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Il segreto di LinkedIn è la forza vendita offline

LinkedIn ha pubblicato nei giorni scorsi i risultati del quarto trimestre del 2012. I numeri sono più che positivi. Il social network per professionisti ha superato la soglia dei 200 milioni di iscritti e durante il 2012 ha raggiunto un fatturato di 972,3 milioni di dollari con un aumento dell’86% rispetto al 2011. Risultati floridi sotto tutti i punti di vista.

L’importanza delle Marketing Solution

Ma come fa soldi LinkedIn? Vi sono essenzialmente tre vie. Profili premium (Premium Subscription), servizi di recruitment (Talent Solution) e, last but not least, pubblicità (Marketing Solution).

Di queste tre vie è interessante notare come proprio le Marketing Solution abbiano visto aumentato del 2% il loro peso specifico sul reddito dell’ultimo trimestre. I numeri legati alle  Talent Solution e alle Premium Subscription sembrano essersi assestati dopo la forte espansione dei mesi scorsi.

La crescita dell’armata dei venditori offline

Durante la conferenza stampa per discutere tali risultati, il CFO Steve Sordello ha ribadito che il 31% degli utili totali sono legati al giro d’affari collegato alle vendite e al marketing. Non a caso, nel corso dell’anno l’azienda ha aggiunto 1300 collaboratori in organico, contando un numero complessivo di 3500 collaboratori.


Questi numeri implicano che almeno un migliaio di questi siano impiegati nel marketing e nelle vendite. Infatti, la rete sociale dell’utenza business ha un incredibile armata di venditori che genera il 59% dei suoi profitti totali. Avete capito bene. Un business che nasce online, ma che dipende in gran parte dai ricavi che raggiunge la sua forza offline.

Quello che i business 2.0 non dicono

Fare affidamento ad una grande armata di venditori è il segreto nascosto di tutti business 2.0 come LinkedIn, Groupon, Facebook e Twitter. Per ragioni di branding, questi attori puntano a costruire una mappa mentale per gli utenti in modo da essere visti come puri tech innovator.

Più o meno tutti tendono a pensare agli impiegati di queste imprese come a gioiosi NERD con una marcia in più che giocano a freccette mentre cambiano il mondo grazie alla loro creatività. La realtà sembra essere meno affascinante. Il punto è che fanno soldi alla vecchia maniera.E li fanno tramite migliaia di venditori armati di telefono che si occupano del “lavoro sporco”.

Antonio Esposito

Napoletano purosangue, dopo un anno di studi in Spagna è tornato alla base ma la mente è ancora a spasso per l’Europa. Deciderà di non posare mai più la sua valigia. Ventiquattro anni ed una curiosità che non lo lascia mai in pace. Laureato magistrale in Economia Aziendale e Management all’Università di Napoli Federico II, ha discusso una tesi in inglese in marketing e strategie d'impresa sul customer engagement nelle comunità di marca online. Diventa un Ninja per apprendere la raffinata tecnica del non-conventional e combinarla alla tarantella. Il momento della giornata che predilige è la fine. Di notte studia, scrive, legge, ragiona (o almeno ci prova). Crede in tante cose. Alcune più di altre. La pizza, Amnesty International, le serie tv, Woody Allen, la politica come arte suprema, la lettura ed il vino Rioja. Considera la goliardia una “conditio sine qua non” per affrontare questa vita che prova sempre a farci stare composti. Insomma, somministrazioni di leggerezza qua e là per non prendermi/prendervi/prenderci troppo sul serio!

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