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Brand reputation: una vita per costruirla, 15 secondi per distruggerla [SOCIAL MEDIA]

I social media sono entrati prepotentemente nella quotidianità fino ad arrivare ad integrarsi totalmente con le attività lavorative e personali costituendo, in pratica, un’estensione virtuale della propria vita. Le implicazioni di questo fenomeno, oltre quelle più scontate, hanno ovviamente aspetti positivi e negativi, ma una delle conseguenze più importanti è stata sicuramente la possibilità di permettere una comunicazione bi-direzionale, in real time ed interattiva tra brand e consumer.

Si sono aperte così, in maniera esponenziale, numerose possibilità per le aziende di comunicare e promuovere i prodotti e per i consumatori di condividere le proprie esperienze ed opinioni su prodotti e servizi, raggiungendo un elevato livello di trasparenza.  Per i brand, però, il rovescio della medaglia esiste ed è anche piuttosto importante come evidenzia Warren Buffett, il terzo uomo più ricco del mondo secondo Forbes: “It takes a lifetime to build a reputation and only 15 minutes to destroy it”.

Alcuni casi esemplari…

E allora, come fronteggiare con successo una brand crisis e trasformare un problema in opportunità ?
Ecco 2 esempi per comprendere meglio l’argomento e non trovarsi impreparati.

Il primo passo è essere consapevoli  del potere dei consumatori. Grazie ai social media, infatti, con pochi click si possono creare contenuti e condividerli sul web.  Ecco infatti cosa è accaduto due anni fa al musicista Dave Carrol, che dopo essere atterrato a Chicago ha trovato una delle sue chitarre rovinate. Si è subito rivolto agli impiegati della compagnia aerea, senza però ottenere risposte soddisfacenti e, anzi, ricevendo in cambio l’assoluta indifferenza.  Carrol però non si è arreso e negli 8 mesi successivi ha provato e riprovato a mettersi in contatto con la compagnia senza ottenere nessun risultato se non essere “rimbalzato” da un customer care ad un altro nella speranza di risolvere l’accaduto. Dave Carrol è senza dubbio una persona tenace e così ha realizzato un video sull’accaduto che ha ricevuto  5000 commenti in 10 giorni. Solo allora la United, la compagnia aerea responsabile dell’accaduto, si è data da fare per rimediare al danno, ma ormai il video virale di Carrol aveva avuto un forte impatto negativo sul brand ed aveva scatenato le ire degli altri clienti che avevano avuto la stessa esperienza.

A situazioni come queste, però, si può e si deve reagire. Un caso esemplare, tanto da essere riportato anche in numerosi manuali, è quello di Domino’s Pizza. Su YouTube si era infatti diffuso in pochissimo tempo un video che riprendeva atteggiamenti poco igienici adottati nelle cucine del famoso franchising. Gli impiegati vennero immediatamente licenziati e, con altrettanta rapidità, in solo 7 ore Domino’s Pizza reagì diffondendo un video prima che i media potessero occuparsi della situazione e rispondendo in real time a tutte le domande via Twitter e gli altri social media. Alla strategia sul web venne poi integrata una conferenza stampa per scusarsi ufficialmente dell’accaduto. La velocità, in questo caso, è stato sicuramente un fattore che ha permesso di limitare il danno.

… e qualche utile consiglio!

Per difendere la propria reputation in maniera efficace sul web è importante tenere conto di 4 consigli:

1. “Own your name”. Rispondere subito ai commenti degli utenti e della stampa, prendendo in considerazione anche quelli che vengono considerati rumors. Una riposta immediata nelle prime fasi della controversia, infatti, aiuta a comunicare l’ orientamento al cliente e sostenere la propria brand image.

2. “Provide a place for angry customers to vent”. Che sia attraverso Facebook, il blog ufficiale, un forum o Twitter, è fondamentale raccogliere i commenti degli utenti sia per replicare velocemente alle richieste, sia per monitorare la situazione. Inoltre, il rapporto diretto con i clienti aiuta anche a trovare soluzioni personalizzate che saranno davvero apprezzate.

3. Admit it. Ammettere che si è commesso un errore, per quanto possa sembrare  strano e controproducente viene invece apprezzato: solitamente, infatti, i consumatori sono abituati ad avere a che fare con scarsa trasparenza e customer care poco efficienti. Confessare i propri errori, invece che nasconderli, dunque, sarà una “sorpresa” gradita!

4. “Say “I’m Sorry” and mean It”. Non basta ammettere di aver sbagliato, però. E’ fondamentale anche chiedere scusa e saper trasformare un problema in un’opportunità e, il più delle volte, quest’ultima arriva proprio dai clienti. Il primo passo, dunque, per far si che ciò avvenga, è costruire una buona relazione con loro e cercare di mantenerla.

5. “Re-brand if necessary”. Ripensare al proprio brand e e non aver paura dei cambiamenti.  L’importante è pensare sempre ai propri clienti non come numeri, ma come persone!

Trovato qui

5,000 sympathetic comments in its first 10 days.

Read more: http://www.flowtown.com/blog/social-media-reputation-management#ixzz14z4iUZLl

Pierajk

Nata nel 1983, dopo esserci dedicata per tre anni allo studio delle tecnologie della comunicazione multimediale ed audiovisiva, a Ferrara, dove ha modo di approfondire l' approccio con il mondo hi-tech ed il web, prosegue il suo percorso specializzandosi a Ottobre 2009 al Suor Orsola Benincasa di Napoli focalizzando l'attenzione sulle discipline del marketing e della comunicazione. Il percorso di studi eterogeneo, ed una personalità abbastanza "originale" la portano naturalmente ed interessarsi con uno sguardo critico a tutto ciò che riguarda il marketing, comunicazione e nuovi media, sopratutto se innovativo e un pò fuori dagli schemi. Sensibile al rispetto dell'ambiente ed ai diritti umani apprezza articolarmente le iniziative etiche e sostenibili. Dopo brevi esperienze nel mondo degli eventi e del merchandising ed una collaborazione nel settore farmaceutico approda all'Università di Salerno a Marzo 2009 dove attualmente frequenta il Corso di Dottorato di Ricerca, in Marketing e Comunicazione, of course, e collabora con la cattedra di Marketing.

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