
Dopo la sentenza di condanna dei dirigenti di Google in merito al caso Vivi Down, innumerevoli sono state le reazioni in Rete, molte delle quali preoccupate di un atteggiamento censorio da parte della politica e della giustizia italiane.
In questa direzione va la provocatoria idea di Massimo Micucci, che sul suo blog giudica l’atteggiamento della magistratura e di certi politici su internet “né più né meno come quello della autorità cinesi, con la differenza di avere l’appoggio di tanta parte dei media “liberi” analogici”.
Ecco quindi la proposta,”utopistica ma chiarificatrice : Chiudete la baracca. Da google al più piccolo blogger. Spegnete Internet, o i vostri servizi sulla rete in Italia , per una settimana. Niente motori di ricerca, nietne wikipedia , niente amzaon, niente you tube, ninete notzie su googlenews , niente traduzione automatica, niente e-mail, niente file da scaricare , testi documenti slides on line…E calcoliamo quanto ci rimettono tutti. Magari potremmo scoprire si essere su un mondo che è cambiato e riconsiderare tutto”
Una provocazione interessante: forse per accorgerci di quanto sia importante la Rete dovremmo capire cosa significa non averla…
Google si trova sul banco degli imputati per il caso “Vividown”, una associazione che tutela le persone down che ha denunciato la filiale italiana per non aver rimosso tempestivamente un video di bullismo da YouTube. Il video, messo in rete l’8 settembre del 2006, ritraeva un portatore di handicap vessato dai compagni di scuola in un’istituto di Torino. I vertici di Google sono accusati dalla procura di Milano per “illecito trattamento dei dati e diffamazione“. Il pubblico ministero ha ieri chiesto per loro quattro condanne tra sei mesi e un anno.
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