Questo è un post di orientamento per una corretta fruizione della stazione, pardon, stagione di chiusura di Lost, la sesta.
6 anni, tre aerei (o forse più) precipitati, flashback e flashforward, torturatori, chirurghi, banditi e truffatori. Più di 4, 8, 15, 16, 23, 42 puntate. Molte di più.
Il “digital divide” può essere trasformato in una sorta d’alfabetizzazione informatica, nell’abbattimento di quelle barriere sociali che facilmente potrebbero interporsi tra giovani ed anziani d’oggi.
Oggi, i nostri nonni sono in grado di viaggiare on line, di condividere loro pensieri, la loro grande ed ammirabile esperienza, tramandandola anche attraverso la Rete, per renderla importante ed immortale, dando la più assoluta efficacia alla massima latina “verba volant, scripta manent”.
A titolo esemplificativo basti prendere in considerazione la campagna virale fatta per il sito Nuok.it, piattaforma in cui l’estro tutto italiano delle menti creative, emigranti made in italy, o potenziali tali, si incontra virtualmente al fine di condividere esperienze, sensazioni ed ambizioni sulla ridente metropoli americana.
Si dice spesso che “un film è l’inizio di un viaggio“. A volte vuole essere una metafora, ma in alcuni casi va inteso in senso più letterale. Prendiamo il caso di Avatar, il nuovo successo planetario di James Cameron, da mesi sulla bocca di tutti.
Altro esempio è Volterra, città toscana caratteristica che conserva ancora il suo aspetto medievale e per questo scelta come ambientazione per alcune parti di New Moon.
E anche la serie più chiacchierata del momento, Lost, potrebbe essere protagonista di progetti che riguardano il turismo e la celeberrima Isola…
È emerso negli ultimi anni un fenomeno che inizia ad acquistare una particolare rilevanza in termini di brand communication. Si tratta della creazione e della diffusione di video tutorial di ogni genere, facilitate da una tecnologia sempre più user friendly, dall’affermarsi dei portali di videosharing e dalla voglia di condividere le proprie competenze con la massa.
Questo fenomeno sembra però aver trovato ampia declinazione soprattutto nell’ambito del make-up, dei suoi prodotti e delle sue tecniche.
Passiamo quindi in rassegna i diversi sforzi che i make-up brand stanno compiendo in questa direzione.
Glee è un teen drama incentrato sulle vicende di un coro scolastico: ogni episodio è dedicato alla realizzazione di un piccolo musical.
Uno show del genere si presta benissimo alla vendita di prodotti sul mercato a latere musicale: difatti, non solo le canzoni presenti nei vari episodi sono disponibili per l’acquisto su iTunes dopo la messa in onda, ma nel loro insieme compongono anche varie compilation (la prima è già uscita, guarda caso in tempo per l’arrivo del Natale e l’acquisto dei regali) edite niente di meno che da Columbia Records. Glee è diventato subito un prodotto di culto generando fenomeni di fandom che hanno invaso i social networks: chi sarà il copycat migliore?
L’ultima trovata di una nota compagnia bancaria è il lancio della carta con i superpoteri. La campagna di lancio è stata realizzata creando una community in cui promuovere il self-exposure. Quest’iniziativa va considerata come un caso di iperrealismo ma applicato a temi moderni e non postmoderni, in particolare il denaro. Quindi il ricorso a temi come la comunità diventa solo uno strumento estetico per veicolare valori legati al retaggio modernista.
Brandz ha condotto un’analisi nel 2008 sui consumatori digitali e sulle loro differenze rispetto ai consumatori offline. Un quadro chiaro e sintetico sulle caratteristiche di questi nuovi consumatori e sulle possibilità per i Brand di intrattenere relazioni più forti con essi ma, soprattutto, un utile strumento per i manager nella gestione complessiva dei propri brand sul mercato, che sempre più si affaccia su internet.
A Giugno 2009, pochi giorni dopo l’uscita del nuovo Iphone 3GS, il numero di video uploadati attraverso i dispositivi mobili era aumentato del 400%. Inoltre è in continuo aumento il numero di lingue disponibili nella versione mobile per Windows Mobile o Symbian S60. Per il prossimo futuro ci si attende quindi un aumento vertiginoso del numero di video caricati, soprattutto in modalità mobile. Nel frattempo però gustiamoci i video delle 10 peggiori gaffe.
Persepolis 2.0 si ispira alla graphic novel di Marjane Satrapi, aggiornandola però agli eventi che hanno sconvolto l’Iran dal 12 giugno fino alla morte di Neda.
L’iniziativa è solo l’ultima di tutta una serie di azioni che hanno trovato eco sui social media, i veri strumenti di lotta di questa gravissima crisi.
La Rete, ancora una volta, si conferma un potente mezzo espressivo.
Dai sistemi wiki ai social network, passando per l’open source, i stiano facendo passi avanti nello sviluppo di un socialismo direttamente orientato ad un mondo interconnesso. Chiaramente si tratta di un socialismo con molte differenze da quello classico, ma analizzando bene la situazione del web 2.0 ci si rende conto che l’accostamento non è poi così azzardato…
L'iniziativa è riuscita a generare un forte newsmaking su media tradizionali
Toshare.it riassume i punti salienti dell'incontro
Glow dà un valore sociale allo status emozionale: basta valutare il proprio umore con delle stellette e questo sarà geotaggato su una mappa mondiale...come si sente la Rete oggi?
Mobili nelle stazioni della metro per Ikea
Per discutere assieme sul futuro della comunicazione i leader internazionali nel campo dell’economia, della ricerca e del marketing si incontreranno a Parigi il 22 e il 23 Marzo, in occasione della sesta edizione della Conferenza Marketing 2.0.