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Se tutelare la Bellezza dell’Italia è un atto politico

Un tempo le piazze si adornavano con fontane bellissime. Complesse sculture di marmo e zampilli d’acqua che spuntavano dalle bocche di figure mitologiche e che erano in grado di meravigliare gli occhi e di stimolare l’immaginazione.

Poi – non so perché – è arrivato il cemento e un eccessivo utilizzo dell’architettura moderna. Così le piazze sono diventate tristi, insipide, squadrate e con quegli zampilli che spuntano da terra e che non funzionano quasi mai.

Come dice James Hillman nell’Anima del mondo e il pensiero del cuore, quando Petrarca e Dante si misero al servizio della poesia, da quegli eventi del cuore scaturì la radicale trasformazione di tutta la cultura occidentale e iniziò probabilmente lì il Rinascimento.

“Ecce deus fortior me, qui veniens dominabitur mihi” dice Dante nella Vita Nuova. Questa forza sovraumana che ha sopraffatto il poeta e l’ha asservito al suo volere non è altro che la Bellezza, energia meravigliosa di cui l’anima si nutre e che è indispensabile per la felicità dei cittadini e per il benessere di una comunità.

Chi difende la nostra Bellezza?

Ma allora mi chiedo, perché la Bellezza che è stata così importante per la cultura occidentale, e in particolare per quella del nostro Paese, è oggi scomparsa?

L’hanno ammazzata la mortificazione del paesaggio, la volgarità dei mass media, il cinismo della politica, l’illusione che si possa costruire un futuro senza anima, senza poesia, senza la meraviglia di belle fontane nelle piazze.

In questi giorni è nato in rete un nuovo caso di controversa gestione del nostro patrimonio estetico. Il logo di Salerno, realizzato dal designer Massimo Vignelli e commissionato dal sindaco Vincenzo De Luca, si aggiunge a tanti casi di scelte discutibili in tema d’immagine e branding dei nostri territori.

Un buon branding, unito a buone politiche di accoglienza e di servizio, incide molto sulla percezione delle caratteristiche e della qualità del luogo che deve rappresentare.

Insomma stiamo parlando di una cosa molto importante, sulla quale è necessario non solo investire bene, ovvero scegliendo un designer di riconosciuta esperienza, ma anche affidando il processo di coordinamento del lavoro e poi la decisione finale ad un committente altrettanto esperto.

Ma non è mia intenzione denigrare il lavoro di Vignelli o del sindaco De Luca, del quale (non è un segreto) apprezzo l’operato e la capacità di visione che ha di Salerno, città in cui vivo. De Luca è uno quei politici che punta al meglio quando si tratta di realizzare progetti che riguardano l’estetica della città.

Molto peggio sono stati il caso il caso Italia.it, oppure lo scandaloso Magic Italy. Un logo, così come un’ immagine coordinata, sono infatti tra le cose più importanti non solo di un prodotto o di una azienda ma anche di un territorio, che deve essere in grado di rappresentarsi all’esterno nella sua profonda identità. Il branding è quindi economia del territorio: si tratta di un valore che non si può lasciare in mani inesperte o affidare a flussi decisionali dilettanteschi e approssimativi (o peggio a volte clientelari).

Quello che vorrei evidenziare è che il problema sta spesso nella mancanza di competenze specifiche di chi poi ha il potere finale di approvazione. I committenti sono gli stessi politici che non si scandalizzano per gli ecomostri, che non investono nelle piazze, che scelgono brutti  monumenti e arredi urbani e che decidono su quali manifestazioni culturali vale la pena investire. Non sono esperti del bello, non sono competenti nel giudicare.

Un creativo in ogni consiglio

Voi lascereste la realizzazione di una manovra finanziaria nelle mani di un medico oppure di un idraulico? E allora perché lasciamo che siano degli avvocati, degli economisti, dei palazzinari o dei politici di professione a giudicare e a decidere sulle scelte estetiche che riguardano le nostre piazze, le nostre città, il nostro Paese?

Ci sono nelle amministrazioni locali, regionali e nazionali abbastanza persone in grado di pensare ai territori come a dei brand, immaginando quindi il loro posizionamento e tutelando l’immagine di marca, la reputazione, il progetto di senso in grado di trainare lo sviluppo economico e sociale?

E’ tempo di prendere coscienza che questi aspetti strategici per il presente e per il futuro dell’Italia non possono essere più affidate a chi non ha le giuste competenze e la necessaria sensibilità per fare le scelte migliori.

