Addio carta di credito: con Visa si paga con gli occhiali da sole!

Quali sono gli oggetti da non dimenticare a cui tutti noi pensiamo quando usciamo di casa? Chiavi di casa, telefono, portafogli. Da oggi potranno essere gli occhiali da sole l’immancabile gadget da portare sempre con noi.

Grazie a un’idea sviluppata dal team di Visa presentata all’ultimo festival di Austin SXSWSouth by Southwest – a quanto pare da oggi non porteremo con noi gli occhiali da sole soltanto con il bel tempo e nelle ore diurne, ma le lenti scure sostituiranno il portafogli: più precisamente la carta di credito – e se l’idea parte da Visa, c’è da fidarsi!

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L’idea: Occhiali da sole Visa

Michelle Castillo / CNBC

Chris Curtin, responsabile del reparto innovazione del brand, ha detto:

“[L’idea] è in linea con il concept del brand Visa: il concetto è proporre oggetti che nessuno si aspetterebbe essere abilitati come strumenti di pagamento, come occhiali da sole o un anello, e portarli sul mercato”

Curtin esprime il concept alla base dell’invenzione, e spiega che l’idea è innovativa perché comunemente non ci si aspetta da un paio di occhiali da sole – ma anche da un anello, aprendo così la strada a tutto il mondo del cosiddetto weareable – la possibilità che fungano da strumento di pagamento. Proprio questo aspetto, riuscire a cambiare la funzionalità di un oggetto, rappresenta l’innovazione.

Gli occhiali magici sono praticamente identici ai cugini analogici, salvo avere un chip sul lato. Avvicinando gli occhiali al lettore cui solitamente avviciniamo la carta di credito. – il POS, per intenderci – si abilita il pagamento. Semplice, no?

Il prodotto non è ancora in commercio ma in fase di test, e non è un mistero il fatto che sarà meno facile di quello che potrebbe sembrare entrare nel settore del wearable, già così incredibilmente affollato di start up e società tech. Un esempio su tutti? Pensiamo a FitBit.

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Innovazione? Sì, ma…

Michelle Castillo / CNBC

L’idea è senza dubbio molto divertente e innovativa, ma porta con sé dei limiti: innanzitutto, chiunque può pagare se è in possesso degli occhiali, il che rende pericolosa l’ipotesi di perderli. In quel caso, bisogna immediatamente fare in modo che il nostro conto non sia più associato al paio di occhiali, e sappiamo tutti quanto sia poco piacevole trascorrere ore e giorni a bloccare un conto corrente.

In secondo luogo, se consideriamo che nelle ore seralie anche durante quelle diurne, quando c’è poco sole – non portiamo con noi gli occhiali perché non ne sentiamo l’esigenza fisica, una rivoluzione di questo tipo ci sta portando letteralmente ad avere un nuovo bisogno per un oggetto: creare nuovi bisogni era la Mecca dei marketer fino agli anni ’80, ma oggi va fatta molta più attenzione.

Sappiamo perfettamente cosa significa essere dipendenti dallo smartphone e non poche persone rimpiangono i tempi in cui, appunto, si usciva di casa con in tasca le chiavi e un po’ di contanti: il rischio è che in realtà i tempi stanno andando in tutt’altra direzione, ovvero rendere più potenti gli oggetti da cui già adesso non ci separiamo, come con FitBit che di fatto è un neutro bracciale in plastica che tendiamo a tenere sempre con noi, o lo SmartWatch, anche quello sempre con noi.

Potrebbe avere più senso investire sul wearable senza imporre un comportamento innaturale alle persone?

Noemi Borghese

Laureata in beni culturali e consumatrice accanita di serie tv, sono approdata nel 2013 al web marketing per una naturale propensione alla rottura sistematica di scatole, attività in cui mi cimento con una certa costanza. Sul mio biglietto da visita, tra gli scarabocchi e le macchie di caffè, c'è scritto Digital Marketing Specialist, ma chi vogliamo prendere in giro?

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