Autopilot: dopo il caso Tesla, opportunità e rischi dei software alla guida delle macchine

Nel mese di aprile abbiamo parlato della Tesla Model 3 e della sua possibile rivoluzione elettrica per ciò che riguarda la guida a zero emissioni con una grande autonomia di marcia e della funzione autopilot, che consente alla vettura di muoversi da sola grazie all’ausilio di sensori ottici e radar che leggono gli ostacoli e la segnaletica orizzontale e verticale.

Fonte: Tesla Motors
Da subito gli esperti in materia hanno dibattuto e obiettato sulla reale funzionalità di questi strumenti: da una parte la tecnologia sta facendo passi da gigante garantendo al guidatore una maggiore sicurezza quando viaggia in autostrada (ACC-Cruise Control Adattivo ne è un esempio); ma dall’altra va anche detto che una guida completamente automatica apre delle incognite sulla sicurezza stradale.
L’incidente accaduto alla Tesla Model S del 7 maggio in Florida in cui il passeggero è morto mentre aveva impostato la guida automatica apre un pesante punto interrogativo sulla programmazione del software che guida la macchina. Come viene programmata l’auto qualora si trovi di fronte un animale vagante che attraversa la strada? Si prepara all’impatto danneggiando l’auto con un impatto diretto e frontale oppure tenterà un cambio di traiettoria anch’esso rischioso? Con la guida umana è lo stesso guidatore a valutare cosa sia meglio fare in base a determinati criteri: dimensione animale, fondo stradale, efficienza dell’autovettura, ecc.

Fonte: volvocars.com
Ora, si potrà obiettare che i programmatori potrebbero inserire una funzione che eviti animali o oggetti vaganti in base alle dimensioni ed eviti la collisione frontale qualora l’oggetto sia di dimensioni maggiori a “X”. Ma come si fa a scegliere quale algoritmo usare se improvvisamente un bambino attraversa la strada a bordo di una bicicletta? L’algoritmo sceglierà di uccidere il bambino preferendo uno scontro frontale o preferirà salvaguardare la sua salute, tentando una improbabile sterzata che mette a repentaglio la vita del guidatore?
Gli scenari che si troveranno di fronte i programmatori saranno innumerevoli e pieni di possibili variabili, ma ancor più difficile sarà capire chi scriverà i nuovi codici della strada. Saranno le case costruttrici a programmare ogni singola automobile o ci sarà un autorità predisposta per ogni Paese sovrano?E nel caso di guida a sinistra?
Siamo solo agli inizi della diffusione di queste tecnologie, e con l’andare del tempo la guida assistita (un esempio, la tecnologia Bmw) e poi la guida automatica saranno presenti praticamente ovunque. Eppure esiste già una confusione legislativa in materia di sicurezza stradale e amministrativa (multe, assicurazioni, ecc…).
Un consiglio? Tenere sempre due mani sul volante e non lasciare la vita nelle sole mani di un microchip
Luca Malvolti

Sono nato nel 1987 in un piccolo paese dell'appennino reggiano (Castelnovo Ne'Monti) e dopo il percorso scolastico presso un istituto professionale elettronico ho intrapreso la carriera universitaria conclusasi nel 2013 con una Laurea in Informazione e sistemi editoriali presso l'Università di Modena e Reggio Emilia. Nutro da sempre una forte passione per la storia, per la scrittura, per il mondo digitale e per le nuove tecnologie che mi hanno spinto a creare un prototipo di Social Tv nella mia tesi sperimentale. Nel mio percorso lavorativo, grazie a curiosità e voglia di fare, ho acquisito competenze in vari settori che spaziano dall'informatica, all'analisi dei dati per società di consulenza, dalla pubblica amministrazione alla posizione attuale che mi vede agente di commercio nel settore dell'aftermarket automobilistico. Insomma, mi piace spesso rimettermi in gioco e quando ho raggiunto un obiettivo guardo sempre a quello successivo perché fermarsi significherebbe non rimanere al passo con i tempi.

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