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Chip sottopelle, nanotecnologia e protesi Hi-tech non ci trasformeranno in cyborg ma in Umani Aumentati

La tecnologia trasforma il nostro mondo e anche noi stessi: come sta cambiando l’essere umano

Siamo tutti cyborg, o quasi. Meglio possiamo dire di essere Augmented Humans, umani aumentati. Come per la realtà aumentata, la tecnologia permette di andare oltre i confini che la natura ci impone.

Come siamo diventati Cyborg?

Usiamo già la tecnologia per ampliare i nostri sensi (l’esempio più classico sono gli occhiali da vista, ma pensiamo ai dispositivi per chi non gode di un udito ottimale), aumentare la portata delle nostre azioni e vivere una vita migliore (o continuare ad averla!). Questo ci rende già, in un certo senso, cyborg? Secondo alcuni no: l’impatto tecnologico sul corpo deve essere tanto significativo da sostituire alcune funzioni base dell’organismo.

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Se consideriamo la stretta definizione del vocabolario, un essere umano a cui siano stati trapiantati organi o membra sintetiche è un cyborg. Rientrano con certezza, in questa definizione,  tutti coloro che hanno un pacemaker, per esempio, o una protesi al posto della gamba o del braccio. 

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Torniamo quindi all’apparecchio acustico: a voler essere pignoli, quest’ultimo genere di protesi non è trapiantata o impiantata, ma è indossata. Usando una parola ora di moda, potremmo dire che sia un dispositivo wearable. Possiamo considerare questo lo spartiacque per distinguere un cyborg da un “semplice umano”, cioè la mobilità dell’innesto?

L’espressione “Augmented Human” rende meglio l’idea dell’uomo che, grazie alla tecnologia che indossa o che è stata impiantata nel suo corpo, riesce ad abbattere limiti tipici della natura umana o, perché no, recuperarne alcune funzioni deteriorate con l’avanzare dell’età.

 

Anche gli smartphone diventano oggi naturali estensioni delle nostre braccia. Mani speciali con le quali collegarsi alla rete e tool indispensabili per farci vedere anche da occhi distanti. Grazie a essi, siamo tutti un po’ “aumentati”.

Cos’è l’umanità aumentata

L’umanità aumentata è una disciplina e oggetto di studio da qualche anno: si terrà infatti a marzo del 2019 in Francia, la decima conferenza mondiale sull’argomento. 

Ogni contributo scientifico che aumenti le capacità umane attraverso la tecnologia per migliorare il benessere della persona e le sue esperienze rientra nell’area di interesse di questa disciplina: bionica e biomeccanica,  interfacce muscolari e interfacce impiantate, esoscheletri e sostituzione o fusione sensoriale.

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Ad esempio, pensiamo a quante potrebbe essere le applicazioni delle ricerche sugli smart glasses in relazione allo sviluppo dei tessuti intelligenti,  che possano essere usati come interfacce o cambiare caratteristiche grazie alle biotecnologie per adattarsi al contesto ambientale. In questo video alcuni designer immaginano proprio questi sviluppi.

Quali tecnologie possiamo già usare per diventare cyborg?

L’elenco delle tecnologie già in uso e che possiamo adottare per renderci degli esseri umani aumentati e speciali è essere molto lungo. Probabilmente faticheremmo a considerare alcune di queste applicazioni come in grado di aumentare i nostri sensi, ma rientrano completamente nella definizione che abbiamo dato: tecnologie che rendono migliore la vita di un essere umano o ne aumentano le capacità.

  • chirurgia laser degli occhi
  • protesi acustiche
  • polmoni artificiali
  • esoscheletri (ad uso militare)
  • sintetizzatori vocali
  • protesi robotiche di arti
  • intelligenza artificiale
  • nanotecnologie per la diagnosi e cura di tumori o infezioni batteriche o virali.

L’uomo bionico non è più fantascienza.

Quali sono i rischi di diventare cyborg

Oltre ai rischi individuali che comporta qualsiasi procedura medica, c’è il rischio, per la nostra specie, di interferire nel corso naturale della evoluzione al punto di fermarla invece che accelerarla come desiderano i sostenitori dell’umanità aumentata. Se queste tecnologie migliorative fossero disponibili per tutti e a larga scala, il problema della sovrappopolazione del nostro pianeta e la scarsità delle sue risorse diventerebbe il nuovo nemico da sconfiggere in tempi brevi.

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Se invece queste tecnologie fossero disponibili solo per alcuni privilegiati, si introdurrebbe un ulteriore fattore di disuguaglianza.

Quali trasformazioni sociali possano avvenire se diventare cyborg fosse una scelta di massa è quasi impossibile da prevedere. Dopotutto,qualche decennio fa non avremmo pituto prevedere nemmeno un tale assiduo utilizzo degli smartphone come estensioni del nostro corpo. E se qualcosa andasse storto?

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Sono molti i libri e i film che ci raccontano come la tecnologia possa trasformarsi in un incubo. 

Ad esempio, diventare immortali facendo un upload della propria mente in un computer potrebbe essere allettante per alcuni. Che ne pensate?

Il film Transcendence con Johnny Depp, uscito pochi anni fa, ci illustra come invece la mente dello scienziato che compie questo esperimento con successo possa trasformarsi, liberata dalle catene del corpo umano, diventando assetata di potere e ossessionata dal controllo.

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Si tratta di un film ispirato liberamente alla vita di Ray Kurzweil, che postulò la singolarità tecnologica. Lo scienziato informatico e futurologo nel suo libro “la singolarità è vicina”, pubblicato nel 2005, sostiene che nella prima metà di questo secolo il progresso e la combinazione di genetica, nanotecnologia e robotica (compresa la IA) daranno origine a questo fenomeno (la singolarità) in cui le capacità umane saranno superate dalle macchine.

C’è chi pensa che la singolarità non sarà mai raggiunta e chi, come Kurzweil, invece pone una data precisa: il 2045.

A chi critica l’idea stessa di singolarità o ne vede solo pericoli, Kurweil stesso risponde sostenendo che il progresso non può essere arrestato, e che quindi vale la pena lasciare che faccia il suo corso, predisponendo organi di controllo che si accertino affinché tutto avvenga in sicurezza. 

Cercare di imbrigliare o arrestare questo processo potrebbe favorire lo sviluppo di tecnologie pericolose a discapito di quelle benefiche che potrebbero bilanciarle o contrastarle.