Shop-dropping e guerriglia art

Sarebbe troppo semplicistico chiamarla guerriglia da scaffale, troppo generico esproprio proletario del senso, troppo poco specifico parlare di improvviso desiderio di sovvertimento soddisfatto all’istante, questo post parla di shop-dropping, che è qualcosa di più e diverso da tutto questo.

Si entra destando poco sospetto in un tranquillo supermarket di città, tra casalinghe su tacchi risuonanti e commessi dalla barba rada. Si vaga tra gli scaffali, toccando la merce come ad una fiera visitata per assenza d’altro. Si punta l’obiettivo-lattina su cui “agire”. Si preleva la lattina in vendita sugli scaffali del supermarket e se ne cambia l’etichetta, trasformando il senso della marca, riempiendo di significati altri l’atto dell’assistere passivo allo spettacolo della merce ormai ripetitivo e povero di sensazioni. Completata l’operazione di rivestimento-trucco della marca, si rimette tutto al proprio posto, aspettando lo scoppio della stimolazione visiva nella mente del consumatore.

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