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Amazon apre il suo primo store a Seattle

La forza del mattone prevale anche sulla malleabilità della rete.

Si potrebbe commentare così la notizia che Amazon, il celeberrimo sito dedicato all’e-commerce, abbia deciso di aprire una sua filiale “fisica” a Seattle, sede della società.

Si tratta di una sorta di apertura di prova, o per meglio dire un esperimento commerciale. Il management ha intenzione di progredire su scala nazionale qualora i ricavi fossero soddisfacenti, proiettando nel “reale” alcune delle peculiarità dell’e-store, dai prezzi a basso costo, ai modelli esclusivi di accessori hi-tech come il tablet Kindle Fire.

Soprattutto la domanda relativa a questo prodotto, quasi ingestibile on-line dal solo Amazon.com, ha spinto ad una diversificazione in termini di punti vendita, anche perchè competitor come Best Buy e Target rischiavano di aprire una concorrenza al ribasso in termini di guadagni.

Ma perché diventare una catena di negozi analoga a Mediaworld o Euronics tanto per citare omologhi che ben conosciamo in Italia?

La risposta a questo tipo di domanda è di duplice natura. Da un lato Amazon.com, o per meglio dire il marchio Amazon, ha oramai conquistato una così grande credibilità presso la propria clientela abituale (under 40 con alto livello di istruzione e di informatizzazione), tale da poterla “convertire” in un mercato di punti vendita reali e non solo virtuali.

A questa apertura di credito di cui godrebbe a priori un negozio Amazon, va aggiunta la possibilità di ampliare il mercato dei possibili consumatori a tutti colori i quali, vuoi per abitudine, vuoi per naturale refrattarietà rispetto all’acquisto di un prodotto che non si tocca subito con mano, potrebbero aumentarne esponenzialmente i ricavi.

Va detto che in questo senso la strada è stata già percorsa da ebay, l’altro colosso mondiale dell’e-commerce, che non molti mesi fa ha aperto un punto vendita a Londra sebbene con specifiche diverse. In quel caso, infatti, si fornisce un servizio diverso, ossia la possibilità di registrarsi in loco ed utilizzare il proprio smartphone per fare i propri acquisti on-line di alcuni oggetti in vetrina (i 300 più venduti in assoluto sul portale), una forma di commercio misto, se così la si può definire.

 Tutto rose e fiori quindi? Come è naturale che sia no.

La partenza da un singolo punto vendita ci suggerisce la presenza di alcuni rischi derivanti dalla conversione da e-store a physical-store, a partire dalle tariffe, presumibilmente non più così basse come sulle piattaforme virtuali. Del resto i costi di mantenimento di un negozio (personale, locazione, tasse di fatturazione etc) sono assai diversi in un mercato reale.

A questo si aggiunga una diminuzione in termini di vastità di scelta dei prodotti; per quanto grande un negozio non può mai accogliere neanche lontanamente il catalogo infinito che oggi ospita Amazon.com.

Sarà quindi una scelta vincente quella di Amazon? Non possiamo far altro che aspettare l’apertura a stretto giro a Seattle e vedere quali, tra pro e contro, avranno la meglio.

Hikari-Kun

Nato a Napoli nel 1982, copywriter & web-editor, ha studiato scienze della comunicazione, ha un passione per l'editing web, il podcasting e il mondo dei fumetti Marvel. Si è specializzato e continua a formarsi, attraverso i canali di formazione della Ninja Accademy, nel Content Managment & Social Media Management per PMI che vogliono creare piattaforme digitali delle loro attività. Ninja un po' per gioco, un po' per passione, un po' perchè non poteva essere altrimenti.

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