Startup

Helbiz è l’Airbnb delle auto e conferma che la sharing economy è ancora in crescita

Si tratta di una piattaforma peer-to-peer per il noleggio di veicoli tra privati, che riafferma il concetto dell'economia circolare abbinandola stavolta alla blockchain

La sharing economy è in costante crescita e continuerà ad aumentare i suoi numeri nei prossimi anni, con oltre 200 piattaforme operative in Italia e un giro d’affari stimato di oltre i 3,5 miliardi.

L’avanzamento verso un sistema di economia circolare ha portato all’affermazione di alcuni colossi mondiali della sharing economy come Uber, BlaBlaCar e Airbnb. Ed è da qui che parte anche Helbiz, una piattaforma peer-to-peer per il noleggio di veicoli tra privati che mettono a disposizione di tutte le persone iscritte la propria auto.

Dall’affitto della casa al noleggio della bicicletta, dal ristorante casalingo al servizio di consegna, ora con Helbiz  arriva anche la possibilità di condividere la propria auto con altre persone.

LEGGI ANCHE: Ascesa e declino di Mosaicoon, la (ex) startup che voleva fare la Sicilian Valley

helbiz sharing economy 2

Una nuova formula per il car sharing

Che il car sharing funzioni non ci sono dubbi. Ma se al car sharing si abbina anche la tecnologia blockchain, allora il progetto può diventare interessante e innovativo.

L’idea è Made in Italy: è stato Salvatore Palella, CEO e fondatore di Helbiz, ad ideare una piattaforma con criptovaluta per abilitare il noleggio di vetture fra privati. Al momento pare sia già superato il miliardo di capitalizzazione.

Quella di Pelella somiglia alle tante storie di giovani startupper:  trent’anni, siciliano originario di Acireale,  vive da due anni negli Stati Uniti e narra di aver avuto l’idea di Helbiz dopo essere rientrato a casa dopo lunghi periodi all’estero e aver visto la sua auto in garage ricoperta di polvere perché inutilizzata. Perché non mettere quindi la proprio automobile a disposizione della collettività quando non serve?

Come in tutte le migliori tradizioni di racconti di startup, da questa domanda è nato un business che ora punta a rivoluzionare la mobilità con un’idea semplice: trasformare il noleggio auto in un patto fra privati.

Il progetto somiglia molto a quanto di Airbnb con le case, Uber con i taxi, BlaBlaCar per la mobilità,  Lufax per i prestiti finanziari, e tutte le altre iniziative legate alla sharing economy. Ma la differenza sta nella criptovaluta, l’Helbiz Coin. La piattaforma infatti è alimentata da una criptovaluta a garanzia delle transazioni e della trasparenza dei processi.

Non ci sono intermediari: si accede a un’applicazione sul telefono, si imposta il periodo in cui si desidera noleggiare la vettura, si sceglie un’auto fra quelle messe a disposizione da altri utenti e ci si accorda. Il pagamento avverrà in automatico attraverso un borsellino digitale.

Ma chi controlla che sia tutto in regola? Ci pensa appunto la tecnologia blockchain, sia sui processi di pagamento, sia su quelli di tipo burocratico. In sostanza Helbiz è collocata su una piattaforma aperta (Helbiz Mobility System) che si basa sulla Blockchain Ethereum e alimentata da un token nativo, l’Helbiz Coin.

LEGGI ANCHE: Le cose più strane che oggi la sharing economy ti permette di condividere

helbiz startup

Sharing economy: i dati sono in crescita

Nell’era della rivoluzione digitale, la sharing economy ha trovato terreno fertile per espandersi. Il web ha aperto strade inesistenti, permettendo alle persone di scambiare e vendere beni e servizi tra loro, rompendo gli schemi tradizionali dell’economia.

L’Università di Pavia ha di recente pubblicato una ricerca in cui viene calcolato un giro d’affari di 3,5 miliardi di euro generato in Italia dalla sharing economy, con prospettive di crescita fino a 25 miliardi al 2025. Invece a livello europeo, PwC calcola che sempre nel 2025 le transazioni raggiungeranno i 570 miliardi di controvalore, contando solamente i cinque principali settori: finanza, alloggi, trasporti, servizi domestici e servizi professionali.

L’economia è in crescita, e se cresce è anche merito dei nuovi modelli di condivisione di beni e servizi!