Nel primo, l’individuo si costruisce un brand attorno ad un argomento non inerente per l’azienda per cui lavora.
In questo caso il brand personale diventa un costo per l’azienda, che deve porre in essere iniziative per contrastare il fenomeno.
Nel secondo, il Personal Brand dell’individuo appartiene alla stessa categoria del Brand dell’azienda.
Il rischio in questo caso è che il brand della persona diventi talmente forte che il dipendente diventa “oggetto di desiderio” di aziende concorrenti che potrebbero sottrarlo lasciando un vuoto da colmare.
Alcune aziende potrebbero pensare (e alcune lo hanno già fatto), che vietando l’utilizzo dei social network ai propri dipendenti, il rischio che il personal branding danneggi il brand aziendale, si riduca… niente di più sbagliato.
Ogni azienda dovrebbe avere un “manifesto sociale” in cui indicare le linee guida da seguire da coloro che utilizzano il web in maniera personale.
In un epoca di conversazione e trasparenza le opportunità di un dipendente che esprime liberamente il suo punto di vista, ed entri in contatto con altri professionisti potrebbe comportare seri rischi.
Avere un canale twitter, anzichè un pagina su facebook, aiuta l’azienda a trasmettere un’immagine di se stessa, e avere persone dedite a curare il brand aziendale sui social media facilita l’integrazione e la coesione dei due brand.
Un blog animato dai propri dipendenti, inoltre, permette al brand aziendale di accrescere la propria awareness sfruttando i personal brand più forti dei propri dipendenti.
Tutto parte dal rispetto del brand.
Una persona che lavora per un’azienda di acque minerali, ad esempio, non può essere un fautore dell’acqua di rubinetto, descrivendone i vantaggi sul proprio blog personale. Coerenza innanzitutto.
Essere entusiasti del lavoro che si fa e condividere la mission e la vision aziendale, incoraggiando gli altri colleghi a fare lo stesso.
La partecipazione attiva ai social media aziendali, può accrescere il proprio brand sfruttando un’immagine aziendale già forte, stando attenti però a non diventare troppo deboli e correre il rischio che se muore la società si muoia con essa.
Non esiste la ricetta perfetta valida per tutti in questo gioco di equilibrio tra le parti, ma bilanciare le due cose è possibile senza correre grossi rischi.
Per concludere, un avviso, illustrato da una vignetta di Hugh MacLeod
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