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Riforma del Copyright, le nuove regole spiegate (e le posizioni in campo)

Per Strasburgo è arrivato il momento di una nuova regolamentazione del Copyright. Che faranno ora le BIG e l'iter del testo (che forse cambierà ancora)

Il Parlamento Europeo si è espresso in favore della direttiva sul copyright. Il testo dopo mesi di scontri politici ieri è passato nell’aula di Strasburgo con 438 voti contro 226. Ribaltando il risultato di luglio, quando i parlamentari Ue avevano rimandato il testo. Gli articoli chiave della direttiva sul diritto d’autore sono l’11 e il 13. Il primo riconosce un giusto compenso a editori e giornalisti per l’utilizzo da parte dei motori di ricerca come Google delle loro notizie e la sottoscrizione di una licenza da parte delle piattaforme come Youtube per caricare contenuti audio e video. Il secondo dà alle piattaforme la responsabilità del controllo sui contenuti pubblicati. Per gli utenti non cambierà nulla, non dovranno pagare per i servizi, ma Internet potrebbe non esser più lo stesso: i giganti del Web dovranno remunerare i contenuti prodotti da giornalisti e artisti. A luglio il Parlamento aveva respinto il mandato a negoziare la versione finale della direttiva al relatore Axel Voss (Cdu-Ppe) con 318 voti. «Una volta che le acque si saranno calmate, Internet sarà libero come lo è oggi, i creatori e i giornalisti guadagneranno una parte più equa degli introiti generati dalle loro opere, e ci chiederemo per quale motivo c’è stato tutto questo clamore» ha dichiarato Voss.

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copyright

Che faranno ora leYouTube, Facebook e le altre BIG

In attesa che il Consiglio Ue approvi e dia seguito al provvedimento è opinione condivisa che le piattaforme digitali come YouTube, Facebook e altri aggregatori di notizie come Google News debbano comunque rimodulare le loro strategie.

Perché le nuove regole

Le regole sul diritto d’autore in Europa risalgono al 2001, quando l’accesso a Internet e l’uso delle piattaforme digitali non erano così diffusi. Il modo in cui condividiamo, vendiamo e utilizziamo le informazioni e i contenuti online è radicalmente cambiato. Per questo nel 2016 la Commissione europea ha proposto una direttiva per aggiornare le norme sul copyright. Ieri è stata approvata dal Parlamento europeo, con alcune modifiche rispetto al testo che era stato bocciato a luglio.

I principi introdotti dalla nuova Direttiva

La direttiva introduce due principi nuovi: i fornitori di servizi di condivisione dei contenuti online, cioè gli aggregatori e le grandi piattaforme come Google e Facebook, che fanno profitti anche grazie a contenuti alla cui produzione non contribuiscono economicamente, devono pagare gli editori per i prodotti giornalistici e audiovisivi che utilizzano, stipulando “accordi di licenza equi e appropriati”. Le piattaforme hanno la responsabilità di controllare che non vengano violate le norme. I link agli articoli si potranno condividere se accompagnati da poche parole per riassumerne il contenuto, mentre saranno protetti da copyright gli “snippet”, cioè le anteprime degli articoli con immagini e testi brevi. Anche i creativi, dai musicisti agli sceneggiatori, hanno diritto ad essere «remunerati» per i loro contenuti utilizzati da Facebook, Youtube e gli altri.

Ma il testo potrebbe cambiare

La discussione di Parlamento, Consiglio e Commissione potrà apportare modifiche al testo, che dovrà essere poi votato di nuovo dall’assemblea di Strasburgo. Il suo impatto reale dipenderà anche dagli accordi tra editori e piattaforme e dalle decisioni dei giudici in caso di dispute legali.

Le posizioni in campo

Lo scontro politico ed economico può essere sintetizzato così: da una parte le posizioni dei produttori di contenuti (favorevoli alla riforma) e dall’altra quelle delle piattaforme che agevolano la diffusione dei testi (contrari alla regolamentazione).  La gratuità e la totale deregolamentazione producono distorsioni gravi e fake news, è la posizione di chi auspica da tempo una riforma. Frenare o limitare l’accesso al web genera una limitazione delle libertà, è la replica di chi osteggia le nuove regole.

La politica. Da Roma Luigi Di Maio si è scagliato contro l’Europarlamento: “È una vergogna, stiamo entrando in uno scenario da Grande Fratello di Orwell”. Il vicepremier ha insistito sulla creazione della (inesistente) “link tax” a carico degli utenti e ha accusato Strasburgo di avere introdotto “la censura preventiva”. Di  “na pagina nera per la democrazia e la libertà dei cittadini. Con la scusa della riforma del copyright, il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Il testo approvato ieri dall’aula di Strasburgo contiene l’odiosa link tax e filtri ai contenuti pubblicati dagli utenti. È vergognoso! Ha vinto il partito del bavaglio», ha dichiarato l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Isabella Adinolfi. Per il presidente del Parlamento, Antonio Tajani, il voto “sul diritto d’autore è una vittoria per tutti i nostri cittadini. Abbiamo scelto di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine all’attuale far-west digitale. Non esiste vera libertà senza buone regole”.