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La spesa al supermercato con "Milk, please!" diventa social [INTERVISTA]

Quattro ragazzi con un bisogno. Organizzare una cena per 20 persone; il problema è che mancano molti ingredienti. Nasce così l’idea di Milk, please!, il servizio che consente di fare la lista della spesa online e vedersela recapitata direttamente a casa da altri utenti che sono in quel momento al supermercato.

Nicolò, Lorenzo, Franscesco e Carmine, quest’idea non l’hanno però sviluppata da soli, ma con un team di “supereroi” (come si definiscono loro) conosciuti allo Startup Weekend Trento il 23 Marzo. L’idea è infatti piaciuta così tanto che al team originale si sono uniti i programmatori Marco, Enrico e Paolo, l’Application architect Soudip Roy
Francesca la grafica, il videomaker Lorenzo e i business man Matteo e Giuseppe, che hanno lavorato assieme 54 ore arrivando a vincere la competition.

Lo Startup Weekend è infatti la più grande iniziativa al mondo nell’ambito delle startup competitions. L’evento è ufficialmente promosso dall’organizzazione internazionale StartupWeekend.org e dalla Kauffman Foundation. L’obiettivo è promuovere un prolifico incontro tra coloro che hanno delle idee, delle proposte e delle iniziative con coloro che possono renderle operative in una realtà aziendale.

Per farci raccontare l’avventura che ha portato Milk, please alla vittoria, ho intervistato uno di questi supereroi, Marco Santonocito, studente di Tecnologie Web all’Università di Udine, nonché sviluppatore web free lance.

Perché hai deciso di andare allo SUW?

“Tutto è iniziato leggendo Wired, che mi aveva consigliato un mio professore dell’Università. Mi sono appassionato talmente tanto alle startup, che crearne una mia è diventato il mio sogno. Così ho pensato di andare allo SUW per presentare una mia idea e conoscere nuove persone da coinvolgere nel mio progetto.”

Durante il primo giorno dello SUW, ognuno presenta la propria idea e vota quelle degli altri. Tra le 42 idee presentate, ne sono state selezionate 12. Io ero talmente tanto interessato a parlare con gli altri, che non ho pensato alla mia. Quando Milk, please ha passato la selezione, io ho deciso di entrare nel loro team, anche perché quando ho parlato con Nicolò mi ha detto: ‘se vuoi vincere, vieni con noi!’. E così è stato.”

Come avete sviluppato l’idea di Milk, please?

“Abbiamo sviluppato il primo prototipo durante lo SUW, lavorando sia alla versione web che mobile, mentre Lorenzo e Francesco hanno lavorato tutta la notte per creare il video. Nei giorni successivi abbiamo poi fatto una full immertion per lo sviluppo della landing page. Adesso stiamo lavorando allo sviluppo del sito, per presentarlo agli investitori.”

“Ora il nostro team è sparso per l’Europa, da Nicolò che lavora in Svezia, a Matteo e Giuseppe che sono di Foggia. Per lavorare assieme utilizziamo tantissimo Facebook, Skype, Google Docs, Dropbox, e poi GitHub, che consente di condividere il codice. Lavorare così funziona, forse anche meglio che lavorare faccia a faccia, perché a volte è più dispersivo.”

MILK,PLEASE from Milk Please on Vimeo.

Qual è il valore per gli utenti?

Milk, please! consente di pubblicare la lista della spesa e di inviarla agli altri utenti, che poi si occuperanno di acquistare i prodotti e recapitarli a casa, ricevendo un piccolo compenso. Da un lato il nostro servizio dunque dà la possibilità alle persone di guadagnare qualcosa. Dall’altro ha anche una funzione sociale, ad esempio per disabili o anziani che non hanno la possibilità di fare la spesa in autonomia. Dobbiamo infatti pensare che fra qualche anno ci saranno anziani tecnologizzati, che potrebbero avere bisogno di un servizio come il nostro. Infine può anche ridurre l’utilizzo dei mezzi a motore, perché consente di ottimizzare gli spostamenti.”

Dove pensate di lanciare il servizio?

“Sicuramente il nostro obiettivo è lanciare il servizio in Europa, visto che negli USA c’è molta più concorrenza. Però vorremmo cominciare dall’Italia, perché in molti non credono nel nostro Paese e si dà poca fiducia alla gente. Con questo servizio noi vorremmo portare una cultura di condivisione e fiducia anche in Italia. In seguito pensiamo di lanciarlo in Germania, dove è molto diffuso il crowdsurcing.”

Cosa ti ha lasciato l’esperienza dello SUW?

Chi partecipa allo SUW riceve moltissime richieste di lavoro nei giorni successivi. Tante persone che hanno partecipato avevano infatti già una startup e sono venute allo SUW per conoscere altre persone. In molti chiedono collaborazioni, altri ti contattano per avere consigli. Poi è stata un’occasione per parlare l’inglese, perché era la lingua ufficiale.”

“C’è poi la possibilità di ascoltare le presentazioni di startupper e venture capital. C’era parecchia gente interessante, con cui adesso continuo ad essere in contatto. Quindi un ambiente veramente bello. Per questo consiglio a chiunque di andarci, anche a persone non tecniche, perché possono contribuire con le loro idee. Noi siamo già pronti per fare car-sharing e andare al prossimo SUW!”

Le opportunità per partecipare agli SUW infatti sono molte, date un’occhiata alle prossime date internazionali. Per quanto riguarda l’Italia sono in programma lo Startup Weekend Napoli, l’11 Maggio, seguito da Startup Weekend Catania il 25 Maggio e infine l’appuntamento con Startup Weekend Torino l’8 Giugno.





Akame

Era il 2005 e, per la tesi di laurea in Scienze della Comunicazione, ho pensato di occuparmi di questa cosa che alcuni chiamavano Web 2.0. Da allora mi sono occupata dell'innovazione digitale da differenti punti di vista. Lavorando al Dipartimento di Ricerca di Telecom Italia ho progettato servizi per la Tv digitale. Durante il dottorato di ricerca in Sociologia della Comunicazione ho realizzato un'indagine etnografica nella community di fansubbing di Italian Subs Addicted. Dopo un anno da assegnista al Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università di Torino, sono stata catapultata nel mondo degli startupper digitali e ho cominciato a lavorare presso l'Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino. Da allora ho ascoltato tante storie di imprenditori e appassionati del digitale, che vogliono cambiare il mondo. E ho pensato di cominciare a raccontarle anche a voi.

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