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Sei volte in cui i brand si sono schierati politicamente nella pubblicità (prima di Nike)

Da Pepsi a Ryanair, alcuni esempi di brand che hanno deciso di pronunciarsi su temi importanti dividendo il pubblico

Fabio Casciabanca
Fabio Casciabanca

Editor Business Ninja Marketing

Scegliendo Colin Kaepernick come protagonista della campagna del 30° anniversario di Just Do It, Nike ha preso una decisione coraggiosa, rischiando di incorrere in contraccolpi negativi nella percezione di alcuni affezionati. Ma non è stato l’unico brand e nemmeno il primo a schierarsi politicamente.

La nuova campagna di Nike con Kaepernick

Il giocatore della NFL Kaepernick ha protestato contro l’ingiustizia razziale e la brutalità della polizia inginocchiandosi durante l’inno nazionale statunitense. In seguito, il suo contratto con i San Francisco 49ers non è stato rinnovato. Kaepernick sosteneva che i proprietari della squadra lo avevano deliberatamente tagliato fuori a causa del suo attivismo.

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L’ultima pubblicità di Nike per la campagna “Just Do It” è accompagnata da una straordinaria immagine di Kaepernick e dallo slogan: “Credi in qualcosa, anche se significa sacrificare tutto”.

In un periodo di disordini sociali, sempre più marchi utilizzano i loro budget pubblicitari per assumere una posizione politica. Ecco sei esempi in cui hanno deciso di schierarsi, nel bene e nel male.

Jigsaw e la Brexit

jigsaw

Solo pochi mesi dopo il voto sulla Brexit, il rivenditore di moda Jigsaw ha compiuto un pericoloso passo in un campo molto discusso: l’immigrazione. Sfidava l’idea che nulla potesse definirsi “British Style” e niente fosse al 100% britannico. Proclamava, infatti, che “non esiste un inglese al 100%”.

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Una dichiarazione audace apparsa su Guardian, Telegraph e Evening Standard, oltre a venire affissa in grande formato nella stazione della metropolitana di Oxford.

Nonostante alcuni abbiano snobbato il rivenditore per essere entrato in un’area che molti ritenevano non fosse di pertinenza del brand, la società è stata generalmente applaudita per la posizione assunta.

Cadillac

L’incarnazione del sogno americano, Cadillac, ha lanciato nel 2017 un bello spot come parte della campagna “Dare Greatly“.  Il messaggio invita alla collaborazione e all’aiuto universale tra gli uomini, senza distinzioni di credo e razza, in decisa controtendenza alle elezioni shock di Trump e a quanto la nazione sia stata divisa sull’argomento.

Nonostante le ovvie implicazioni politiche, il Direttore Marketing di Cadillac ha dichiarato che non si tratta “di una dichiarazione politica o sociale”. Invece, ha aggiunto: “è semplicemente una celebrazione dell’incredibile spirito americano”.

Airbnb sta con i rifugiati (e contro Trump)

Le dichiarazioni di Trump sulla chiusura delle frontiere e la costruzioni di muri hanno provocato ondate di indignazione in tutto il mondo e Airbnb ha reagito con audacia con una comunicazione “all inclusive” andata in onda durante il Super Bowl: una sovrapposizione di persone di differenti etnie e caratteristiche con l’hashtag #weaccept.

Airbnb ha messo in atto anche un’operazione concreta, promettendo di donare 4 milioni di dollari in 4 anni al Comitato di Soccorso Internazionale.

Il boomerang di Pepsi

Fra tutti i brand che hanno utilizzato gli strumenti dell’advertising per schierarsi politicamente o ideologicamente, va ricordata Pepsi che, con il famigerato spot di Kendall Jenner diventa un tipico caso di studio per come questo tipo di argomenti vada trattato con le pinze.

Lo spot, che ha suscitato molte critiche, mostra Jenner che, abbandona un set fotografico per partecipare a una protesta pacifica e mette pace tra i litiganti consegnando una lattina di Pepsi a un sorridente agente di polizia.

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Lo sfruttamento di immagine del movimento Black Lives Matter e degli altri movimenti di protesta per il riconoscimento dei diritti non è andato giù agli attivisti e anche la figlia di Martin Luther King ha commentato negativamente lo spot.

Ryanair e il referendum inglese

In risposta al referendum UE del 2016, Ryanair ha deciso di schierarsi su un argomento difficile che stava creando una spaccatura in tutto il Regno Unito.

ryan

Usando Brexit come gancio per interagire con i propri clienti, la compagnia aerea ha offerto una “Brexit Special” per chi aveva bisogno di tornare a casa per votare. In sé, sembra una semplice promozione ma l’iniziativa ha scatenato parecchie polemiche sull’intrusione su un tema così delicato: la comunicazione invitava esplicitamente a votare contro la Brexit.

“Born the Hard Way” di Budweiser

Anche Budweiser ha commentato le scelte politiche dell’attuale amministrazione americana con l’advertising, parlando all’estrazione globale degli spettatori del Super Bowl per rendere omaggio alle radici della società, nate dall’immigrazione di moltissimi popoli e culture diverse.

Lo spot, intitolato “Born the Hard Way”, è andato indietro nel tempo per raccontare il viaggio di emigrazione di Adolphus Busch nel 1857,  dalla Germania fino alle coste dell’America. All’arrivo, riceve ostilità e viene ridicolizzato, prima di incontrare il suo futuro partner Ebert Anheuser, con il quale nascerà nata Budweiser.

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I sostenitori di Trump sui social media hanno promesso di non acquistare più il brand, con l’hashtag #BoycottBudweiser diventato trend su Twitter dopo la messa in onda dell’annuncio.

Bonus: Coca-Cola e l’uguaglianza

Anche Coca-Cola vanta una lunga storia di forte presa di posizione su alcuni temi importanti. Da “Boys on a Bench”, la panchina della segregazione su cui ragazzi neri e bianchi condividevano una rinfrescante bevanda, passando per Hilltop fino a “Pool Boy”, la storia di due adolescenti, fratello e sorella, che restano folgorati dalla bellezza di un addetto alle pulizie della piscina e cercano di conquistarne l’attenzione offrendogli una Coca-Cola ghiacciata.

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