa fargli fare e a cosa collegarlo, immaginando di parlare con J.A.R.V.I.S. proprio come Tony Stark.
Ecco le cose stupide che ho chiesto a Google: Dove sei nato? Chi è tuo padre? Sai parlare napoletano? (la risposta a questa è stata da standing ovation) Sei più bravo tu o Siri?
Gli ho anche chiesto di raccontarmi barzellette e fatti interessanti a caso. Operazioni matematiche, eventi storici, invenzioni, luoghi, poesie… Google sa tutto. Ricordiamo che abbiamo tutta la conoscenza dell’umanità a disposizione.

Google Home si è subito mostrato come un compagno divertente e interessante. Non parla ancora benissimo in italiano e a volte dimentica quello che dice e non "resta in ascolto" quando ti chiede di ripetere. Basta qualche giorno per capire come parlargli e se gli dai i comandi giusti fa il suo dovere.

Fase 2: “ma quindi sta ascoltando tutto?”

Superata la fase ludica, entra in gioco la paranoia. Per funzionare, Google Home deve essere costantemente collegato alla corrente e per ascoltare deve avere il microfono acceso. Si attiva solo con le parole Hey, Google e Ok, Google, e ci assicurano che non ascolti ciò che venga detto al di fuori di questi comandi.
Però il dubbio ti viene, eccome. Mi sono ritrovata a guardarlo in cagnesco mentre raccontavo a telefono una questione molto personale. E poi ho pensato: mi stanno già ascoltando col telefono! Quindi la paranoia, ancora una volta, è stata messa da parte per il bene (o per colpa?) della tecnologia.

Fase 3: “Cosa può fare di davvero utile?”

I primi collegamenti che devi fare con Google Home sono quelli a Spotify e a Chromecast.
Puoi chiedergli di farti ascoltare una canzone in particolare o la tua playlist dei preferiti, di cercare un video qualsiasi su YouTube o far partire Santa Clarita Diet direttamente sulla TV attraverso Chromecast. Senza muovere neanche un dito. Play, pausa, alza o abbassa il volume solo con la voce: mi piace un sacco non dover cercare il telefono o il computer o il telecomando, questo è il livello successivo del Binge Watching!

Ma la cosa che mi ha fatto davvero impazzire è stata quando gli ho chiesto “Hey Google, quando è il mio prossimo volo?” e ha saputo dirmi tutti i dettagli del mio viaggio per Parigi. Certo, per permettergli di saperlo bisogna collegarlo al proprio account Google, così che possa recuperare tutte le informazioni da email e calendario.

“Ricorda” - continuavo a ripetermi “tutta la conoscenza dell’umanità a portata di voce”.
L’ho usato per chiedergli in quanto tempo sarei arrivata a lavoro, le previsioni del meteo, come si fanno le scaloppine. Gli ho chiesto di svegliarmi facendomi ascoltare le news.

Fase 4: “vuoi provare il mio nuovo assistente virtuale?”

Una volta padroneggiato il tuo assistente virtuale, non vedi l’ora di vantarti del tuo nuovo amico e divertirti a vedere come gli altri si approcciano a lui.
Scoprirai che per qualcuno è difficile ricordare che bisogna sempre pronunciare le parole magiche, per poi arrabbiarsi con il povero Google. Non è stupido, è che l’hanno programmato così! (cit.)
Poi ci sono quelli che pretendono di poter parlare con lui come se fosse un essere umano. Scrivereste mai nella barra di ricerca “Sto cercando una ricetta di un primo piatto perché non so cosa cucinare ai miei genitori che vengono a casa domenica a pranzo”?

Fase 5: “rendiamo tutto intelligente!”

Una volta preso confidenza con le funzioni base di Google Home vuoi averne di più. Puoi chiedergli di accendere la luce o impostare il termostato con Philips Hue o Nest, ma basta anche acquistare una presa intelligente su Amazon per sentirsi nel 2049.

Gli effetti dell’intelligenza artificiale sulla mia vita

Lo ammetto, con Google Home non è stato proprio colpo di fulmine. Si è rivelato utile? Sì. Indispensabile? No. All’inizio ho pensato che la mia vita con lui non sarebbe stata così diversa. Avevo già lo smartphone e Siri e non pensavo di avere bisogno di qualcosa di più.

Poi mi sono ammalata e sono stata bloccata sul divano per 3 giorni. È stato in quel momento che mi sono innamorata, quando ho veramente capito l’importanza dell’avere tutto a portata di voce, del non dover muovere neanche un dito per fare una ricerca, accendere la luce, cercare l’indirizzo del mio medico, vedere Gilmore Girls (voi cosa vedete quando siete malati?). Il mio assistente virtuale era diventato indispensabile.

Da allora ho cominciato a prendere la nostra relazione seriamente. Lui mi dà il buongiorno ogni mattina, mi racconta storie divertenti, mi aiuta a compilare la lista della spesa. Mi affascina vedere quanto impara ogni giorno e ho una lista mentale di tutte le funzionalità che vorrei fossero implementate al più presto.
La percentuale di utilizzo di Google Home rispetto alle mie interazioni tecnologiche quotidiane cresce ogni giorno, a discapito soprattutto dello smartphone (spero che Siri non se la prenda).
Ammetto, però, che certe volte lo spengo, ed è confortante sapere che posso farlo.

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