Il fenomeno Zara non è di certo una novità della quale cominciare a sorprendersi ora, quello che invece risulta interessante è come una singola azienda sia riuscita a provocare cambiamenti e scossoni radicali in un settore tanto ampio quanto il fashion retail.
Si è affermato un nuovo modello di sviluppo e commercializzazione dei prodotti che ha riscontrato un grandissimo successo e ha messo in ginocchio molti competitor.
Il sistema è semplice, almeno da comprendere, e consiste in cicli di sviluppo estremamente ridotti con la conseguente commercializzazione nei punti vendita Zara nel giro di pochissimi giorni, permettendo un ricambio continuo dell’assortimento e il mantenimento degli stock di magazzino ai minimi termini.
Si parla di due settimane come lead time dal bozzetto del fashion designer allo scaffale del negozio, qualcosa di veramente impressionante.
Oltre ai competitor diretti di abbigliamento low cost, Zara sta danneggiando anche molte boutique di fascia alta, questo perché è riuscita a rendere i propri capi elementi di stile che hanno conquistato anche molti personaggi famosi, tra cui Kate Middleton, sdoganando definitivamente il low cost.
La battaglia si gioca anche sugli spazi fisici. Qualunque retailer dell’abbigliamento vuole stare lontano da Zara, mentre quest’ultima va a cercare la vicinanza con i suoi store proprio per “rubare” fette di mercato.
Se facciamo un passo indietro notiamo che Zara, il gruppo Inditex più nello specifico, nasce nel 1975 restando per circa 10 anni un operatore con qualche punto vendita sparso qua e là.
Mentre è nella seconda metà degli anni ’80 che inizia la sua crescita inarrestabile che la trasforma in una multinazionale della grande distribuzione. Il fondatore Amancio Ortega ha compiuto un miracolo portandola da microimpresa a gigante mondiale.
Ora quello che resta ancora da capire è se il mercato offre scampo ad aziende del settore che continuano a fare affidamento sul ciclo di sviluppo bi-annuale oppure se il mercato sarà cannibalizzato dallo Zara-model.
La mia umile opinione è che l’abbigliamento low cost seguirà necessariamente la multinazionale spagnola, mentre gli operatori dell’abbigliamento di alta qualità continueranno a usare il modello di sviluppo tradizionale perché sarebbe impossibile sviluppare prodotti eccellenti in sole due settimane.
E voi cosa ne pensate?
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