Cari ninja, volevo ragionare un po’ con voi sull’atteggiamento di Windows & Co. verso i social network e più in generale cercare di riprendere i fili delle trame che li riguardano.
Mentre Apple conta su una comunità di fan tra le più forti in assoluto (peraltro gestita interamente dal basso) ed è impegnata a litigare con Google sulla sua presunta scorrettezza nell’immettersi sul mercato del mobile, Windows sembra volersi spingere sempre più verso il lato social.
Ma come si è arrivati a questo?
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The Cove, il documentario vincitore dell’Oscar 2010, si è fatto notare durante la cerimonia non solo per aver ricevuto la celebre onoreficenza, ma soprattutto per la protesta protata avanti da Ric O’Barry, salito sul palco con un cartello recante la scritta “Text Dolphin to 44144″.
L’invio di SMS faceva in realtà era parte di una più ampia campagna di sensibilizzazione contro la caccia ai delfini in Giappone.
Le iniziative ad essa collegate hanno sfruttato tutte le potenzialità offerte dai social media: si va verso una vera libertà di parola?
Negli USA hanno sostituito il terime social network con il termine social media, avendo compreso appieno quanto oggi questi siano soprattutto fonte di notizie ed informazioni e quanto sia necessario, non solo essere presenti in rete, ma essere parte attiva della rete. Ed in Italia? Vi proponiamo una breve rassegna delle campagne elettorali per le prossime regionali.
La provocazione lanciata da Frank Groeneveld, Boy Van Amstel e Barry Borsboom, ideatori del sito PleaseRobMe.com, è più che mai attuale.
I numerosi aggiornamenti di stato che gli utenti rilasciano su Social Network come Twitter, Facebook e FourSquare lascerebbero strada completamente libera nelle case ai ladri di nuova generazione, soprattutto grazie alla geolocalizzazione.
Propro così, mentre noi segnaliamo ai nostri amici dove siamo e cosa facciamo nello stesso tempo forniamo ai “ladri 2.0″ importanti informazioni sulla nostra presenza o meno in casa.
Per discutere assieme sul futuro della comunicazione i leader internazionali nel campo dell’economia, della ricerca e del marketing si incontreranno a Parigi il 22 e il 23 Marzo, in occasione della sesta edizione della Conferenza Marketing 2.0.
L’antefatto: nell’aprile 2009 il blog “Altezzosa e poco loquace”, diario online della caustica Arianna Cavazza aka Sybelle, pubblica un post che critica aspramente un visual publicitario di John Ashfield (che possiamo ammirare in tutta la sua magnificenza nella foto qui sopra).
La pagina pubblicitaria è a dir poco imbarazzante, ma non è questo il punto. Dopo qualche mese, tra i commenti al post, compare una testimonianza piuttosto velenosa, di un presunto ex dipendente (anonimo) che critica aspramente l’azienda in quanto spaccia i capi per abbigliamento prodotto in Inghilterra o Scozia, quando invece “la produzione vera e propria è fatta perlopiù in Bangladesh e relativi Stati, dove la manodopera costa un fico secco…“. E da qui inizia una sorta di dramma in salsa 2.0.
L’inizio della sesta ed ultima stagione di Lost è segnato dal lancio, in Italia, di un nuovo gioco: il Fantalost.
Riuscite ad immaginarvi un fantacalcio con i personaggi dell’Isola?
Inoltre, vi siete mai chiesti che sigla avrebbe potuto avere Lost?
Con questo post vi sveliamo alcuni misteri (e i memi) che governano il mondo degli UGC sorti intorno alla serie.
Uno dei temi più caldi e discussi nel settore marketing è quello relativo alla costruzione di un’identità online dei brand… Termini come Brand Identity, Brand Reputation, Brand Monitoring (e chi più ne ha più ne metta) sono molto masticati oggigiorno dai marketer e dagli addetti alla comunicazione. Benissimo, ma da dove cominciare?
Le soluzioni sono molteplici per iniziare a lavorare sul proprio brand in questo senso. Oggi vogliamo parlare dell’approccio che ha avuto Bonaventura Maschio
Nell’intenzione di rendere la Distilleria un luogo aperto, familiare e soprattutto conosciuto, Andrea e Anna Maschio hanno aperto le porte ad un gruppo di blogger e giornalisti appassionati di enogastronomia, realizzando il 5 Febbraio 2010 il Prime Uve Experience Day.
Capire e prevedere l’integrazione strategica dei social media nel marketing mix aziendale è di grande importanza sia per il business sia per la brand reputation.
Negli ultimissimi anni in cui i social media sono stati un veicolo di marketing, hanno già avuto un effetto enorme sul modo di fare business delle aziende. Negli anni che verranno ci saranno ancora più cambiamenti, dato che il social media marketing si estende dal dipartimento di marketing a quasi tutti gli aspetti di business di un’azienda.
Debra Aho Williamson, analista senior di eMarketer, in un suo articolo dà luce ad alcuni trend a cui bisognerebbe ispirarsi negli anni a venire.
È possibile confondere la home page di un blog con la pagina iniziale di un social network che da poco ha festeggiato i 400 milioni di utenti? Il buon senso direbbe no. Ma la cronaca ci fa dire di si.
Partiamo da lontano: il buon vecchio digital divide prima o poi farà parte del passato. Un po’ come cantava Brian Molko, leader dei Placebo, nel lontanissimo 1998: “Since i was born i started to decay”. Da quando sono nato ho iniziato a morire. Per il web è lo stesso: il “divario digitale” (per gli amici DD), giorno dopo giorno si avvicina alla sua inesorabile fine, specialmente dal punto di vista culturale e sociale. Morale della favola: tutti sono su Facebook.
L'iniziativa è riuscita a generare un forte newsmaking su media tradizionali
Toshare.it riassume i punti salienti dell'incontro
Glow dà un valore sociale allo status emozionale: basta valutare il proprio umore con delle stellette e questo sarà geotaggato su una mappa mondiale...come si sente la Rete oggi?
Mobili nelle stazioni della metro per Ikea
Per discutere assieme sul futuro della comunicazione i leader internazionali nel campo dell’economia, della ricerca e del marketing si incontreranno a Parigi il 22 e il 23 Marzo, in occasione della sesta edizione della Conferenza Marketing 2.0.