La Leo Burnett Change, la sezione no-profit dell’omonima agenzia pubblicitaria, è stata assoldata dalla Business in the Community, la più importante organizzazione no-profit inglese impegnata nel diffondere modelli di business sostenibile, per tirare le orecchie alle aziende anglosassoni. Perché? Pare che le aziende britanniche e americane scartino con troppa facilità i curricula dei potenziali candidati che hanno avuto un problema con la giustizia.
In Italia una simile pubblicità progresso creerebbe sicuramente un po’ di scompiglio. Nel Regno Unito, invece la questione rimane su un piano più alto: quello dei diritti civili. La domanda che ci siamo posti è la seguente: voi lo dareste un lavoro ad un ex detenuto?
Il video pre-roll della campagna interattiva è la storia di un uomo, un ex-detenuto, che si trova ad affrontare un colloquio di lavoro. Chi guarda il video veste simbolicamente i panni di un selezionatore, che può discriminare il candidato, a causa del suo passato.
Ecco, così come il recruiter “salta” la candidatura dell’ex-galeotto, anche voi potete “saltare il messaggio pubblicitario” e non stare ad ascoltare quello che il vostro interlocutore ha da dirvi. Skip Ad. Fatelo. E come per incanto accade qualcosa, che non vi stiamo a dire, per non rovinarvi la sorpresa.
Non ci sono effetti speciali. Si tratta semplicemente di ascoltare una storia, neanche troppo sensazionale.
Guardiamoci pure il video e mi raccomando, clicchiamo pure su “Skip Ad”. Tutte le volte che vogliamo.
A più riprese l’attore del video esorta il selezionatore a dargli un’opportunità, una seconda chance. Quanti sarebbero disposti a darla, una seconda possibilità? Abbiamo condotto un breve sondaggio su Linkedin e su Facebook. A parte qualche commento in cui chiaramente si afferma che “si scartebbe a priori la candidatura di un ex-detenuto”, la maggior parte delle persone intervistate sembrerebbe favorevole a dare una seconda possibilità. Di diverso avviso sono gli anglosassoni. Secondo le stime il 75% dei recruiter non prende nemmeno in considerazione la domanda di lavoro di chi ha la fedina penale sporca.
La campagna interattiva della Leo Burnett è stata realizzata proprio nell’intento di supportare l’iniziativa Ban the box, il movimento che si impegna a sensibilizzare i datori di lavoro a rimuovere la tanto contestata casella.
Al di là delle considerazioni etiche, al di là della semplicità della storia, ciò che a nostro avviso è geniale, è stato proprio l’aver usato il tasto “Skip Ad” come elemento metaforico narrativo, la cui funzionalità originale viene meno. La stessa Kit Altin, fondatrice della Leo Burnett Change, parlando della campagna pubblicitaria per Business in the Community ha rivelato al Business Insider proprio che “its power comes from the way the Skip Ad functionality is a native element of the experience which is subverted“.
Vi era preso per un attimo un colpo eh? Pensavate si fosse rotto il tasto Skip Ad. E invece no.
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