Il trillo dei modem a 56k è un marchio delle connessioni a Internet degli anni ’90, ma segnala anche l’alba del Web Design. È proprio in quel periodo, infatti, che molti brand sentono la necessità di costruire un proprio spazio nel mondo digitale. Nascono i primi siti aziendali, con risultati decisamente variegati.
Progettare graficamente un sito web significa elaborare un’interfaccia chiara che favorisca e guidi la navigazione, creando un’esperienza piacevole per gli utenti e al contempo funzionale per gli interessi del proprietario del sito.
Forse questi concetti erano ancora poco chiari in quei primi anni di boom della Rete.
I moderni CMS come WordPress e l’abbondanza di template ci hanno abituato ad una standardizzazione dei layout dei siti. Pur essendoci ampio spazio per le innovazioni, la presenza fissa di alcuni elementi è necessaria per rassicurare i navigatori.
Ad esempio, se fino a pochi anni fa la sidebar era una elemento caratteristico, oggi si tende ad ometterla, arrivando a “nascondere” anche il menù principale, che viene “esploso” tramite un click o un semplice hover. Si tratta di un segno lasciato dalla rivoluzione mobile, nel tentativo di ottimizzare gli elementi visualizzati negli schermi più piccoli.
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Un’idea degli standard che si sono affermati nel corso degli ultimi venticinque anni ce la offre l’ipotetico sito della NASA costruito da Fabian Burghardt: attraverso la barra di scorrimento in basso è possibile seguire l’evoluzione del sito attraverso gli anni.
Alzi la mano chi non ricorda GeoCities o chi non riconosce il solito tema bootstrap in voga ancora oggi.
L’elemento più determinante nelle trasformazioni del Web rimane comunque la velocità della connessione, la cui crescita esponenziale ha fornito grandi possibilità, soprattutto per quanto riguarda i contenuti multimediali; ottimizzarli e utilizzarli per aggiungere valore alla navigazione può portare ad una comunicazione efficace di marchi, aziende e prodotti, oppure all’esasperazione dell’internauta di turno che abbandonerà il sito senza convertire.
Insomma, si stava meglio quando si stava peggio? Giudicate voi.
L’articolo è ispirato alla ricerca presentata su Business Insider: “10 Brand Websites on the First Day“
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