Visionari

Gli smartphone di Star Trek e le altre tecnologie che la fantascienza aveva previsto

Sono tante le previsioni azzeccate della letteratura anche sui social e a sorpresa tra gli autori classici della soft science fiction compare anche un italiano

Sono tanti i filoni della fantascienza e alcuni ci hanno regalato autori e opere magnifiche, come Isaac Asimov, Robert Heinlein o Philip K. Dick, che contenevano anche delle previsioni sul futuro che, in molti casi, è diventato il nostro presente.

Se facessimo una lista delle invenzioni “azzeccate” dalla fantascienza, l’elenco sarebbe lunghissimo. Dovremmo citare la tecnologia radar, le carte di credito e i trapianti di organi (considerando Mary Shelley e il suo Frankenstein un romanzo di fantascienza). Qualcuno attribuisce a Mark Twain anche l’aver previsto internet già nell‘800.

Non bisogna dimenticare, infatti, che per quanto bravi a immaginare il futuro o gli sviluppi di una teoria scientifica, gli autori di quei romanzi sono pur sempre figli del loro tempo e difficilmente avrebbero potuto (ma vale anche per quelli di oggi) immaginare eventi rari, imprevedibili e, soprattutto, inaspettati. Il cigno nero, come lo ha denominato Nassim Taleb, è sempre in agguato, insomma.

Il cigno nero di Taleb

Taleb, in un suo famoso libro, si riferisce alla scoperta del cigno nero, in Australia, quando erano tutti convinti che i cigni fossero (e potessero) essere solo bianchi.

Secondo la sua definizione, un evento classificabile come cigno nero non solo è imprevedibile, raro e inaspettato, ma, dichiara lo stesso Taleb, “…ha un impatto enorme. In terzo luogo, nonostante il suo carattere di evento isolato, la natura umana ci spinge a elaborare a posteriori giustificazioni della sua comparsa, per renderlo spiegabile e prevedibile”.

Chi ha previsto i social network

Il primo pensiero va a George Orwell e il suo romanzo 1984, col grande fratello che osserva tutti, annullando ogni privacy. Sempre a Orwell potremmo attribuire l’aver previsto l’avvento dell’era della post verità.

Qualcuno attribuisce a Mark Twain la previsione su internet. Egli infatti, in un racconto del 1898, From The ‘London Times’ of 1904, descrive il telettroscopio, un apparecchio le cui funzionalità sembrerebbero proprio quelle che poi ci ha regalato internet (anche se per alcuni critici in realtà il telettroscopio somiglierebbe di più a un “semplice” videotelefono).

L’idea di aver abbozzato una versione grezza di internet è invece attribuita da alcuni ad Arthur C. Clarke (nel racconto La sentinella e nel romanzo 2001: Odissea nello spazio), da altri a William Gibson, autore di Neuromancer, da altri ancora alla serie tv britannica Dr. Who o a Douglas Adams con la sua Guida galattica per gli autostoppisti.

La verità è che in nessuna di quelle opere (o in altre simili) c’è una descrizione puntuale di internet, anche se ne vengono descritti o anticipati alcuni aspetti o usi.

Nonostante non ci sia una esplicita e chiara paternità letteraria di internet, il web e i social network, ci sono alcune previsioni isolate che, prese insieme, colpiscono per la loro aderenza alla nostra quotidianità. Vediamone alcune insieme.

L’iPad in Odissea nello spazio
1968 – Arthur C. Clarke – Odissea nello spazio. – Vi basta uno spezzone del film? Guardate bene con cosa si informano i due astronauti…

Le videochiamate nel 1911
1911 – Hugo Gernsback – Ralph 124c 41+ – Al papà della fantascienza (i premi Hugo vengono assegnati ogni anno un suo onore) si può attribuire la paternità delle videochiamate come le conosciamo oggi.

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Assistenti digitali (Alexa, Google Home)

1950 – La savana – Ray Bradbury – In questo inquietante racconto le previsioni sono due. Già, perché La famiglia Hadley vive in una casa completamente automatizzata, che ubbidisce ai comandi vocali. Ha ispirato successivamente il film per la tv “Pat, la mamma virtuale” (Smart house) prodotto nel 1999 da Disney, e che si concentra su questo tema. Ma una stanza della casa, la nursery, è anche una predizione della realtà virtuale piuttosto inquietante.

Telefonini e smartwatches in Star Trek…

1966 – Star Trek – Gene Roddenberry – Nella serie, i comunicatori personali sono una anticipazione chiara dei moderni smartphone. Nei primi due film i dispositivi usati, invece di essere tenuti in mano vengono indossati al polso, come gli odierni smartwatch.

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…e anche le stampanti 3D

1966 – Star Trek – Gene Roddenberry – Forse varrebbe la pena dedicare un post esclusivamente a StarTrek, data la quantità di previsioni contenute nella serie. A noi, il replicatore che permette di ricreare qualsiasi cosa presente nel database, partendo da energia pura o materia grezza,  fa venire in mente le stampanti 3D.

Air Touch Technology

1958 – Minority report – P-K.Dick – Nel film, di cui vi proponiamo uno spezzone, si descrive un tipo di interfaccia che oggi è quasi realtà, basta guardare il secondo filmato.

Riconoscimento facciale per il marketing

1958 – Minority report – P-K.Dick – Stesso film, stesso romanzo, ma si tratta di pubblicità mirata. Non più per via di cookies, pixel o altri sistemi ma attraverso il riconoscimento facciale, una tecnologia già disponibile sia per sbloccare i propri dispositivi che, a distanza, come in Cina, per identificare le persone tra la folla.

Big data

1951 – Fondazione – Isaac Asimov – Di previsioni Asimov ne ha fatte tante. Era infatti un autore di fantascienza ma anche un divulgatore scientifico, molto attento a nuove scoperte e sviluppi tecnologici. Nel ciclo dedicato alla fondazione, sette libri scritti tra il 1951 e il 1988, uno di personaggi principali (Hari Seldon) è uno psicostoriografo.

La Psicostrografia, secondo Asimov, è quella scienza che permette di predire il comportamento di un grande gruppo di persone quando modelli statistici applicati alla psicologi dei gruppo e ai dati storici. I presupposti alla base di questa scienza sono che il gruppo su cui si raccolgono i dati sia molto numeroso, che dati stessi debbano essere molti dettagliati e che la tecnologia per elaborare questa grande massa di dati sia disponibile. Non sembra tanto la scienza dei Big Data?

Chi aveva previsto davvero i social network

Il primato è conteso e molto discusso online tra i fan della fantascienza. C’è chi attribuisce ad Asimov l’aver previsto sia i social network che Wikipedia, altri attribuiscono la stessa previsione (più Youtube) a J.G.Ballard, che nel 1987 rilasciò una intervista in cui affermava: “Ogni casa sarà trasformata in un proprio studio televisivo. Saremo tutti contemporaneamente attori, registi e sceneggiatori nella nostra soap opera. Le persone inizieranno a riprendere se stesse. Diventeranno i loro programmi TV”.

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A sorpresa però, sembrerebbe che il primato possa essere attribuito ad un italiano. Nel 1977 infatti, Giorgio De Maria pubblica il suo romanzo “Le venti giornate di Torino”.

Un romanzo strano, inquietante in cui un investigatore cerca di scoprire la verità su un evento di dieci anni prima: a Torino ci sarebbe infatti una “biblioteca” in cui sono contenuti testi elaborati dalle persone, che rivelano i loro pensieri e segreti più intimi e profondi, condividendoli con gli altri così come ogni giorno facciamo su Facebook e gli altri social network.