Diciamoci la verità, abbiamo attraversato fasi in cui, durante una serata con gli amici, cercavamo il modo più fighetto per tenere in mano il nostro cocktail o un impegnativo bicchiere di vino.

Rumor dicevano che era d’obbligo tenere il bicchiere dal gambo, qualora ci fosse stato. Poi l’alcol iniziava a fare i suoi effetti e tutti tenevano il bicchiere un po’ come gli pareva, senza preoccuparsi più di tanto. Ma c'è una domanda che qualcuno si è posto (forse da sbronzo) e la risposta ha a che fare col marketing.

Qual è il ruolo dell'ombrellino di carta che si mette nei cocktail?

Nessuno scopo decorativo, niente voglia di portare le spiagge di Miami in qualche landa desolata, solo una pura strategia di marketing.

Ai tempi dei primi bar, la clientela era tutta al maschile. Il bar era per uomini e nessuna donna rispettosa e ben educata era mai vista al bar all’angolo.

Qualche barman si accorse di avere un potenziale business tra le mani, avendo la possibilità di servire il 100% dei clienti adulti, mentre in quelle condizioni ne serviva solo il 50%.

Potrà sembrarvi strano ma, quegli ombrellini che oggi troviamo un pò kitsch, sono stati una trovata di marketing. Nei primi anni ’30, i baristi di locali snob come il Trader Vic hanno capito come promuovere il consumo da parte delle donne: servire cocktail fantasiosi con una particolare cura estetica soprattutto grazie all’uso di ombrellini di carta colorata.

Una manovra di marketing vincente, che è stata poi affermata dalla cultura esotica stile tiki, tipica degli anni ’50 e ’60. La strategia ha retto bene la prova del tempo.

Ma torniamo ai maschietti. Anche a loro non dispiace giocherellare con gli ombrellini dentro un bicchiere ma dovendo mantenere i panni dell’uomo tutto d’un pezzo, si sentono assurde giustificazioni che suonano come leggende metropolitane, tipo: “mantengo l’ombrellino così i raggi solari non rovinano la mia bevanda”. Oppure: “l’alcol è una molecola volatile; l’ombrellino serve a non farla evaporare in fretta”.

No ma, dite davvero? Vi prego, è più da macho dire che vi piace perché vi riporta a un’idea di festa, di esotico e di vacanza. Nessuno vi giudicherà per questo (forse).

Scritto da

Alessio Cannata 

Cresce sulle rive siciliane dello Stretto dove, tra un supermercato e un orto, capisce che nel cibo trova sempre un perché. Finita la scuola alberghiera si trasferisce a Parm… continua

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