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Con la benefit corporation i valori sociali vengono prima dei grandi profitti [TREND]

Se ne parlava da mesi. In queste ultime settimane alcuni degli Stati USA passano finalmente alla legislazione che cui, per la prima volta assoluta, tutte le aziende che valorizzano il loro impatto sociale potranno registrarsi come Benefit Corporation, ottenendo alcuni vantaggi.

Dalla tutela dell’ambiente a progetti comunitari, le benefit corporation hanno una missione comune: “fare bene facendo del bene“.

Che cos’è una Benefit Corporation

La B-corp è una società che dichiara di non agire solo nell’interesse dei propri azionisti, ma ponendosi obiettivi sostenibili anche per la comunità in cui opera. Ha bisogno di ottenere una certificazione, che porta anche dei vantaggi.

Infatti, tra un’impresa volta a generare soltanto profitti economici e un’impresa che propone anche soluzioni che tutelano, per esempio, l’ambiente, il manager di una Benefit Corporation è obbligato a privilegiare gli scopi sociali a quelli degli azionisti.

Dal momento che questo principio viene sancito dallo statuto dell’impresa, egli ne diventa cioè legalmente vincolato, pena il licenziamento o la citazione in giudizio. L’obiettivo statutario di ottenere un impatto positivo nella comunità impegna a pubblicare ogni anno un report sulle proprie performance ambientali e sociali.

I promotori della certificazione B-corp

Prestazioni capitali e prestazioni sociali sono stati fino ad oggi considerate come due obiettivi completamente diversi, se non incompatibili, ma molte startup stanno nascendo su altri presupposti: le nuove attività imprenditoriali vogliono usare il potere delle aziende per cambiare il mondo, facendo cosiddetta social innovation.

Negli Stati Uniti questa nuova tendenza si è già formalizzata in un’iniziativa concreta: grazie ad una nuova legge, le imprese dovranno indicare esplicitamente nei loro statuti aziendali come le proprie attività economiche perseguono anche scopi sociali e in che modo gli obiettivi impattano la società, migliorandola.

Grazie a questo strumento, quindi, la missione sociale entra a far parte del DNA della società.

I sette Stati promotori, New York, Maryland, California, Hawaii, Vermont, Virginia e New Jersey, combinati insieme producono da soli un terzo della produzione economica annuale di tutti gli Stati Uniti, quindi sono in grado di supportare materialmente l’inversione di tenenza e scegliere di investire nelle migliori benefit corportation.

Al momento ci sono ancora meno di 100 B-corp negli Stati Uniti, ma ci stima una rapida crescita nei prossimi anni.

Il modello di business si regge perfettamente perchè unisce il forte bisogno sociale di cambiamento, sia provenendo dall’offerta di una nuova generazione di imprenditori e lavoratori, sia dalla richiesta dei consumatori, ormai aperti a nuova consapevolezza e nuove esperienze di condivisione dei comportamenti d’acquisto.

E in Italia? Dalle esperienze già provate…

Anche da noi l’impresa sociale sembra destinata ad assumere un ruolo sempre più importante nell’economia, non solo perché le difficoltà finanziarie premono verso urgenti ripensamenti dei cicli di produzione e sviluppo sostenibile, ma, come dicevamo prima, perché è ormai un trend di mercato.

Qualche esempio italiano d’impresa sociale avviata con successo esiste già. Io per esempio osservo da tempo l’esperienza di due imprenditori che ritengo possano farci da riferimento qualora avessimo intenzione di lanciarci con un’iniziativa d’imprenditoria sociale.

Finalmente conosciuta da molti anche in Italia, Selene Biffi, in uno speech dedicato alle startup che vogliono fare innovation in Italia:

Ed Eugenio La Mesa, che in questa intervista informale spiega cos’è il social business e perché si può fare:

… alle novità in arrivo

Vi è piaciuto questo articolo di introduzione ai nuovi trend di mercato ma pensate che solo negli Stati Uniti le cose si stiamo muovendo in questo senso?

La prossima volta vi porterò un caso concreto di impresa sociale italiana che ancora non conoscete e che, proprio con Ninja Marketing, farà il suo esordio.

Intanto vi lascio un suggerimento.

Agli scettici voglio mettere sull’altro piatto della bilancia ciò che nello stesso settore sta accandendo negli States, dove opera Farm Consulting, la prima B-corp, nata in Virginia come un complemento ai prodotti Blue Ridge, un locale commerciale di aggregazione alimentare, anch’esso B-corp certificato.

Il sistema ideato da queste imprese contribuisce a mettere circa 10.000 piccoli agricoltori in contatto con grossisti, supermercati e distributori, permettendo loro di non perire per via della debolezza delle attività che svolgono e dei prodotti che tentano di vendere, venendo schiacciati dalla grande distribuzione.

Tra i risultati, in poco più di un anno, c’è un fatturato di 3 milioni di dollari e una forte legittimazione sociale oggettivamente riconosciuta alle azioni svolte.

Oltre a Il libro bianco sull’innovazione sociale che vi abbiamo già ricordato altre volte, il dibattito è già aperto a tutto campo, ora si tratta di mettere in pratica la buona novella.

Quando scommettere si possa fare anche qui da noi?
Proviamo a rispondere presto.

Shimoariku

Lucana, classe 1984, laureata in Criminologia alla Facoltà di Scienze Politiche di Bologna, sono giornalista e consulente in Comunicazione & Marketing per le Imprese. Dall’analisi dell’inquinamento degli ecosistemi economici sono arrivata ad occuparmi di Economia dello Sviluppo & Management per l’Innovazione e la Produzione, grazie ad una tesi elaborata all'interno di un progetto di Area Science Park in Basilicata, dedicata appunto alla mia terra d'origine e alle sue problematiche di sottosviluppo economico in relazione a fenomeni mafiosi. Sono anche InnAlumno: ho lavorato ad una soluzione e-health che mi ha permesso di arrivare alla finale dell'edizione Emilia Romagna di InnovactionLab. Mi è stato quindi attribuito un premio, una borsa di studio per la summer school, l'Innovaction Camp 2011. Nel settembre 2011 sono stata chiamata a far parte di Ninja Marketing e dal 1 marzo 2012 al dicembre 2014 sono stata Editor della (ormai ex) Sezione Startup. La Mission era coordinare i lavori verso la nuova Categoria Business, online dal 30 marzo 2012, di questo laboratorio creativo. Dall' ottobre 2012, con la sezione Business, ho curato il progetto #ItaliaCaputMundi Storytelling dell'agenzia Milc di Siena, rilanciato poi nel dicembre 2013. In questi anni ho collaborato a vario titolo con diverse realtà aziendali italiane, sia nel settore della comunicazione che dell'informazione. Oggi lavoro come libero professionista, pianificando e sviluppando soprattutto progetti di comunicazione web e marketing digitale. Inoltre sono SEO e SMO strategist, mi occupo di design editoriale e formazione sui temi del nuovo giornalismo, del web copywriting, del Societing. Se mio raggio d'azione principale riguarda il giornalismo economico, al primo posto c'è l'amore per la musica.

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