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Hot Pop Factory: la stampa 3D si fa gioiello [INTERVISTA]

L’avvento della Stampa 3D ha dato al design una spinta che non avremmo mai potuto immaginare fino a qualche anno fa. Discorso analogo vale per il mondo della moda e, nella fattispecie, per quello della gioielleria, come ci dimostra lo studio Hot Pop Factory.

Fondata da due giovani designer di Toronto, Hot Pop Factory è l’esempio perfetto di come le nuove tecnologie possano portare a una rivoluzione del modo di concepire il processo produttivo, verso quella che loro stessi definiscono una “nuova era della personalizzazione di massa”. A tal proposito noi di Ninja Marketing abbiamo deciso di intervistarli, per saziare qualche nostra curiosità sull’argomento!

1) Ciao Hot Pop Factoy, vuoi presentarti ai nostri ninja-lettori?

Hot Pop Factory è uno studio di design con sede a Toronto avviato da me, Matt Compeau, e la mia socia Bi-Ying Miao. Ci siamo specializzati in tecnologie di fabbricazione digitali, in particolare nella stampa 3D, che usiamo per la realizzazione dei nostri gioielli.

2) Quando avete iniziato a utilizzare la stampa 3D? Ci puoi spiegare brevemente come funziona?

Siamo entrati nel mondo della stampa 3D all’Università, quando stavamo studiando architettura. Volevamo realizzare dei prototipi in stampa 3D dei nostri progetti.
Esistono diversi tipi di tecnologie di stampa 3D, ma il processo che noi utilizziamo funziona come una pistola di colla controllata dal computer: un lungo filamento di plastica viene fuso e lavorato all’interno di un erogatore riscaldato. Il materiale fuso viene poi depositato strato per strato fino a costruire pian piano la forma finale in 3D.

3) Perchè avete scelto proprio i gioielli e non qualcos’altro?

La Stampa 3D è sicuramente una tecnologia interessante, ma abbiamo riscontrato che la maggior parte delle persone, nonostante ne abbiano sentito parlare, non l’hanno mai sperimentata nella loro vita quotidiana. Noi volevamo trovare un modo per portare la stampa 3D nella vita di quelle persone che non potrebbero sperimentarla altrimenti. Questo è il momento in cui la gioielleria è entrata in gioco: l’abbiamo scelta perché questi ornamenti sono oggetti molto intimi e personali che permettono alle persone di entrare in contatto con una tecnologia che non potrebbero conoscere in altro modo.

4) Com’è nata Stratigraphia, la vostra prima collezione?

Lo scopo della nostra prima collezione è stato quello di esplorare le possibilità di consumo delle stampanti 3D. Stratigraphia fa riferimento alla sovrapposizione dei livelli che compongono ogni oggetto stampato in 3D, che noi abbiamo paragonato ai processi di erosione ed accrescimento presenti in natura e utilizzato come ispirazione per creare un’estetica che fosse unica per il processo di manifattura additiva.

5) State già lavorando a un’altra serie? Qualche anticipazione?

Abbiamo alcuni nuovi progetti in cantiere, in questo momento. Stiamo esplorando alcuni nuovi materiali disponibili esclusivamente per la stampa 3D e stiamo anche studiando una nuova geometria algoritmicamente più definita che ci permetta di rendere ogni pezzo da noi prodotto unico nel suo genere e non replicabile.

6) Quali sono, secondo voi, le maggiori potenzialità della stampa 3D?

La cosa che ci affascina maggiormente della stampa 3D è il fatto che potrà un giorno permettere alle persone di personalizzare tutto ciò che possiedono. Crediamo che sia una rivoluzione che ci permetterà di evolvere dalla produzione di massa a una nuova era della personalizzazione di massa. Le nostre collezioni sono le prime esplorazioni di questa idea.

Manuramaki

Sicula d’origine e bolognese d’adozione, lavoro come copywriter e social media manager, coltivando nel tempo libero la passione per il fumetto, la cucina e il cinema. Gli ingredienti per una giornata ideale? Una connessione a internet e tanto cioccolato.

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