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Come le stampanti 3D stanno trasformando il marketing

Avete mai sentito parlare delle stampanti 3D? Qualora la risposta sia uno shameless “no”, è arrivato il momento di recuperare il terreno perduto. Ad onor del vero, quattro anni fa in Italia ne parlavano solo in pochi e di recente è stato provato che possano salvare vite umane. Sono il new black, giusto per utilizzare un’ espressione ormai pure troppo mainstream.

Sebbene fosse considerata come un nuovo giocattolo per geek, questa tecnologia sta diventando un vero e proprio strumento di marketing che molte aziende tengono nel loro consideration set.

Di seguito proponiamo alcuni esempi di organizzazioni che, secondo noi, hanno sfruttato cum grano salis le caratteristiche di questa invenzione.

Coca-Cola

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Partiamo con la solita impresa nec plus ultra in termini di marketing strategico. Coca-Cola ha fatto di tutto per introdurre in modo fruttuoso le sue bottigliette Mini in Israele. Come veicolare un messaggio nuovo con brio e intelligenza?

In collaborazione con Gefem Tel-Aviv, l’azienda americana ha incentrato una simpatica iniziativa sulle stampanti 3D. Gli uomini in rosso, già fautori di fortunose commistioni di campagne online ed offline, hanno invitato tutti i consumatori a creare versioni digitali di sé stessi in miniatura tramite un’ app dedicata. Crea la versione Mini di te stesso. Ed eventualmente bevi una Coca-Cola in bottiglietta altrettanto Mini.

Alcuni privilegiati hanno poi vinto l’opportunità di entrare in una Coca-Cola factory e stampare quella stessa miniatura in 3D. Il fattore dell’esperienzialità è portato ai massimi livelli per i protagonisti, così come per tutti coloro che abbiano dato un’occhiata ai video presenti in rete.

DVV

Tutt’altra storia per DVV. Vi è mai capitato di perdere le vostre chiavi di casa? Non una piacevole sensazione. La compagnia d’assicurazioni belga non utilizza le stampanti 3D come leva di marketing esperienziale.

“Fare marketing” nel settore in cui opera DVV coincide spesso con il mettere a punto un sistema d’offerta ampio e che “scarica” sul cliente la creazione di valore aggiunto. Utilità è la parola chiave.

Dal prossimo mese l’organizzazione introdurrà il Key Save. Grazie a questo nuovo servizio, ogni cliente smemorato potrà scannerizzare le proprie chiavi e salvare i dati in un server sicuro. Qualora uno di essi perda le proprie chiavi, basterà una stampante 3D per riprodurre una copia esatta ed aprire la porta di casa senza affanni. Costi abbattuti e tempi ridotti sono il frutto di questa idea Win-Win.

Ebay

Nel corso degli anni Ebay è divenuto l’ e-tailer per eccellenza. Qualunque cosa tu stia cercando, su Ebay c’è. Lo afferma lo slogan istituzionale. E noi aggiungiamo che lo pagherai meno di quello che è il tuo prezzo d’indifferenza.

L’azienda ha lanciato un’ app per iPhone che connette utenti che non possiedono stampanti 3D ad organizzazioni come Sculpteo e Hot Pop Factory. In questo modo chiunque può concepire il suo oggetto e riprodurlo.

Barnardos

Questa fondazione britannica per la cura dei senzatetto ha utilizzato la tecnologia delle stampanti 3D per ricordare alle famiglie inglesi quanto fortunate fossero ad avere una casa dove essere al sicuro.

Le case dei donatori sono state riprodotte in miniatura e messe in una palla di vetro con neve. Perché spesso la normalità è un “souvenir” la cui bellezza non è da sottovalutare.

In questo caso il modulo esperienziale del feel è utilizzato in combinazione con il think. Il risultato ovvio è un aumento della sensibilità nei confronti del messaggio trasmesso ed un incremento delle donazioni.

Volkswagen

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Lo scorso aprile i tedeschi hanno pensato bene di coinvolgere i propri consumer e travestirli da designer. La campagna “The Polo Principle” ha invitato le persone ad utilizzare stampanti 3D e creare la propria versione della nuova Polo.

Durante il mese successivo le migliori realizzazioni sono state esibite a Copenhagen e il vincitore ha visto divenire realtà il frutto del suo lavoro.

Questa è proprio l’ultima frontiera del customer engagement. Il consumatore entra nel processo d’offerta come “dipendente senza stipendio” e crea valore per il brand. Con una stampante 3D in questo caso.

Antonio Esposito

Napoletano purosangue, dopo un anno di studi in Spagna è tornato alla base ma la mente è ancora a spasso per l’Europa. Deciderà di non posare mai più la sua valigia. Ventiquattro anni ed una curiosità che non lo lascia mai in pace. Laureato magistrale in Economia Aziendale e Management all’Università di Napoli Federico II, ha discusso una tesi in inglese in marketing e strategie d'impresa sul customer engagement nelle comunità di marca online. Diventa un Ninja per apprendere la raffinata tecnica del non-conventional e combinarla alla tarantella. Il momento della giornata che predilige è la fine. Di notte studia, scrive, legge, ragiona (o almeno ci prova). Crede in tante cose. Alcune più di altre. La pizza, Amnesty International, le serie tv, Woody Allen, la politica come arte suprema, la lettura ed il vino Rioja. Considera la goliardia una “conditio sine qua non” per affrontare questa vita che prova sempre a farci stare composti. Insomma, somministrazioni di leggerezza qua e là per non prendermi/prendervi/prenderci troppo sul serio!

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