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World Business Forum Milano 2013: il Ninja Report [EVENTO]

Tom Peters on stage

La decima edizione del World Business Forum Milano (5 e 6 novembre), organizzato da Wobi, è stata una due giorni intensa, carica di suggestioni, idee semplici ma potenti, e tanta voglia di dare una profonda scossa alla cultura del management moderno dalle fondamenta. Il Milano Congressi, location dell’evento, è stato crocevia di grandi pensatori, leader ed innovatori, che hanno fatto scuola ad un pubblico di oltre 2000 manager internazionali.

Ecco un breve take away di spunti, riflessioni e parole chiave emersi in area leadership, marketing ed innovazione.

Ripensare la Leadership

La responsabilità del Leader è di sviluppare le persone, ci insegna Tom Peters, esperto indiscusso di management ed autore del libro In Search of Excellence.

 “Nessuno ti ha forzato ad essere un leader: tu hai scelto di essere un leader. Quindi, hai scelto di votare il resto della tua carriera professionale a sviluppare le persone”!

Peters, giovinotto settantunenne dalla straordinaria energia vitale, focalizza l’attenzione sulla missione morale del leader, che lavorare sullo sviluppo dei suoi dipendenti e collaboratori. Caratteristica fondamentale, deve essere in grado di ascoltare: abbiamo due orecchie, ed una sola bocca. L’ascolto è segno di rispetto, gentilezza e di coinvolgimento emotivo con la persona che si ha di fronte.

Anche Susan Cain, autrice di Quiet, rivoluziona il concetto di leadership: non è il carismatico ad essere il miglior leader, ma l’introverso. Sì, proprio il timido che arrossisce e che preferisce stare da solo con un buon libro invece che andare ad una festa: l’introverso è un leader eccellente nonostante spesso sottovalutato in quanto silenzioso e restio parlare a voce alta delle proprie idee. La leadership degli introversi sta nella capacità di ascolto dell’altro, nella riflessione ponderata in solitudine e nella prudenza, e nell’attitudine di far esporre le idee ai propri dipendenti e collaboratori. Gli estroversi invece tendono ad agire con impulsività e ad intromettersi nelle iniziative, cercando di posizionarsi sotto i riflettori dell’attenzione altrui.

I migliori team in azienda quindi sono composti da entrambe le tipologie di approcci: è dalla diversità e dallo scambio tra introversi ed estroversi che scatta la scintilla della creatività e si attiva lo sviluppo personale.

Cambio di paradigma

Scatenare un’idea di branding rivoluzionando i paradigmi di marketing, argomento cardine dello speech di Kevin Roberts, Global CEO di Saatchi & Saatchi ed autore del best seller Lovemarks – the future beyond brands.

Kevin Roberts

Lapidario, Roberts ha scandito che il marketing è morto. Amen. I modelli teorici e metodologici del marketing insegnati nelle business school, che portano i marketing manager a ragionare in termini di brand equity e variabili preconfezionate, non sono più efficaci nell’attuale società postmoderna.

Non esiste più il Return on Investment, bisogna ora pensare in termini di Return on Involment: sul mercato, vince chi riesce a coinvolgere emozionalmente il pubblico di riferimento, non chi gioca ad investire di più. Concetto ribadito anche da Peters, secondo il quale andrebbero creare nuove figure professionali: il CNO, Chief Engagement Officer, ed un CXO, Chief Experience Officer, focalizzati esclusivamente sul coinvolgimento e sulla relazione con il consumatore.

Per Roberts, è necessario un cambio radicale di paradigma e di forma mentis: la chiave è spostarsi dall’era del “nuovo” all’era dell”ora”.

Fondamentale ora è il NOW, l’attimo, il real-time. Bisogna agire sul mercato con destrezza ed agilità. Con una bella metafora, Mr. Lovemarks racconta che che i manager devono trasformarsi in surfisti abili a cogliere e cavalcare l’onda.

Ed in questo flusso di cambiamento, non dobbiamo più raccontare storie, ma condividerle. Non dobbiamo più creare brand, ma capire come scatenare movimenti veicolati dai brand.

Martin Lindstrom, voce autorevole in area neuromarketing, dice che la chiave di volta per conquistare le persone è una comprensione profonda delle loro emozioni e dei loro timori.  Infatti, un buon 85% delle cose che facciamo sono  irrazionali: spesso scegliamo un brand più per emotività che per razionalità, quindi per costruire un brand dobbiamo valutare la suscettibilità all’informazione inconscia. Entrare in empatia profonda con il cliente è dunque una priorità.

Martin Lindstrom

Innovazione, Distinzione, Velocità

Peters suggerisce che le imprese non devono competere sul prezzo, ma sull’eccellenza: “sii il migliore, è l’unico mercato che non è saturo!”. Distinguersi o estinguersi, è il darwiniano dilemma: focalizzarsi sulla differenziazione e sulla creazione di un prodotto unico è fondamentale per sopravvivere ed avere successo di lungo termine sul mercato.

Chris Anderson, autore de “The Long Tail” ed Editor-in-Chief di Wired per ben 11 anni, nel suo intervento racconta della Terza Rivoluzione Industriale, era che stiamo attualmente vivendo: oggi, grazie ai cambiamenti tecnologici trasformare un’idea creativa in un prodotto o servizio è semplice e quasi immediato. 

La crisi è sempre un’opportunità per un cambiamento dirompente

Alex Rovira, professore di HR and Talent Management all’ESADE Business School, racconta che proprio la crisi è il motore del cambiamento. Nell’etimologia stessa della parola c’è la sua vibrazione profonda. Infatti la parola crisi deriva dal sanscrito Kri (fare) , stessa  radice delle parole Crisalide, stato di transizione tra il bruco e la farfalla, Cristo, uomo morendo e risorgendo che porta una rivoluzione nel mondo, Criterio, concetto che da ordine alle cose.

Quindi, mai considerare la crisi come una tragedia irreversibile, ma come un’opportunità di trasformazione radicale e di cambiamento di paradigma, che costringendo ad non avere più, costringe ad essere e ripartire da zero reinventandosi completamente e risorgendo.

E Luke Williams, sulla stessa linea di pensiero, afferma che il momento in cui le aziende sono più vulnerabili è proprio all’apice del successo.

 “Se sei un meccanico, non vuoi mettere mano in un motore che sta girando: e questo è il dilemma di tutti i business, il dilemma proprio dell’innovazione. Quando pensiamo di fare le cose giuste, quando ci sentiamo invincibili perchè all’apice del nostro successo è forse il momento in cui siamo più vulnerabili.”

Bisogna scrollarsi di dosso la miopia dell’inerzia e, quando soffia il vento del cambiamento… costruire mulini a vento, non muri! 

Federica Bulega

In Ninja Academy gestisco la unit dedicata al Corporate Training e questo mi permette di conoscere da vicino le storie di tante realtà italiane e globali. Per Ninja scrivo di Media, Business e Risorse Umane: materie tra i miei focus accademici, avendo studiato Economia & Management prima, e Media Management dopo. Dagli studi liceali mi porto una passione smodata per l'arte e la letteratura classica. Tra università e primi passi professionali, ho vissuto quasi tre anni in Finlandia, prima di approdare a Milano.

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