Il punto

Il MIT, la Bocconi e le altre: le migliori università per trovare lavoro

Quale laurea scegliere e in quale università studiare per avere più possibilità di lavoro: le analisi di QS Quacquarelli Symonds, Financial Times e Alma Laurea

La scelta dell’università dipende dalle proprie predisposizioni e passioni, ma pensare al proprio futuro vuol dire anche capire quali sono le esigenze del mercato del lavoro. Per questo assume un peso determinante non solo quale indirizzo di studi intraprendere ma anche dove lo si intraprende. Per capire quali sono le lauree più richieste nel mondo del lavoro e sapere cosa aspettarci una volta conquistato il titolo di studio ci viene in aiuto la XX Indagine della Condizione occupazionale dei laureati AlmaLaurea, una delle fonti più accreditate in Italia per capire come stanno le cose (il rapporto ha coinvolto oltre 630 mila laureati di primo e secondo livello di 74 università italiane). Nel secondo caso a fare chiarezza è l’analisi di QS Quacquarelli Symonds, società di consulenza specializzata nella formazione universitaria e manageriale, che ha pubblicato la classifica annuale dei migliori 500 atenei nel mondo per occupabilità. Con una buona notizia: sono 16 le università italiane entrate in classifica. Ma c’è anche il Business School Rankings, la top 100 del Financial Times, dove il master in management della Bocconi di Milano è tra le migliori università del mondo, con un salto dal decimo al sesto posto.

università

La Bocconi in top 10 secondo FT

La spinta di quattro gradini della Bocconi nel ranking del Financial Times trova ragione soprattutto nella crescita della internazionalizzazione in termini di studenti e docenti, e nel placement, cioè l’assistenza all’inserimento nel mondo del lavoro (globale) di laureandi e laureati, che si traduce poi in progressi di salari e carriera. La classifica si basa per il 50% sulle interviste agli studenti che hanno lasciato gli atenei da tre anni e per l’altro 50% su indicatori che fanno riferimento a caratteristiche di istituti e programmi. Nel questionario, peso determinante ha il salario percepito a tre anni dalla laurea. E, con quasi 109 mila dollari, è proprio uno dei punti di forza della svizzera University of St. Gallen, al primo posto del Ft global master in management.

Il MIT al primo posto, in Italia Politecnico e Sapienza nella top 100

Al primo posto della classifica Graduate Employability Rankings 2019 mondiale di di QS Quacquarelli Symonds c’è il Massachussetts Institute of Technology che prende la posizione che l’anno scorso fu assegnata alla Stanford University, ora in seconda posizione. Segue l’UCLA, Università della California, Los Angeles e in quarta e quinta posizione troviamo l’Università di Harvard e l’Università di Sydney. Nelle prime 100 università ci sono anche il Politecnico di Milano (al 36° posto) e l’Università La Sapienza di Roma (al 98 ° posto). la Germania è leader di occupabilità in Europa con 26 università in classifica e quattro nella top 100.

Quali studi

Secondo il Rapporto 2018 di AlmaLaurea, le performance occupazionali sono particolare buone per i laureati in ingegneria, professioni sanitarie ed economico-statistico, gruppi disciplinari che registrano un tasso di occupazione superiore al 90% a 5 anni dal titolo. Nel 2017 molte sotto-classi di ingegneria rendono facile trovare lavoro, e insieme portano a stipendi sopra la media generale dei neo-laureati. Lo stesso vale anche per discipline sanitarie poco sopra la media nazionale (secondo cui a tre anni dal titolo lavora l’85% del neo-laureati con uno stipendio medio netto di 1.300 euro al mese) troviamo chi ha studiato discipline economico-aziendali.

I casi peggiori

Sempre secondo rapporto, il tasso di disoccupazione a cinque anni dalla laurea rimane sui valori più elevati per i laureati nei seguenti gruppi disciplinari, che rimangono sotto la soglia dell’80% a cinque anni dalla laurea: letterario, geo-biologico, giuridico. Ma fra i casi peggiori a risaltare è soprattutto giurisprudenza

Laurearsi serve

Secondo il rapporto AlmaLaurea 2018 laurearsi in ogni caso conviene poiché maggiore è il titolo di studio conseguito, minore è il rischio di trovarsi nell’area della disoccupazione. Nel 2017 il tasso di occupazione della fascia d’età 20-64 è pari al 78,3% tra i laureati contro il 65,5% dei diplomati che non hanno proseguito con gli studi universitari. Non solo: nel 2013 un laureato guadagnava il 41,2% in più rispetto a un diplomato alla scuola secondaria superiore.