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Kate e William: con un vestito blu nasce un brand di sangue blu

A volte basta un elemento di spicco, anche solo cromatico, per attirare l’attenzione e fare la differenza. Almeno agli occhi di migliaia di donne che, guardando il primo video ufficiale dei neo-promessi sposi Kate Middleton ed il Principe William, sono state colpite dalla scelta dell’abito di lei. Un piccolo segnale dal pubblico femminile e si spalancano le porte di un nuovo brand la cui storia si scriverà negli anni a venire.

Issa, sold-out con un video

Dopo nemmeno 24 ore dal video dell’annuncio del fidanzamento, il vestito blu disegnato dalla stilista Daniella Issa Helayel (385£, circa 450€) ha registrato il tutto esaurito da Harvey Nichols, storico department store londinese. Il direttore acquisti del negozio, Averyl Oates, ha dichiarato di essere stato letteralmente “inondato dalle richieste. Issa è un brand best-seller e la versatilità dei suoi capi li rendono sobri per il giorno ed eleganti per le occasioni speciali”. La stilista, nata in Brasile ed impiantata in UK, ha incontrato negli anni il gusto di molte celebrità: Naomi Campbell, Madonna e la Principessa Beatrice, per cui c’è da meravigliarsi se solo adesso il suo nome risuona nei media mainstream di tutto il mondo.

Fioccano persino concorsi (ad esempio su Express.co.uk) per vincere uno degli agognati “abiti blu”. C’è voluta una notizia romanticamente globale ed una brand ambassador dal volto “nuovo” per raggiungere il risultato. E cioè un transfer d’immagine perfetto ed equilibrato tra Kate ed Issa: alla moda ma classica, moderna ma iconica al contempo. Ed ora il buzz online mormora che sarà proprio Issa a disegnare l’abito da sposa di Kate.

Il gioiello di famiglia

Abbinato al vestito blu vi è un altro oggetto che aggiunge ricchezza, in termini di heritage, al brand Kate&William: l’anello di fidanzamento di zaffiro e diamanti, regalato da Carlo d’Inghilterra a Lady D nell’ormai lontano 1981, del valore di circa mezzo milione di USD. Uno spessore storico-nostalgico che contribuisce all’affettività del pubblico nei confronti della coppia e dell’oggetto stesso. Associated Press descrive come gioiellieri in tutto il mondo abbiano ricevuto migliaia di richieste di forgiarne delle repliche.

Gli artigiani di New York’s Natural Sapphire Co. sono già all’opera. Michael Arnstein, CEO della gioielleria, ha dichiarato: “Ho chiamato mia moglie e le ho detto di non aspettarmi per cena. Siamo assaliti dalla frenesia. Questa storia ha cambiato il nostro business nel giro di una notte”. Proprio come è avvenuto per Michelle Obama, Kate Middleton ha tutti i presupposti per diventare una trendsetter e per incrementare il giro d’affari di qualche fortunato designer.

Business sotto i riflettori

Complice l’imminente atmosfera natalizia, il brand Kate & William sta entrando a regime e si trasforma in un vero e proprio business. Come? Intanto col merchandising/memorabilia, per lo più kitsch: tazze, t-shirt, set di porcellana e mousepad. Sharon Gater, dipendente del Wedgwood Museum di Stoke-on-Trent ha affermato: “Le nuove tecniche produttive hanno rivoluzionato la manifattura di prodotti commemorativi.. di questi tempi, è facile prendere una foto ed applicarla istantaneamente su di una tazza o un piatto”. Sarà! Così come appaiono in libreria diversi titoli biografici sulla coppia. Intanto, tra turismo, diritti mediatici e merchandising, il Regno Unito si attende una “spinta” da 620 milioni di sterline per l’economia. E stando alle dichiarazioni di David Cameron, la data delle loro nozze (in primavera o estate 2011) potrebbe diventare una festività nazionale.

E con l’annuncio di matrimonio, aumentano anche i servizi di security: al prezzo di circa 300,000 USD (di denaro pubblico), Kate Middleton si vedrà assegnare due delle migliori donne detective del regno, che la seguiranno 7 giorni su 7 e che tristemente rievocano l’importanza di proteggere un membro della famiglia reale inglese.

Il meme postmoderno del principe e della principessa

Il brand Kate e William ha già tanti proseliti. Quando molte proposte di matrimonio stentano a destare sorpresa ed attenzione, succede che l’audience individui la coppia giusta per proiettare i propri sogni, introiettare le proprie aspettative ed attraverso la quale vivere in maniera vicaria delle emozioni. Il loro lungo fidanzamento, la tenerezza dei loro comportamenti e l’eroismo di William (che a 48 ore dall’annuncio di fidanzamento ha salvato con l’elicottero la vita di un uomo durante un’operazione militare nel Galles) rappresentano dei requisiti identitari chiave di un brand (un Lovemark?) del quale sentiremo a lungo parlare.

E voi? Siete stati contagiati dalla febbre regale del matrimonio del decennio? Se sì, sappiate che il dominio www.prince-william-and-kate.com è stato già registrato!

Aiko

Nasce a Los Angeles nel 1984, stessa annata dello spot "1984". Va a vivere ad Huntington Beach, detta Surf City USA, ed ogni venerdì va a Disneyland. Si trasferisce a Napoli a 5 anni e ama la pubblicità, ma ancora non lo sa. Tra il 2005 e il 2007 si laurea in Scienze della Comunicazione e si specializza in Comunicazione d'Impresa al Suor Orsola Benincasa di Napoli, dove assiste diverse cattedre: Marketing, New Media, Linguaggi Crossmediali. Dopo una breve esperienza in Nestlé ed una in Agrelli&Basta, agenzia pubblicitaria partenopea, lavora come consulente di marketing freelance per diversi brand: progetti di marketing esperienziale per Centostazioni (Gruppo FS), ricerche desk per Rai, strategie di social media per la Diocesi di Roma - che userà Twitter, per la prima volta nella storia, in occasione dell'evento di beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. Ha curato l'aggiornamento di "Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario... lei mi crede pianista in un bordello" - la celebre autobiografia di Jacques Séguéla - che a breve uscirà per Fausto Lupetti Editore. Oggi è managing editor di Ninja Marketing - il marketing magazine online più letto in Italia - e si occupa di business development per la social media company Viralbeat. Ama le arti visive, la danza, le ninfee bianche di Monet. I film di Oliver Stone, Instagram, Parigi, gli anni '70 e i gatti.

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