La politica ha bisogno di creativi, designer, esperti di marketing, art director, esperti di comunicazione, artisti (ma anche di tecnici in grado di realizzare infrastrutture informatiche che possano coniugare l’estetica con la tecnologia).

Alle persone più sensibili, appassionate e coraggiose di questa categoria rivolgo un appello, così come stanno facendo altri professionisti in questo particolare periodo di presa di coscienza del nostro ruolo nella società e del nostro potere di essere attori del cambiamento. Mi unisco ad Alfredo Accattino che ha pubblicato una lettera aperta ai creativi, ripresa da Bruno Ballardini sul Fatto Quotidiano. Ma per una presa di coscienza si muovono da tempo Bad Avenue (che ultimamente ha proposto di riunirci tutti in un bar camp)  e il nuovo corso dell’Art Director Club di Massimo Guastini.

Rendiamoci conto che siamo oggi una classe sociale, la classe creativa, e che possiamo – se solo lo vogliamo – decidere di darci da fare per rendere il nostro Paese migliore. Insomma, credo che sia arrivato il momento di vedere in politica più persone che siano non solo in grado di rappresentare e tutelare gli interessi legittimi di una intera categoria, ma anche e soprattutto capaci di immaginare, creare, valutare e indirizzare il Paese verso la Bellezza.

Ci sono cose molto concrete per le quali possiamo impegnarci, come ad esempio tutelare la bellezza dei nostri territori prendendo coscienza dell’importanza del paesaggio e difendendolo dagli attacchi della speculazione. Ma credo che solo decidendo finalmente di trovare una rappresentanza nelle istituzioni potremo ritrovare quella forza divina che ispirò Dante e Petrarca e che da sempre ha reso grande l’Italia.

Gli italiani hanno bisogno di Bellezza, di Creatività, di Poesia, l’Italia ha bisogno di occhi e cuori in grado di sentirla e di manifestarne il potere rigeneratore. L’Italia ha bisogno di noi Creatori. Come scrissi in questo post qualche tempo fa, credo che il nostro Paese “non sia” e “non sarà” se non a patto di riconoscere che le risposte estetiche sono risposte politiche.

Mirko Pallera, direttore Ninja Marketing

 

 

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Mirko Pallera

Mirko Pallera, fondatore e CEO Ninja, è considerato una delle menti più fervide e rivoluzionarie del marketing contemporaneo. E' oggi direttore responsabile del magazine e direttore scientifico della Ninja Academy. Nato in Emilia ma milanese d’adozione (e da qualche anno è immigrato al contrario in Costiera Amalfitana) è sociologo, strategic planner, giornalista, copywriter, scrittore. Attento osservatore delle dinamiche sociali, si diverte a formulare teorie, definizioni e modelli operativi utili ad orientare i professionisti nello scenario dei nuovi media.Imprenditore, consulente e digital strategist per Barilla, Telecom, Unilever, Presidenza del Consiglio dei Ministri e Banca Mediolanum. Si definisce un "innovatore sociale" con la missione di migliorare il mondo grazie alla comunicazione delle aziende. E’ autore di “Marketing Non-Convenzionale: viral, guerrilla, tribal e i 10 principi del marketing postmoderno” edito dal Sole 24 ORE, di "Create! Progettare idee contagiose (e rendere il mondo migliore) pubblicato a febbraio da Sperling & Kupfer e curatore de "Il Manuale Ninja del Web Marketing" edito da Flacowksi. Come direttore strategico-creativo e digital strategist ha progettato e coordinato strategie e campagne di comunicazione crossmediali per grandi brand come Google, Diesel, Heineken, Barilla, Tim, Mulino Bianco, Vodafone e Ben & Jerry’s. Tra le principali, www.nelmulinochevorrei.it, la prima piattaforma di “open innovation” realizzata da un grande brand italiano. E’ stato giurato nella sezione "interactive" dell’Art Directors Club Awards di New York, speaker all'International Word-of-Mouth Marketing Conference di Barcellona, Amburgo e Parigi. E’ ambasciatore e giudice dei Webby Awards, l'Oscar di Internet e del web design e dei Lovie Awards, il premio europeo della creatività online. Membro del IADAS (International Academy of Digital Arts e Sciences) di New York, membro del WOMMA (Word of Mouth Marketing Association) e fondatore di WOMMI (Word of Mouth Marketing Association Italia). Crede che il brand oggi debba essere un “soul maker”, ovvero contribuire all’elevazione sociale e spirituale delle persone.E' amante del surf da onda e del Tai Chi Chuan, arte marziale cinese.

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