Lo spot di Barbie abbatte gli stereotipi di genere: i papà giocano con le bambole

Dopo il lancio nel 2016 delle nuove Barbie multietniche, più basse o più formose, continua l’evoluzione del brand che fino a poco tempo fa incalzava quelli che sono gli stereotipi di genere:

Il colore rosa è per le femmine“, l’azzurro per i maschi”, oppure “la Barbie è un gioco da femmine”

Lo spot pubblicitario che è stato lanciato durante i playoff di NFL a gennaio, mostra padri di diversa etnia seduti per terra o sul letto, che giocano a Barbie con le loro figlie in maniera naturale, storpiando le voci, ridendo e divertendosi.

Il primo impatto dello spot è una rappresentazione rivoluzionaria. Scene che nel 2017 dovrebbero essere “normali” in buona parte del continente evidentemente non lo sono affatto. Non lo sono in paesi conservativi e tradizionalisti, dove il ruolo del padre è quello di un maschio virile e intoccabile.

Lo spot di Barbie che comunica un messaggio importante: “You can be anything”

Il messaggio della campagna pubblicitaria è davvero importante: “il tempo che investiamo nel loro mondo immaginario, è il tempo che investiamo nel loro futuro reale”.

Leggendo tra le righe di questo messaggio, i padri che giocano con le loro figlie all’astronauta, al medico o all’insegnante di Yoga, trasmettono alle bambine la sensazione che nella vita possano diventare quello che sognano. Un valore che si ritrova anche nella frase finale dello spot di Barbie: “You can be anything”.

Sei anni prima che il brand di Barbie cambiasse strategia, la giornalista e scrittrice Loredana Lipperini ha pubblicato un’analisi critica che risulta in buona parte ancora attuale:

Quali sono i modelli delle ‘nuove’ bambine? Che cosa sognano di essere? Madri? Ballerine? Estetiste? Mogli di calciatori? Le eroine dei fumetti le invitano ad essere belle.

Le loro riviste propongono test sentimentali e consigli su come truccarsi. Nei loro libri scolastici, le mamme continuano ad accudire la casa per padri e fratelli. La pubblicità le dipinge come piccole cuoche. La moda le vuole in minigonna e tanga. Le loro bambole sono sexy e rispecchiano (o inducono) i loro sogni: diventare madri, ballerine, estetiste, infermiere, mogli di calciatori, appunto. Questo è il mondo delle nuove bambine.

(da Ancora dalla parte delle bambine, La Feltrinelli, 2010.)

È tempo di nuovi orizzonti

Lo spot di Barbie lancia sicuramente un messaggio positivo e rivoluzionario, abbattendo stereotipi ed archetipi, anche se il brand stesso nel video sceglie di mostrare solamente tre bambine, escludendo quindi i bambini. Che si tratti di target oppure no, la rappresentazione indistinta di bambini e bambine nelle pubblicità di giochi come bambole e macchinine aprirebbe, col passare del tempo, nuovi orizzonti non più stereotipanti.

LEGGI ANCHE: 5 Barbie che Mattel dovrebbe produrre per ispirare le nuove generazioni

Cambiamenti che lentamente avverrebbero anche nella mentalità della società, andando a modificare la percezione dei ruoli nel mondo del lavoro, dove ancora oggi la “donna tech” deve combattere contro molti pregiudizi, ugualmente l’uomo che lavora come educatore all’asilo.

Lo spot è firmato BBDO San Francisco

La campagna creata da BBDO San Francisco prevede la divulgazione su TV, cinema, digital e stampa.
Social Native, Tongal and Time Inc. cooperano con il brand e continueranno a diffondere la campagna #DadsWhoPlayBarbie.

Marina Nardon

Appassionata di digital, sono italiana a Vienna da 10 anni. Marina di nome e di fatto, quando posso scappo al mare. Ho curato progetti internazionali di marketing digitale, poi ho creato un'agenzia tutta mia: digital Marine. Attraverso le parole lotto contro le ingiustizie e per un mondo più giusto e gentile. Per tutti e per tutte.

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