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Aspirante Art Director? Come conquistare (o conservare) il posto di lavoro


Aspiri a diventare un Art Director? Di questi tempi meglio essere attenti. Le opportunità scarseggiano, ma a quelli bravi, quelli veramente bravi, se viene offerta una possibilità riescono a rendersi indispensabili. Se stai leggendo questo post sei probabilmente iscritto a qualche scuola di pubblicità o hai frequentato un istituto che prepara alla professioni creative.

Intendiamoci, le scuole di pubblicità sono sono una benedizione: forniscono un flusso continuo di talenti che trovano il loro ambiente ideale nelle agenzie di pubblicità. Non date retta ai vecchi nostalgici, non è vero che solo ai tempi d’oro dell’advertising ci fossero grandi professionisti e che oggi non ce ne siano più. Oggi ci sono giovani preparatissimi che sanno interfacciarsi senza problemi con i product manager e sono perfettamente in grado di comprendere e parlare la lingua del marketing. Ma c’è un ma.

Gli aspiranti art director che escono dalle scuole di pubblicità hanno un solido patrimonio di conoscenze che permetteranno loro di concettualizzare (sempre troppo) e contestualizzare un’idea o un progetto. Hanno appreso a costruire con tutti i mattoncini indispensabili a non farsi bocciare l’idea dall’account di turno. Ma quanto ad abilità esecutive? Questo è il punto. Caro aspirante Art Director, hai un’ottima cultura da pubblicitario e hai affinato le tue doti di piccolo-grande stratega, ma cosa mi dici dell’aspetto “artistico”? Sarai un Art Director o uno dei tanti Ad Director?

Nelle centinaia di portfolio che ho guardato recentemente ho visto:

1. competente lavoro concettuale

2. sottosviluppate capacità tipografiche

3. sottosviluppate capacità di layout

4. ho visto più il computer che l’art director

5. tanti lavori derivati da altre campagne

Intendiamoci. È un bene che ci sia in giro tanto lavoro concettuale, il concept è fondamentale. Ma non si può e non si deve sottovalutare l’importanza dell’esecuzione.

Facciamo due conti. Immagina di essere il direttore creativo di un’agenzia e di dover assegnare un progetto. Hai un buon copywriter a disposizione e hai bisogno che faccia coppia creativa con qualcuno, ecco le diverse combinazioni che puoi ottenere:

A. Buon copy writer + art director con forti capacità concettuali e buona abilità esecutiva = una buona idea pienamente realizzata

B. Buon copy writer + art director con forti capacità concettuali e scarse abilità esecutive = una buona idea mal realizzata

C. Buon copy writer + graphic designer = una buona idea pienamente realizzata

Sembra complicato, ma non lo è. A e C per il direttore creativo sono scenari felici. E B? B è decisamente poco felice, perché produce idee magari interessanti, ma impresentabili.

Perdite di tempo, infiniti rifacimenti. Ci sarà da rivedere la grafica, si dovrà convocare un visualizer, qualcuno dovrà sospendere ciò che stava facendo e venire in soccorso. Morale: non sottovalutare la tecnica. non pensare di cavartela con le idee bizzarre e con le chiacchiere. Forse per un po’ potranno pararti le chiappe, ma quando il gioco si fa duro (praticamente ogni giorno), non ti serviranno.

Meglio farsi una solida cultura tipografica,meglio conoscere i caratteri da stampa meglio di chiunque altro, meglio conoscere la Creative Suite in ogni dettaglio.

Oggi più che mai servono i “problem solver”, persone in grado di risolvere un problema creativo con la grafica, di realizzare un’illustrazione partendo da quattro segni su un foglio, persone capaci di trovare soluzioni che facciano risparmiare tempo e soldi all’agenzia. Questi sono i professionisti più preziosi, quelli che non storcono il naso se devono fare un piccolo banner, ma all’occorrenza sanno inventarsi una campagna sui social networks.

E hanno voglia di scoprire ogni giorno soluzioni nuove e diverse. Hanno voglia di sperimentare. Ancora. Meglio non smettere mai di sperimentare.

Perché è questo il segreto. Devi coltivare l’arte del saper fare. L’artista che è in te, quello che vuole continuare a scoprire, provocare e fare cose belle deve essere nutrito e sostenuto. Ogni giorno.

 

Le foto utilizzate nel post sono dell’Art Director Robert G Bartholot.

Haruki Kenzo

Carlo Simonetti ha iniziato ad occuparsi di pubblicità immediatamente dopo i diplomi in Fotografia e in Grafica alla fine degli anni '70. Ma trattandosi di un periodo ricco di troppi stimoli, si iscrive e poi abbandona il Corso Sperimentale di Giornalismo a Milano se ne va a Roma, a lavorare come sceneggiatore, aiuto-regista, attore, autore teatrale. Stanco di Roma si mette a viaggiare. Lavora come fotoreporter e stringer per agenzie di stampa, quotidiani e periodici italiani in Medio Oriente, Sud Est Asiatico e Irlanda del Nord. Nel 1984 nascono suo figlio Luca e il Macintosh, decide che è il momento di mettere la testa a posto. Lavora come Art Director prima e Direttore Creativo poi per diverse agenzie di pubblicità per poi dare vita alla sua start-up alla fine degli anni'90. Dal 2000 è coordinatore del Corso di Pubblicità e docente di Art Direction all'Istituto Europeo di Design di Torino. Titolare e direttore creativo del Simonetti Studio, la "pocket agency", segue in prima persona ogni cliente dell'agenzia con un gruppo di lavoro straordinariamente affiatato, creativo e reattivo. Adora il mare: immersioni subacquee e vela e se non praticasse Taijiquan e Qigong non riuscirebbe a sopportare gli abitanti di questo pianeta.

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