Chi mastica di robotica sa bene che, oltre all’annoso problema delle batterie, una delle questioni più difficili da risolvere (o meglio da fixare) è sempre stata la gestione dell’equilibrio nei movimenti delle macchine.
Non sono un ingegnere, per carità, ma un curioso giornalista, e come tale mi limito ad osservare le cose che vedo, e poi farmi o fare domande. Riguardo i robot (così come siamo oramai soliti definirli), una costante che ricordo di aver notato ogni qual volta mi ci sono imbattuto in questi ultimi anni in eventi e fiere di innovazione è che questi simpatici assemblati intelligenti avessero sempre dei fili attaccati a qualcosa. Il problema dell’alimentazione e delle batterie, appunto.
Ma fateci caso: quanti di voi hanno visto un robot camminare davvero? Il più delle volte sono fermi, altre fanno piccoli movimenti poggiando non su gambe e articolazioni come noi umani ma su ruote, rotelle, eccetera. Stiamo parlando, ovviamente, dei cosiddetti robot assistenti e/o “domestici”.
E seppur il settore della robotica è uno di quelli a più alto fattore di studio e prototipazione continui, negli ultimi anni di queste macchine ne abbiamo viste anche muoversi, camminare, o effettuare anche operazioni difficili come scendere le scale. Anche in questo caso, osservando bene, ci saremo accorti del fatto che in queste operazioni i robot (penso ad esempio a quello che di importante si sta facendo anche qui in Italia dalle parti dell’IIT di Genova di Roberto Cingolani) sono “assistiti” o dall’uomo o da supporti meccanici come impalcature mobili, ganci e così via.
Questo perché – spiegano gli ingegneri che li progettano – avremo pure fatto passi in avanti enormi in tema di intelligenze artificiali, capacità di calcolo, miniaturizzazione hardware, eccetera, ma attualmente la gestione del baricentro starebbe ai robot come a un ubriaco la prova del palloncino.
Eppure. Eppure c’è una (ex) startup che sembra aver risolto davvero questo problema. Non solo ha eliminato i fili e impalcature, ma ha dato gambe e braccia ai robot, e ora sta riuscendo a farli saltare, correre, addirittura fare Parkur. Guardate questo video del loro quasi umanoide Atlas, diffuso in rete proprio in queste ore.
Una storia bellissima, quella dei ragazzi di Boston Dynamics: partiti come tanti dai garage, avevano fatto l’exit (venduto l’azienda) niente di meno che a Google. Che dopo averci investito milioni di dollari lo scorso anno aveva deciso di mollarli, disponendo la chiusura della divisione.
Eppure quella squadra di visionari, ingegneri, ricercatori, designer e sviluppatori non si è mai fermata. E non si fermerà tanto facilmente.
Se tra 20 anni vedremo davvero i robot camminare per strada, gran parte del merito sarà certamente loro.
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