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Come si comportano i giornali italiani sui social network?

Soprattutto negli ultimi anni i social media hanno cambiato il modo di fare informazione e di comunicare: foto, video, aggiornamenti di stato in tempo reale su eventi, catastrofi e molto altro, hanno stravolto il modo di comunicare, di reperire informazioni.
Ma come si sono adeguati i giornali e i giornalisti? Come si comportano nell’era dei social media?

Dall’interessante studio di Vincenzo Cosenza sulle performance delle testate giornalistiche italiane sui social media, nel quale sono state analizzate 56 pagine Facebook di altrettante testate giornalistiche e 38 account Twitter, è emerso che solo 14 testate risultano avere una presenza attiva sui social media e differenziarsi, mentre le altre presentano forti ritardi nel loro uso.

In Italia quali sono i giornali più attivi sui social media? Repubblica occupa la prima posizione su Facebook, con 5 milioni di interazioni (like+commenti+condivisioni), seguita al secondo posto da Fatto Quotidiano, mentre se consideriamo la conta dei follower su Twitter Repubblica risulta prima davanti a Gazzetta dello Sport e Fatto Quotidiano, mentre su Facebook il numero di fan più elevato è di FanPage con un milione e quattrocento mila.

Come commentato da Vincenzo Cosenza stesso

Rispetto allo scorso anno emerge una maggiore presa di coscienza dell’importanza dei social media, anche se l’utilizzo è meramente strumentale a veicolare traffico sul sito web principale (atteggiamento figlio delle metriche di successo usate nel settore). Scarso l’uso di tecniche di coinvolgimento del lettore: i link puri e semplici vengono preferiti alle foto, che però risultano essere più apprezzate dai lettori.

In definitiva si usano ancora i social media come discarica di link, senza una cura del contenuto postato su Facebook e Twitter, né del dialogo con fan e follower (al momento solo La Stampa e Il Sole 24 Ore hanno un social media editor).

Mi sembra una visione miope se si pensa che il 19% degli italiani apprende le notizie grazie alla condivisione degli amici (dati della nuova ricerca del LariCa di Urbino) e che costruire un rapporto di fiducia con la community (che non coincide con gli affezionati del sito web) sarà sempre più importante se si vorranno invogliare gli utenti a pagare per alcuni contenuti pregiati.

Questo studio evidenzia come le testate utilizzino (poco) i social media. Solo poche riescono ad emergere e ad avere un grosso numero di interazioni, ma sapranno i social media sostituire in futuro il vecchio caro giornale?

Se è vero che si parla sempre più di street-information ovvero l’informazione fatta da tutti direttamente sul campo, con video, foto immediatamente condivise, allora qual è il ruolo del giornalista dopo l’avvento dei social media? Diventeremo tutti un pò social-giornalisti? Le notizie vengono condivise prima sui social e poi sui mass media classici, questo dovrebbe far riflettere sul “nuovo potere mediatico dei social” e sulla loro funzione di informazione e comunicazione.

Hawk

Nato in quel di San Giovanni Rotondo nel 1985, mi sono iscritto presso la scuola alberghiera di Vieste (Fg) e da li sono partito per l'università di Perugia, laureandomi in Economia e Management delle aziende turistiche presso la sede distaccata di Assisi; dopo un'esperienza di lavoro all'estero, nel 2011 avvio il mio studio di consulenza in marketing e fund raising per aziende sul Gargano. Ad oggi mi occupo di Social Destination Marketing per eventi sportivi, collaboro con alcuni enti pubblici, consulente per alcune aziende. Filosofia di vita "nella vita c'è solo una cosa peggiore del non riuscirci: non provarci".

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