Su quest’adagio la Budweiser, la più nota casa produttrice di birra al mondo, ha realizzato in occasione della Coppa del Mondo di calcio 2010 un’imponente campagna di comunicazione, che partiva da una capillare azione attraverso spot istituzionali e affissioni in tutto il mondo per arrivare a far “dialogare” i tifosi attraverso il socialnetworking, e non soltanto sul calcio giocato.
BudUnited, questo il nome della campagna, ha ricreato lo spirito inclusivo di uno stadio multicolore e multietnico come quello del SudAfrica 2010, andando a proporre un contesto – veicolato attraverso Internet e in particolare dai social network – che potesse rafforzare la brand image di Budweiser come “collante” anche fra tifosi e cittadini di nazionalità diverse.
Così è nata l’idea di realizzare BudHouse, un reality show collegato a doppio filo con l’evento sportivo, che raccontasse il mondiale dal punto di vista del tifoso.
Questo speciale show è stato seguito oltre che su un canale YouTube (http://www.youtube.com/budunited), anche attraverso una pagina su Facebook (http://www.facebook.com/BudUnited) e un account Twitter (http://twitter.com/budunited), attorno ai quali orbitava un reticolo di comunicazione fatto dei concorrenti dello stesso reality, che possedevano a loro volta profili personali sui due principali social network. Un tentativo di convertire nel mondo digitale i rapporti sociali che gli ospiti della BudHouse vivevano nella realtà, rendendo ancora più coinvolgente l’esperienza dello spettatore.
La casa, simile a quella di CineCittà dove sono ospitati i concorrenti del Grande Fratello nostrano, era ovviamente localizzata in SudAfrica.
Gli ospiti erano 32 provenienti da 32 paesi diversi: fra una partita e l’altra si cimentavano in prove le quali venivano commentate attraverso Twitter e Facebook dagli spettatori.
C’erano eliminazioni? Certo, e dipendevano dalla propria nazionale: quando una squadra veniva estromessa dalla Coppa del Mondo, anche il concorrente di quel Paese doveva lasciare la BudHouse.
Ma la campagna BudUnited non finiva qui, anche perché i 32 tifosi avevano parte attiva anche allo stadio, durante gli incontri sportivi. Sul sito della Fifa, infatti, si poteva trovare la sezione dedicata al man of the match, il miglior giocatore di ogni partita. Ebbene, a premiare dopo il match il calciatore scelto dal pubblico era proprio uno dei partecipanti al Reality Show della Budweiser.
Per dare il tocco finale e coinvolgere ancora di più il mondo dei Social, è stata realizzata anche un’app di Facebook per modificare la proprio foto, “Paint Your Face”, che permetteva di “pitturare” il proprio viso con la propria bandiera, tipo William Wallace in Braveheart.
I numeri di BudUnited sono stati incredibili: 4.2 milioni di views per il canale di YouTube nelle 5 settimane del mondiale, meglio anche di Adidas, Nike e Coca Cola; la prima pagina Facebook al mondo per numero di fan fra i produttori di birra, 2,7 milioni di foto “modificate” con l’app Paint Your Face per un totale di 200 milioni di social media impressions, oltre che – ovviamente – un dato non trascurabile: 6 birre su 10 che son state vendute durante il mondiale erano Bud.
Niente male, vero?
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