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Investimenti early stage in Italia


Una crescente sinergia tra il mondo degli investitori informali e quello dell’investimento istituzionale. E’ questo uno dei principali risultati della survey svolta dall’Associazione IBAN (Italian Business Angel Network) e dall’Osservatorio Venture Capital Monitor (VeM, attivo presso la LIUC – Università Cattaneo) finalizzata a delineare uno scenario del mercato dell’early stage italiano. Il rapporto 2013 sulle attività d’investimento dei comparti seed e start-up capital in Italia è il risultato dell’unione delle indagini di IBAN (che monitora da 10 anni le attività dei business angel) e di VeM (che monitora dal 2008 l’attività di early stage istituzionale). Vediamone ora i principali risultati.

Quanto si investe?

Secondo il rapporto nel 2012 l’ammontare degli investimenti complessivi nel mercato dell’early stage si attesta a circa 80 milioni di Euro. Il dato è in linea con il valore del 2011, sono invece calati il numero degli investimenti. Nel 2012 sono stati fatti 186 deals (70 VeM + 116 IBAN) per un totale di 125 target investite (55 VeM + 70 IBAN), a fronte delle 163 target partecipate (45 VeM e 116 IBAN) nel 2011.



A fronte della riduzione delle operazioni, IBAN ha raddoppiato l’investimento (mediamente pari a 360.000 Euro per target) ma polarizzato verso due opposte dimensioni; crescono infatti sia le operazioni sindacate medium/large size, sia i deal dei singoli angel con ammontare inferiore ai 100.000 Euro.
Nel complesso, il mondo dell’early stage italiano esprime un dato mediano di ammontare medio pari a 650.000 Euro investiti.

Come? Taglio maggiore per i BA e VC orientati al seed capital

La vera novità del 2012 è però la crescita dell’interazione tra VC e BA, compresenti in 14 operazioni (11% delle target), rispetto i 9 deals in comune del 2011. 4 di queste operazioni hanno coinvolto Italian Angels for Growth – IAG, 2 sono riconducibili a Club degli Investitori, mentre le restanti sono caratterizzate dalla presenza di business angels come co-investor di un operatore istituzionale.

Come si legge nel report:

Questa più intensa cooperazione tra i due universi d’investimento, avvenuta nel rispetto delle caratteristiche peculiari di ciascun soggetto, è riuscita a dare un maggior impulso all’intero mercato dell’early stage.

Dal lato del modus operandi, i business angels stanno gradualmente diventando sempre più simili ai ‘fratelli maggiori’ del Venture Capital, a partire dal maggior taglio dell’investimento medio che permette maggiori economie di scala diminuendo il costo/opportunità del singolo deal. Questo grazie anche alla nascita di numerosi club di investitori grazie ai quali è possibile porre in essere investimenti più strutturati.

Dal canto loro, i fondi di venture capital si sono invece avvicinati ad un mondo che fino ad ora era stato sempre più ad appannaggio dei business angels, e cioè quello del seed capital. Prova ne è soprattutto la crescita sia delle nuove operazioni in cui sono presenti entrambe le categorie di investitori, sia nel numero dei successivi follow on che hanno visto l’ingresso nella partecipata di uno dei due.

Dove? Predomina il settore ICT

I settori di investimento rispetto al 2011 non sono variati: predomina infatti l’ICT (44% del mercato, 50% nel caso dei fondi di VC), soprattutto grazie ad applicazioni web e mobile, seguito dal comparto farmaceutico (10%) e dai settori industriale ((%) e terziario avanzato (8%).


Chi? L’investimento tipo

Nel report viene quindi definito il profilo medio dell’investimento tipo:


I fondi istituzionali hanno destinato mediamente 800.000 Euro per l’acquisizione del 30% del capitale sociale delle target (rispetto al 40% nel 2011). I BA hanno acquisito il 21% a fronte di un investimento medio di 360.000 Euro.

Infine, nel report si sottolinea come l’introduzione delle startup innovative con la l. 221/2012 sia stata accolta positivamente da parte degli investitori: il 20% degli investimenti hanno avuto ad oggetto società rientranti nel novero delle start-up innovative.
Akame

Era il 2005 e, per la tesi di laurea in Scienze della Comunicazione, ho pensato di occuparmi di questa cosa che alcuni chiamavano Web 2.0. Da allora mi sono occupata dell'innovazione digitale da differenti punti di vista. Lavorando al Dipartimento di Ricerca di Telecom Italia ho progettato servizi per la Tv digitale. Durante il dottorato di ricerca in Sociologia della Comunicazione ho realizzato un'indagine etnografica nella community di fansubbing di Italian Subs Addicted. Dopo un anno da assegnista al Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università di Torino, sono stata catapultata nel mondo degli startupper digitali e ho cominciato a lavorare presso l'Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino. Da allora ho ascoltato tante storie di imprenditori e appassionati del digitale, che vogliono cambiare il mondo. E ho pensato di cominciare a raccontarle anche a voi.

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