Quale settimana fa, come vi avevamo segnalato, il Dipartimento di Stato Usa ha sostituito il temine social network con il termine social media. L’amministrazione del primo President Internet ritiene che questi siano i nuovi mezzi di comunicazione di massa ai quali guardare per l’informazione del futuro.
Milioni di persone in tutto il mondo utilizzano ogni giorno e sempre di più i social network, non solo per comunicare, interagire, scambiarsi opinioni e organizzare la loro vita sociale, ma anche come principale fonte di notizie ed informazioni.
È chiaro quindi come essere semplicemente presenti su Internet non basti più ma occorra essere parte della rete, essere parte del nuovo sistema di conversazione, informazione, interazione e condivisione. (continua…)
La provocazione lanciata da Frank Groeneveld, Boy Van Amstel e Barry Borsboom, ideatori del sito PleaseRobMe.com, è più che mai attuale.
I numerosi aggiornamenti di stato che gli utenti rilasciano su Social Network come Twitter, Facebook e FourSquare lascerebbero strada completamente libera nelle case ai ladri di nuova generazione, soprattutto grazie alla geolocalizzazione.
Propro così, mentre noi segnaliamo ai nostri amici dove siamo e cosa facciamo nello stesso tempo forniamo ai “ladri 2.0″ importanti informazioni sulla nostra presenza o meno in casa.
L’antefatto: nell’aprile 2009 il blog “Altezzosa e poco loquace”, diario online della caustica Arianna Cavazza aka Sybelle, pubblica un post che critica aspramente un visual publicitario di John Ashfield (che possiamo ammirare in tutta la sua magnificenza nella foto qui sopra).
La pagina pubblicitaria è a dir poco imbarazzante, ma non è questo il punto. Dopo qualche mese, tra i commenti al post, compare una testimonianza piuttosto velenosa, di un presunto ex dipendente (anonimo) che critica aspramente l’azienda in quanto spaccia i capi per abbigliamento prodotto in Inghilterra o Scozia, quando invece “la produzione vera e propria è fatta perlopiù in Bangladesh e relativi Stati, dove la manodopera costa un fico secco…“. E da qui inizia una sorta di dramma in salsa 2.0.
Un gruppo per la trasparenza dell’informazione sta raggiungendo numeri incredibili
Il “digital divide” può essere trasformato in una sorta d’alfabetizzazione informatica, nell’abbattimento di quelle barriere sociali che facilmente potrebbero interporsi tra giovani ed anziani d’oggi.
Oggi, i nostri nonni sono in grado di viaggiare on line, di condividere loro pensieri, la loro grande ed ammirabile esperienza, tramandandola anche attraverso la Rete, per renderla importante ed immortale, dando la più assoluta efficacia alla massima latina “verba volant, scripta manent”.
A titolo esemplificativo basti prendere in considerazione la campagna virale fatta per il sito Nuok.it, piattaforma in cui l’estro tutto italiano delle menti creative, emigranti made in italy, o potenziali tali, si incontra virtualmente al fine di condividere esperienze, sensazioni ed ambizioni sulla ridente metropoli americana.
Il momento dell’orientamento non è mai cosa facile per gli studenti. Le informazioni sono difficili da reperire, sono poche le indicazioni concrete in merito al futuro professionale e quasi sempre, per saperne di più, l’unica soluzione è affidarsi a spersonalizzati incontri di orientamento nelle hall di un albergo.
L’Ateneo romano degli studi sociali LUISS ha deciso didar vita ad un progetto per porre rimedio a questa situazione, dando un’opportunità attiva di partecipazione grazie alle nuove possibilità di conversazione offerte dal web 2.0.
La rete è riuscita a dare voce e ad amplificare l’entità di alcune tematiche, da sempre scottanti, ma che attraverso la velocità divulgativa del web enfatizzano i loro effetti.
Di forte appealing la tematica ambientale, che viene utilizzata spesso dalle aziende per caratterizzare la propria politica attraverso concetti abusati come etica, ecosostenibile, a impatto zero. Oltre alla nascita di molte web tv tematiche dedicate all’ambiente, a magazine, il web può essere utilizzato anche per gestire le proprie attività.
La rete può diventare lo strumento per generare prodotti creativi, che riescono anche a diffondere una consapevolezza e una forte coscienza collettiva.

Il segreto del passaparola, come dice Rosen, non sono i legami forti (partener, amici, famiglia) poichè gli appertenenti a questi gruppi sociali hanno tutti accesso alle stesse informazioni. Il segreto sono i legami deboli, poichè è grazie a questi (un ex compagno di classe o un semplice conoscente) le informazioni vengono trasferite da un gruppo all’altro.
Negli ultimi anni i rapporti superficiali hanno avuto un exploit grazie al web 2.0 e ai social network.
In realtà però sia le statistiche ufficiali di Facebook che una ricerca di un antropologo dell’Università di Oxford come nella vita reale anche nella “vita virtuale” non possiamo avere e mantenere relazioni con più di 150 persone.
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