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Cosplay: nuovi mondi possibili e identità accresciute

Il termine Cosplay (コスプレ, kosupure ) rappresenta l’unione di due parole inglesi, costume e play. La definizione ha fatto la sua prima comparsa tra gli anni settanta e ottanta, su un giornale di Tokio a seguito di un’apparizione pubblica di alcuni ragazzi vestiti come i personaggi dell’anime Neon Genesis Evangelion, a cui seguì la diffusione del fenomeno in tutto il mondo.

Divertimento, creatività e spirito di aggregazione sono gli elementi che rendono il mondo del cosplay l’ambiente ideale dove poter mostrare il lato eroico o antieroico della propria personalità.

Un recente studio  condotto dal Centro Studi di Etnografia Digitale, associazione no-profit che si occupa di comprendere e studiare nuove forme di vita culturali emergenti nella rete che gestisce in esclusiva il dipartimento di ricerca netnografica per ViralBeat, ha voluto mettere in luce la relazione esistente tra la narrazione del sé dal punto di vista sociologico e i processi culturali appartenenti al mondo Cosplay nella rete.

Lo studio è stato condotto seguendo una metodologia netnografica basata sull’osservazione partecipante, che consiste in una lettura piuttosto assidua di post, conversazioni e pubblicazioni relative alla web-tribe legata al fenomeno.

Il mondo dei Cosplayer è vasto e poliedrico e riuscire a concettualizzarlo tutto in una sola ricerca o studio risulta un’impresa ardua. Tuttavia lo studio ha individuato tre principali perni valoriali sui quali ruotano i discorsi dei partecipanti alla web-tribe “il modo in cui è nata la passione per il Cosplay, le motivazioni per le quali si è scelto di addentrarsi in questa attività e l’importanza della condivisione delle esperienze fatte grazie al Cosplay.”

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Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca è che, come accade nelle migliori avventure, si riscontra la presenza di un dark side e un bright side che rappresentano due modi diversi di vivere questo universo creativo.

“Il bright side è un modello narrativo attraverso cui il Cosplayer si narra come pienamente aderente all’estetica tribale dominante e totalmente devoto all’essere Cosplayer, in cui esplicita il bello di essere Cosplayer e le cose per cui non mai smetterà di praticare questa passione; il dark side è, invece, un modello attraverso cui il Cosplayer narra ciò che non apprezza del mondo del Cosplay e i motivi per cui potrebbe arrivare addirittura ad evadere e abbandonare il gruppo tribale. Si configurano, così, due poli tra cui queste rappresentazioni oscillano.”

Le produzioni culturali legate al Cosplay che avvengono sia online che offline delineano la volontà da parte dei suoi attori di creare nuovi mondi possibili, nei quali “l’esperienza personale del singolo diventa un tassello per creare uno spazio etico, paritario e meritocratico.” Un mondo privo di pregiudizi e nel quale il valore monetario è legato alla resa estetica che produce.

Per un Cosplayer travestirsi non vuol dire soltanto rappresentare un personaggio e vestirne i panni, in realtà significa analizzarne la personalità, riprodurne le movenze e indossarne l’identità accrescendo così la propria.

Una metodologia, quella netnografica, nata in seno alle recenti teorie della Consumer Culture Theory che vedono in un approccio antropologico l’unica via per riuscire a co-creare esperienze di consumo coerenti con le aspettative dei consumatori.

Quindi cosa aspettate? Leggete tutta la ricerca scaricabile gratuitamente da qui  e diteci secondo voi per quali brand ed in che modo può essere utile uno studi netnografico della web tribes del Cosplay! Noi un’idea ce l’abbiamo.

E se siete interessati a diventare degli esperti antropologi del web date un’occhiata al primo Master universitario italiano in Digital Methods e Digital Culture.

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