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Pubster, l'app che ti offre da bere

La loro mission è offrire da bere a tutto il mondo. Con questo obiettivo Andrea Pastina, Gabriele Fronza, Silvia Salvadori e Davide Caroselli hanno partecipato ad InnovActionLab, il primo corso interuniversitario che ti insegna come portare la tua idea ad un investitore, arrivando fino alla finale nazionale. Dopo pochi mesi sono stati selezionati per partecipare al secondo programma di incubazione di LUISS Enlabs, e, per la loro startup Pubster, hanno ricevuto un microseed dal fondo di investimento quotato in borsa Lventure (LVENT). Vediamo allora con Gabriele, co-founder e CMO, come funziona la loro idea.


Come è nata la vostra idea? In cosa consiste?

“Non sai cosa fare, esci e spendi tanti soldi senza divertirti?” Non trascorrere più serate del genere è il motivo per cui è stata creata Pubster.
Chi usa Pubster scopre i locali nelle vicinanze, trova i migliori eventi della città ma, soprattutto, beve gratis nei locali che frequenta.

Pubster è la prima app che ti offre da bere e funziona in cinque passi:
1) devi scaricare gratuitamente la’App, disponibile sia per iPhone che per i dispositivi Android;
2) poi vai nei locali della rete Pubster e, grazie all’App, scopri gli eventi nella tua città e decidi cosa fare la sera;
3) nel locale devi trovare l’adesivo QRcode, inquadrarlo con l’App e guadagnare le monete che ti spettano;
4) quindi devi raccogliere le monete Pubster, ogni volta che vai nel locale, una volta al giorno e per ogni evento in corso;
5) a questo punto puoi goderti il tuo drink gratuito: presentandoti al bancone e acquistandolo con il credito Pubster raccolto nel locale.

Qual è il vostro modello di business?

Non c’è dubbio che i nostri utenti sono più che soddisfatti! E i nostri clienti?
Pubster, aumenta i guadagni dei gestori di locali e, allo stesso tempo, soddisfa i clienti!
Per un gestore, infatti, offrire da bere è molto più vantaggioso che applicare periodicamente promozioni o sconti, che riducono solamente il margine di guadagno e svalutano il suo locale.

Mettendo in palio una consumazione gratuita, il gestore crea un rapporto di amicizia con il cliente, che tornerà molto più volentieri nel suo locale.

Un locale che entra in Pubster, con la spesa di soli 19,99 € al mese:
∙ rende felici e fa tornare nel locale i propri clienti;
∙ incrementa il valore generale dell’attività;
∙ vede aumentare il fatturato.

Quali sono le prospettive / difficoltà in Italia per una strartup nel vostro settore?

Le prospettive sono buone, il mondo delle startup in Italia è cresciuto molto negli ultimi anni. L’attenzione verso il nostro mondo è in continuo aumento, e questo ci aiuta molto.

L’esistenza di un ecosistema orientato all’innovazione, infatti, aiuta a superare le grandi difficoltà burocratiche e istituzionali che si è costretti a fronteggiare per creare, far crescere e portare al successo una startup.

Dove vi vedete tra 1 anno?

La prima versione dell’app, recentemente lanciata su App Store e Google Play Store, ha ricevuto una grandissima risposta dai locali, che hanno iniziato ad offrire da bere nella capitale.

Prevediamo entro l’estate di affermarci nel territorio romano ed espanderci a tutta Italia, partendo dalle città di Milano e Bologna.

Il nostro obiettivo è di espanderci in tutta Italia entro un anno, con il sogno di offrire da bere a tutto il mondo!

Akame

Era il 2005 e, per la tesi di laurea in Scienze della Comunicazione, ho pensato di occuparmi di questa cosa che alcuni chiamavano Web 2.0. Da allora mi sono occupata dell'innovazione digitale da differenti punti di vista. Lavorando al Dipartimento di Ricerca di Telecom Italia ho progettato servizi per la Tv digitale. Durante il dottorato di ricerca in Sociologia della Comunicazione ho realizzato un'indagine etnografica nella community di fansubbing di Italian Subs Addicted. Dopo un anno da assegnista al Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università di Torino, sono stata catapultata nel mondo degli startupper digitali e ho cominciato a lavorare presso l'Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino. Da allora ho ascoltato tante storie di imprenditori e appassionati del digitale, che vogliono cambiare il mondo. E ho pensato di cominciare a raccontarle anche a voi.

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