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Mentre il mondo discute sulla parità di genere, i bambini trovano la soluzione giocando con le bambole

Luvabella è la bambola che dice “papà” e combatte gli stereotipi partendo dal mondo dei giocattoli

Quando eravamo piccoli noi millennials, il mondo sembrava nettamente diviso in due, con una sorta di decisione irrevocabile, per cui i maschietti giocavano con le macchinine e le femminucce con le Barbie. Ora arriva Luvabella e le regole del gioco cambiano.

Siamo nell’epoca del “gender neutral” e dei “genitori millenials” e la normalità non è ciò che finora ci hanno fatto credere. I genitori cercano di fare del loro meglio: le bambine non vengono più considerate come delle principesse e i bambini non vengono più trattati come gli ometti di casa, ma sono proprio loro a stupire noi adulti con il loro approccio neutro ai giochi.

Ne parla ad esempio Let Toys Be Toys, la campagna inglese che dimostra che l’85% dei giovani tra gli 11 e i 21 anni è convinta che sia la pubblicità in primis a dover smettere di utilizzare stereotipi di genere per vendere più giocattoli.

E in questo scenario rivoluzionario, a sei mesi dal Natale arriva Luvabella, il giocattolo dell’anno in America e Gran Bretagna.

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La bambola che dice “papà”

Cos’ha di diverso la nuova bambola robotica

Questa bambola rivoluzionaria, oltre ad usare la robotica e l’intelligenza artificiale, è in grado di riprodurre circa 200 reazioni altamente realistiche: ad esempio soffre il solletico, beve il latte e impara fino a 100 parole.

Ma la vera rivoluzione di Luvabella è la levetta posizionata nella sua schiena, che le consente di dire papà o mamma in base a chi la tiene in braccio. Questa novità incoraggia anche i maschi a giocarci e far comprendere loro il significato di prendersi cura di qualcuno o qualcosa.

Nessuna distinzione nel gioco

Ma cosa comporta diversificare i giochi in base al sesso? “Lego o puzzle, ad esempio, sono rivolti più ai maschi e incoraggiano abilità visuali e di spazio”, ha spiegato Lauren Spinner psicologa dell’età evolutiva dell’Università del Kent in Inghilterra, “mentre quelli tradizionalmente femminili, come la cucina o le bambole, stimolano la comunicazione e le abilità sociali”.

Per la dottoressa Elizabeth Sweet, sociologa e docente all’Università della California, “gli studi dimostrano che il limite dei giocattoli di genere è ridurre la gamma di abilità che ragazzi e ragazze possono esplorare attraverso il gioco”.

Per ora però non arriverà in Italia, il bambolotto-supereroe a metà tra un action figure e un cucciolo, come lo definisce il New York Times.

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Luvabella la bambola che dice papa

La parità di genere spiegata a un bambino

Laurel Wider, la sua ideatrice e psicoterapeuta, sostiene che questi bambolotti eroi avvicinano i bambini all’idea di accudimento senza vergogna, sentimento registrato sia in genitori che bambini dovuto agli stereotipi di genere.

Una strategia simile a quella di Lego Friends che punta invece ad avvicinare le bambine al mondo delle costruzioni, usando colori rosa e viola e personaggi femminili. La Bbc li ha definiti il “campo di battaglia del gender” che, a causa delle critiche nate tra le femministe, si sono poi moltiplicati: ora le bambine possono anche occuparsi di camion e autolavaggi.